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Angola-Italia: presidente Mattarella a Luanda, Roma punta a sostenere rilancio economia angolana

Roma, 05 feb 2019 17:45 - (Agenzia Nova) - Prende il via oggi la missione in Angola del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la prima di un capo dello Stato italiano in un paese sempre più strategico per la proiezione di una maggiore presenza italiana nei mercati dell'Africa sub-sahariana. Nella sua missione, che si concluderà giovedì prossimo, il capo dello Stato sarà accompagnato dal ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi. Nella giornata di domani, 6 febbraio, dopo aver deposto una corona al Memoriale di Agostinho Neto (primo presidente dell’Angola dal 1975 al 1979), Mattarella sarà ricevuto al palazzo presidenziale dal presidente angolano Joao Lourenco, mentre nel pomeriggio visiterà l’ospedale “Divina Provvidenza” e, successivamente, la Fortezza e il Museo delle Forze armate. Nella giornata di giovedì 7 febbraio, il capo dello Stato avrà in mattinata un colloquio con il presidente dell’Assemblea nazionale angolana, Fernando da Piedade Dias dos Santos, al termine del quale terrà una prolusione alla presenza dei Parlamentari riuniti in sessione solenne. Al termine dell’incontro, Mattarella farà rientro a Roma.

La visita di Mattarella è la prima di un capo dello Stato italiano in Angola e segue quella effettuata nel luglio 2015 a Roma dall’allora presidente angolano José Eduardo dos Santos. Si tratta inoltre della seconda missione di Mattarella in Africa, dopo quella effettuata nel marzo 2016 in Etiopia e Camerun. Matteo Renzi è stato il primo presidente del Consiglio a recarsi a Luanda, nel luglio 2014, seguito dal suo successore Paolo Gentiloni, nel novembre 2017. La visita di Mattarella, ha dichiarato nei giorni scorsi l’ambasciatore d’Angola in Italia, Florencio de Almeida, punta a consolidare gli storici legami, costituendo “un chiaro segnale della profonda amicizia tra i due paesi”. L’Italia, ha sottolineato l’ambasciatore, ha sempre appoggiato l’Angola nei momenti difficili ed è stato il primo paese dell’Europa occidentale a riconoscerne l’indipendenza. “Oltre ad avere eccellenti relazioni politico-diplomatiche, i due paesi hanno sempre lavorato per incrementare la cooperazione economica in vari settori. Per questo motivo, l’Angola spera nella collaborazione dell’Italia per diversificare la sua economia e ridurre la sua dipendenza dal petrolio”, ha detto de Almeida, ricordando che l’Angola è stata recentemente collocata dalla consulente dell’Exx Africa Busines Risk Intelligence nella “top five” dei paesi africani che quest’anno offrono le migliori condizioni per gli investimenti esteri.

La missione presidenziale giunge inoltre in un momento favorevole per gli imprenditori italiani che intendono investire in Angola nei settori dell’agricoltura, del turismo, dell’industria tessile, calzaturiera e della trasformazione agro-alimentare, dal momento che l’obiettivo principale del governo di Luanda è quello di diversificare l’economia del paese, allo scopo di ridurne la dipendenza dal settore petrolifero. In tal senso, le autorità di Luanda stanno lavorando per aumentare la produzione nazionale, oltre a rendere il settore imprenditoriale privato più solido e competitivo, a promuovere le esportazioni non legate al settore petrolifero e a ridurre le importazioni dei beni essenziali di consumo. A tal fine sono state applicate alcune misure per migliorare l’ambiente imprenditoriale del paese, con l’obiettivo di favorire l’investimento privato, sia nazionale che straniero. “Difendiamo un’economia diversificata, più solida e competitiva e meno vulnerabile”, ha proseguito l’ambasciatore de Almeida, ricordando la recente approvazione della nuova Legge sugli investimenti privati e, per la prima volta in Angola, della legge della concorrenza, che ha dato origine all’Autorità regolatrice della concorrenza, con la funzione di prevenire situazioni di abuso delle posizioni dominanti e di promuovere e difendere una sana concorrenza.

L’ambasciatore angolano ha assicurato che, per facilitare l’attività imprenditoriale in Angola e rendere più dinamico il settore del turismo, le autorità di Luanda stanno inoltre implementando il Visto dell’investitore straniero, una misura che contribuirà significativamente ad aumentare gli investimenti stranieri in Angola. In tal senso, nel luglio 2013 è entrato in vigore l'accordo tra Italia e Angola sulla reciproca esenzione dei visti per soggiorni di breve durata per i passaporti diplomatici e di servizio, mentre più di recente sono stati siglati due memorandum d’intesa sulla cooperazione economica e finanziaria e uno strumento giuridico sulle consultazioni politiche tra i ministeri degli Affari esteri dei due paesi. Attraverso la società italiana di Servizi assicurativi del credito estero (Sace), i due memorandum svolgono un ruolo di supporto alle esportazioni italiane in Angola, agevolando la negoziazione delle modalità assicurative e della garanzia di rischio delle vendite. L’obiettivo è quello di incrementare lo sviluppo dell’industria e dell’agricoltura. L’Italia ha riconosciuto l’indipendenza dell’Angola il 18 febbraio 1976 e il 4 giugno dello stesso anno i due paesi hanno stabilito le relazioni diplomatiche. Da quel momento, sono stati siglati diversi accordi e protocolli di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra i due paesi.

L'Angola e l'Italia vantano inoltre relazioni di amicizia e cooperazione in vari settori, come la difesa e la sicurezza internazionale, la cooperazione nelle operazioni umanitarie e di mantenimento della pace, lo sminamento e l'assistenza medica. L'Angola è attualmente il terzo partner commerciale dell’Italia in Africa sub-sahariana dopo Sudafrica e Nigeria e dal 2010 al 2014 si è assistito ad un notevole e continuo incremento dell’interscambio complessivo tra i due paesi, passato da 489,7 milioni di euro a 1,3 miliardi di euro circa (fonte: Infomercati Esteri). Tuttavia, a partire dal 2014, si è realizzato un crollo dei valori originato dal drastico calo dei valori del greggio esportato dall’Angola e determinato anche dai crescenti ostacoli incontrati dagli operatori italiani nell’ottenere il pagamento delle forniture: dagli 1,1 miliardi di euro del 2015 si è infatti passati ai 597,7 del 2016, per poi conoscere una ripresa nel 2017 (628 milioni) e nei primi sette mesi del 2018, quando la cifra è stata pari a 401,4 milioni di euro, in aumento rispetto ai 307,1 milioni dell’anno precedente.

Anche le esportazioni di beni dall'Italia verso l’Angola negli ultimi anni hanno conosciuto un netto calo: dai 398 milioni di euro nel 2014 si è infatti passati ai 258,6 milioni nel 2015 e poi ai 188,8 milioni del 2016, per poi conoscere una ripresa nel 2017 (281,9 milioni), mentre nei primi sette mesi del 2018 la cifra si è attestata a 121,6 milioni di euro, contro i 198,7 dello stesso periodo del 2017. Quanto alle importazioni italiane dall’Angola, la quota è diminuita dagli 875,9 milioni di euro del 2015 ai 408,8 milioni del 2016 ai 346,1 milioni del 2017, mentre nei primi sette mesi del 2018 la somma è stata pari a 279,8 milioni, in netto aumento rispetto ai 108,3 dello stesso periodo del 2017. I dati vanno letti tenendo in considerazione la prolungata fase di sofferenza attraversata dall'economia angolana, dovuta al crollo del prezzo del greggio in atto nel 2014. Le difficoltà di di bilancio causate dalla forte riduzione delle entrate petrolifere si sono sommate inoltre agli squilibri macro-economici dovuti alle difficoltà monetarie dovute alla scarsità di valuta estera nel paese e all’elevato differenziale fra tasso ufficiale e tasso di cambio parallelo.

Nel tentativo di ripristinare la stabilità economica del paese, il governo angolano ha effettuato di recente una svalutazione del kwanza del 45 per cento, reso più trasparente il meccanismo di allocazione valutaria e sfidato un certo numero di monopoli legati alla famiglia dell’ex presidente José Eduardo dos Santos. L’Angola, secondo produttore di petrolio in Africa dopo la Nigeria, è stato duramente colpito dal calo dei prezzi del greggio del 2014, che ha determinato una carenza di dollari e scoraggiato molti attori stranieri ad investire nel paese. Dopo il crollo registrato nel biennio precedente (-6,6 per cento nel 2016 e -2,5 per cento nel 2017), per il 2018 il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede per l’economia angolana un terzo anno consecutivo di recessione (-0,1 per cento), ben al di sotto delle previsioni del governo, che prevede una crescita del 4,9 per cento per quest'anno. Per il 2019 l’economia dovrebbe invece tornare a crescere del 3,1 per cento.

Tra le aziende italiane presenti nel paese c’è Eni, che soltanto il mese scorso ha avviato con successo un nuovo pozzo produttivo dal campo di Vandumbu, a circa 350 chilometri a nord-ovest di Luanda e a 130 chilometri a ovest di Soyo, nel West Hub del Blocco 15/06. L'avvio del pozzo VAN-102, preceduto dall'avvio della seconda pompa sottomarina multifase (Subsea Multiphase Boosting System, Smbs), è avvenuto tramite l’Unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico (Fpso) N'Goma ed ha raggiunto una performance di circa 13 mila barili. Il campo Vandumbu è stato avviato il 29 novembre 2018, con tre mesi di anticipo sui programmi, e sarà completato nel primo trimestre 2019 con l'avvio del pozzo di iniezione dell'acqua. Questo, insieme allo start up di un ulteriore pozzo produttivo nel campo di Mpungi, porterà la produzione del Blocco 15/06 a un totale di circa 170 mila barili di olio equivalente al giorno (boed), estendendo ulteriormente il plateau di produzione. Questi start-up segnano un ulteriore passo avanti nella strategia di sviluppo per fasi e per cluster che Eni ha adottato nel Blocco 15/06, e che ha permesso l'avvio di otto campi dal novembre 2014, quando è iniziata la produzione del West Hub tramite il campo di Sangos.

Il Blocco 15/06 è sviluppato da una Joint Venture formata da Eni (36,84 per cento, operatore), Sonangol P&P (36,84 per cento) e Ssi Fifteen Limited (26,32 per cento). Eni è presente in Angola dal 1980 ed attualmente ha una produzione equity di circa 150 mila boed. Anche Saipem è presente in Angola dall'inizio degli anni Ottanta attraverso diverse joint venture e società controllate locali. Saipem è presente a Luanda (sede principale), Soyo e Ambriz (due cantieri di fabbricazione) e a Malongo (officina usata per la costruzione di jacket e deck). Saipem è inoltre presente nel paese tramite Petromar Lda (per opere offshore e onshore, manutenzione, modifiche e attività operative), Tcpi (per attività E&I), Kwanda Lda (per base logistica, magazzino, officine, aree di stoccaggio), Sagio Lda (per azionamento e manutenzione Fpso), Dwet (per servizi ingegneristici e di gestione dei progetti), Saipem sa Angola Brach (per attività offshore e onshore) e Saipem Luxembourg Angola Branches (per attività di perforazione e Fpso). (Res)
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