MESSICO
 
Messico: governo apprezza rapporto Usa su impatto positivo da nuovo accordo commerciale
Città del Messico, 19 apr 10:06 - (Agenzia Nova) - Il sottosegretario agli Esteri del Messico, Jesus Seade, ha sottolineato in positivo il rapporto prodotto giovedì dalla United states international trade commissione (Usitc), agenzia federale di consulenza a parlamento e governo Usa, Sul nuovo accordo commerciale dei paesi dell'America del nord (United States-Mexico-Acanada Agreement, Usmca). Il rapporto segnala che il nuovo strumento "avrà un impatto dello 0,35 per cento sul pil degli Usa. Le regole di origine del settore sutomotive porteranno più investimenti e impiego, con maggiore dinamismo per l'America del nord", ha scritto Seade in un messaggio sul suo profilo Twitter. "Buone notizie per il processo di ratifica dell'Usmca", ha aggiunto il funzionario, protagonista dello scatto finale dei negoziati chiusi nel 2018. Nel rapporto diffuso nella giornata di giovedì, l'Usitc ritiene che la "piena applicazione" del trattato firmato il 30 novembre 2018 e in attesa di ratifica parlamentare possa garantire "un impatto positivo sul prodotto interno lordo e l'occupazione negli Usa". Gli elementi più virtuosi del nuovo accordo, si legge nella nota di sintesi pubblicata sul sito dell'agenzia, sono l'aver ridotto "incertezze sul commercio digitale" e il varo di "alcune nuove regole d'origine applicate al settore delle automobili".

Quest'ultimo capitolo, tra quelli che hanno maggiormente impegnato i negoziatori, garantirà maggiore presenza di elementi locali nei componenti per auto. Si prevede un incremento nella produzione statunitense di macchine e componenti, ma anche un piccolo aumento dei prezzi e un calo nel consumo dei veicoli. Quanto alle nuove norme sul commercio digitale, si stimano impatti positivi "su un ampio spettro di attività". Il nuovo apparato di regole per risolvere le controversie commerciali potrebbe d'altro canto ridurre leggermente gli investimenti Usa in Messico e aumentarli in patria. Il grosso delle tariffe doganali sui beni era stato già tagliato dal "vecchio" Nafta, fa notare l'agenzia segnalando come virtuose altre novità "non tariffarie" come le novità sui diritti dei lavoratori, l'armonizzazione delle normative nazionali, gli incentivi a non elevare altre barriere in futuro.

Numeri alla mano, il rapporto prevede con l'applicazione dell'Usmca un incremento del prodotto interno lordo degli Usa pari a 68,2 miliardi, lo 0,35 per cento in più, e un aumento dell'occupazione fino a 176.000 posi di lavoro (0,12 per cento). Si prevede in aumento, al tempo stesso, il flusso commerciale con i paesi partner: 19,1 miliardi di dollari di esportazioni in più con il Messico (5,9 per cento) e 14,2 miliardi di dollari in più con il Canada (6,7 per cento). Le importazioni al Canada aumenteranno di 1,9 miliardi di dollari (5,9 per cento) e di 12,4 miliardi di dollari dal Messico (3,8 per cento). Un impatto positivo che secondo l'Usitc si dovrebbe riversare su "tutti i settori industriali".

Il nuovo strumento commerciale - che in Messico viene chiamato anche con l'acronimo "T-Mec" - attende il via libera dal Congresso Usa. Un processo sul quale gravano alcune incognite. A inizio aprile la presidente della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi, aveva avvertito che non avrebbe inserito nel calendario parlamentare la ratifica dell'Usmca fino a quando il Messico non avesse approvato una riforma organica del lavoro, proprio per adeguarsi ai contenut del nuovo trattato. E nei giorni successivi era stato il presidente Donald Trump, rilanciando la polemica sul mancato controllo dei migranti, a minacciare un nuovo negoziato sul trattato. Parole cui il presidente messicano Lopez Obrador rispondeva "tranquillizzando" gli investitori. "La relazione con gli Stati Uniti è molto buona, il trattato di libero commercio si ratificherà, non c'è nessun problema economico o finanziario", spiegava.

La riforma del lavoro in Messico riceveva il primo via libera dalla Camera dei deputati a metà aprile. Il testo, che deve ora essere approvato dal Senato, incide su tre importanti profili: la riforma costituzionale in materia di giustizia del lavoro, la ratifica della Convenzione 98 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e lo stesso via libera al capitolo lavorativo del nuovo trattato dei paesi dell'America del nord. In generale, la riforma punta a introdurre maggiori tutele per i lavoratori, regole certe per le attività dei sindacati e meccanismi per garantire la rappresentanza dei lavoratori. In particolare, la riforma crea il "Centro federale di conciliazione e registro del lavoro" che, sostituendo le vecchie arbitrali, garantirà il passaggio delle cause di lavoro ai tribunali ordinari, istituti presso cui verranno anche depositati i contratti collettivi. La nuova normativa fissa inoltre regole certe per la selezione di leader sindacali, con sistemi di voto personale, libero, diretto e segreto. Un percorso che, sottolineano i media locali, dovrà aiutare anche a mettere fine al fenomeno del cosiddetto "sindicato blanco", organizzazione che risponde più agli interessi del datore di lavoro. Infine renderà possibile al lavoratore anche la tutela individuale dei propri diritti, facendo sì che nessuno possa essere oggetto di rappresaglia se non si iscrive a una sigla sindacale.

I principali contenuti del testo sono stati ampiamente diffusi sui media. Il tema da sempre considerato il più spinoso nella trattativa riguarda le regole d'origine per le componenti delle automobili da vendere senza oneri doganali. Washington - sollevando forti resistenze nei produttori messicani e canadesi - aveva chiesto di portare la percentuale di pezzi prodotti nel continente dal 62,5 all'82, fissando un minimo del 50 per cento di pezzi prodotti in Usa. L'intesa è maturata sulla quota del 75 per cento, con un impegno ad aumentare la parte statunitense. A questa condizione si aggiunge l'obbligo che il 40-45 per cento delle auto (a seconda del modello) venga prodotto da manodopera pagata non meno di 16 dollari all'ora, un paletto con cui dovrà misurarsi soprattutto il comparto produttivo messicano.

Il capitolo della soluzione delle controversie sembra essere stato quello che più ha impegnato i negoziatori di Ottawa e Washington. Al termine di quello che le cronache hanno descritto come un estenuante braccio di ferro, le parti hanno deciso di non cambiare i meccanismi esistenti per regolare le controversie sull'interpretazione e l'applicazione del vecchio Nafta. In particolare, rimane fermo il testo dell'articolo 19, quello diretto a risolvere i possibili sospetti di dumping. Il capitolo consente a ciascuno degli stati membri di appellarsi ad una giuria indipendente nel caso in cui ritengano di essere stati discriminati o danneggiati economicamente da una delle altre nazioni dell'accordo. Clausola che gli Stati Uniti hanno a lungo sostenuto fosse lesiva della loro sovranità nazionale. Diversa la sorte del capitolo 11, quello che disciplina le controversie tra paesi e investitori esteri: cade totalmente tra Canada e Usa, rimane valido per il Messico ma solo in alcuni settori chiave come petrolio, gas, infrastruttura e tlc.

Per quanto riguarda il settore dei prodotti caseari, spina nel fianco nei negoziati Canada-Stati Uniti, Washington è riuscita a ottenere un maggiore accesso al mercato canadese, superiore al 3,3 per cento concesso dal Canada nell'ambito del Partenariato Trans-Pacifico (Tpp). Ottawa manterrà gli elevati dazi su latticini e derivati (anche oltre il 200 per cento), ma le parti progressivamente faranno scendere quelli su due soli prodotti, siero e margarina. Il Messico ha messo in salvo la proprietà "diretta, inalienabile e imprescrittibile" delle risorse naturali, a partire dagli idrocarburi. Un risultato che si è intestato il presidente Lopez Obrador, presente nell'ultima fase delle trattative tramite il suo negoziatore, Jesus Seade. L'attuale governo messicano è fortemente critico nei confronti della riforma energetica del 2014, strumento che rompe dopo decenni il monopolio della compagnia statale Pemex aprendo alla partecipazione di capitale straniero e privato nel comparto e che potrebbe essere rivisto nella prossima legislatura. È stato "messo l'accento sulla difesa della sovranità" del Messico nel decidere "uso e destino finale" delle proprie risorse naturali, aveva commentato Lopez Obrador.

Dal testo finale esce di scena la cosiddetta clausola "sunset", condizione chiesta a lungo dagli states, con cui l'accordo avrebbe avuto una durata di cinque anni. L'intesa raggiunta prevede invece che passati sei anni si procederà a un negoziato per il suo aggiornamento. In caso di esito negativo, le trattative potranno estendersi per un anno e nell'ulteriore evenienza che non si trovi l'intesa il trattato sopravviverà comunque fino al sedicesimo anno "di vita". Messico e Canada hanno poi dovuto aumentare le quantità a partire dalle quali possono applicare dazi a prodotti acquistati dai paesi vicini. Il Messico le ha innalzate da 50 a 100 dollari, il Canada li ha portati sino a 117 dollari.

Le parti hanno proibito l'applicazione di diritti doganali e altre misure discriminatorie su prodotti digitali distribuiti per via elettronica, come libri, video, musica, programmi o videogiochi. Inoltre hanno assicurato la possibilità di trasferire dati attraverso le frontiere riducendo al minimo le restrizioni su dove si possano archiviare e trattare. Gli Usa ottengono inoltre che i diritti di proprietà intellettuale rimarranno validi fino a 70 anni dopo la morte dell'autore.

In parallelo all'accordo si è disciplinata anche un'altra questione calda dei rapporti commerciali, quella legata alla minaccia della Casa Bianca di imporre dazi all'ingresso delle automobili, misura presentata come di salvaguardia della sicurezza nazionale. Il negoziato garantisce a Messico e Canada una sostanziale copertura dal rischio: gli Usa non imporranno dazi per i "primi" 2,6 milioni di vetture importate annualmente dai paesi vicini. Tanto per il Messico quanto per il Canada la cifra supera di circa il 40 per cento la quota di vetture vendute all'anno. Il che significa che nel caso Washington decidesse di elevare le misure al resto del mondo, i due paesi nordamericani potrebbero godere, almeno per un paio di anni, di una condizione favorevole. (Mec)
 
 
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..