MYANMAR
 
Myanmar: il governo si attiva per far fronte al pessimismo degli investitori stranieri
 
 
Naypyidaw, 17 dic 2018 12:39 - (Agenzia Nova) - Il governo del Myanmar ha ripreso mano al processo di riforma economica, che due anni dopo la transizione democratica del paese aveva subito una sostanziale battuta d’arresto. Intimorito dalla prospettiva di una perdita dell’accesso preferenziale ai mercati dell’Unione europea, Naypyidaw appare decisa a attirare gli investitori internazionali, intimoriti dalle accuse di violazioni dei diritti umani mosse a quel paese per le violenze ai danni dei musulmani rohingya, e soprattutto dal minore entusiasmo per le prospettive di crescita dell’economia birmana. Nelle scorse settimana il governo birmano ha annunciato un allentamento delle restrizioni alle operazioni delle banche estere, e l’istituzione di un nuovo ministero incaricato di supervisionare gli investimenti stranieri e ripristinare la fiducia degli investitori.

Il governo birmano esprime così la consapevolezza del clima di incertezza economica che grava sul paese. All’inizio di dicembre, ad esempio, la capitale economica del paese, Yangon, ha ospitato una fiera campionaria per il settore della manifattura tessile e dell’automazione per quel settore. I prodotti tessili sono una voce importante dell’export del Myanmar, che può contare su un costo della manodopera inferiore a quello dei paesi vicini. Diversi imprenditori del settore presenti all’evento, però, hanno ribadito le medesime rimostranze mosse all’indirizzo di Naypyidaw sin dallo scorso anno: i piani per l’avvio di attività nel paese faticano a concretizzarsi a causa dei ritardi nell’attuazione delle riforme promesse dal governo, oltre “alla questione dei rohingya e all’aumento dei salari”: il governo birmano, infatti, ha recentemente aumentato il salario minimo nazionale.

Stando ai dati ufficiali diffusi dal governo birmano, tra aprile 2017 e febbraio di quest’anno gli investimenti diretti esteri nel Myanmar sono ammontati a 5,3 miliardi di dollari. Il dato relativo ai 12 mesi sino a marzo 2018, però, è stato inferiore ai 6,6 miliardi di dollari dell’anno precedente, segnando il secondo calo annuo consecutivo. La perdita di interesse da parte delle aziende straniere ha innescato un calo degli affitti nei quartieri commerciali di Yangon, circa il 31 per cento in meno tra il 2013 e il 2017. Il precedente governo birmano, guidato da Thein Sein, era riuscito ad attrarre investimenti stranieri, ad esempio tramite lo sviluppo congiunto della Zona economica speciale di Thilawa con soggetti pubblici e privati giapponesi. L’attuale governo ha proposto un piano di riforme in 12 punti, che però non si sono concretizzati.

Due anni e mezzo dopo l’insediamento di Aung San Suu Kyi come leader di fatto del Myanmar, l’entusiasmo per le prospettive di crescita dell’economia che ha accompagnato la transizione democratica del paese è pressoché svanita. Gli ostacoli burocratici hanno impedito l’accesso di aziende e investitori stranieri a un mercato di 50 milioni di persone dalle prospettive di crescita ritenute inizialmente promettenti, e la persecuzione dei musulmani rohingya è valsa a Naypyidaw la condanna quasi unanime della comunità internazionale. Tra gli attori economici stranieri si è gradualmente diffuso un pessimismo crescente: il 46 per cento delle aziende europee che operano a Myanmar ritiene che le condizioni economiche stiano peggiorando, stando a un sondaggio effettuato tra settembre e ottobre scorsi dalla Camera di commercio europea a Myanmar. Il dato segna il secondo peggioramento annuo consecutivo del clima di fiducia delle imprese Ue attive in quel paese.

Gli ultimi dati forniti dal governo riferiscono che nei primi 10 mesi di quest’anno sono stati approvati investimenti stranieri per 3,1 miliardi di dollari: ben il 60 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha rivisto bruscamente al ribasso le proiezioni di crescita per il 12 mesi sino a settembre 2019, dal 7 al 6,4 per cento. Di fronte a questo scenario negativo, il governo si è però attivato per dare nuovo impulso alle riforme, anche nel tentativo di compensare gli effetti negativi della crisi dei musulmani rohingya. A metà novembre il governo ha istituito il ministero per gli Investimenti e le relazioni economiche estere, incaricato di promuovere gli investimenti nel paese. U Thaung Tun, uno dei principali collaboratori del consigliere di Stato Suu Kyi e presidente della Commissione per gli investimenti del Myanmar, responsabile dell’approvazione dei progetti di investimento estero nel paese, è stato posto alla guida del nuovo dicastero.

Sempre il mese scorso, la Banca centrale di Myanmar ha autorizzato le banche straniere già attive nel paese di offrire servizi finanziari alle aziende locali, inclusi prestiti e rimesse. Tuttavia, dal momento che molte aziende birmane hanno un profilo di rischio del credito negativo, è difficile che la nuova politica della banca centrale possa produrre risultati in tempi rapidi. Sean Turnell, economista consulente del Consigliere di Stato Suu Kyi, si dice comunque fiducioso che la modernizzazione del sistema finanziario di Myanmar possa accelerare, una volta che le aziende locali avranno adottato una maggiore trasparenza finanziaria e che le transazioni inter-bancarie vadano affermandosi.

Le recenti iniziative adottate dall'Unione europea in risposta alla crisi dei musulmani rohingya hanno trasmesso al governo birmano un ulteriore senso di urgenza. Il Consiglio dell'Unione europea ha adottato questo mese le conclusioni sulla situazione in Myanmar. Il Consiglio ha espresso profonda preoccupazione per i risultati della missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, secondo cui sono state commesse gravi violazioni dei diritti umani negli Stati del Kachin, di Rakhine e dello Shan, in particolare ad opera delle Forze armate birmane. L'Unione europea ha chiesto ripetutamente che i responsabili di tali reati rispondano dei loro atti. Il Consiglio ha sottolineato che dovrebbe essere creato un meccanismo indipendente per procedere a ulteriori indagini e istruire procedimenti penali indipendenti ed equi, nel pieno riconoscimento della competenza giurisdizionale della Corte penale internazionale.

Il Consiglio ha comunicato che intende adottare ulteriori misure restrittive nei confronti di alti ufficiali delle forze armate e della polizia di frontiera responsabili di violazioni dei diritti umani, e ha assunto l'impegno di riesaminare costantemente l'elenco delle misure restrittive. Ricordando le sue conclusioni del 26 febbraio 2018, il Consiglio ha ribadito l'invito rivolto al governo del Myanmar ad adottare senza ulteriore indugio provvedimenti significativi e a realizzare progressi per affrontare le questioni del principio di responsabilità e dell'accesso dell'Onu e delle agenzie umanitarie agli Stati del Kachin, di Rakhine e dello Shan, nonché a creare le condizioni per un ritorno volontario, sicuro e dignitoso degli sfollati nei loro luoghi d'origine. Il Consiglio ha evidenziato positivamente la cooperazione estesa, fino ad oggi, all'inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite e ha riaffermato il suo fermo e costante impegno a sostegno della transizione democratica, del processo di pace e riconciliazione nazionale, nonché dello sviluppo socioeconomico inclusivo del paese. Lo scorso ottobre il commissario europeo per il Commercio, Cecilia Malmstrom, ha avvertito che sia la Cambogia che il Myanmar rischiano di veder revocato il loro accesso privilegiato ai mercati dell'Unione, causa delle violazioni dei diritti politici e civili da parte del governo di Phnom Penh, e delle violenze ai danni dei rohingya nel Myanmar. (Inn)
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