CINA-INDIA
 
Cina-India: ministro esteri cinese Wang, “ci prepariamo per prossimo vertice leader”
Nuova Delhi, 19 apr 16:18 - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi, in una conferenza stampa tenuta oggi in vista del forum sulla Nuova via della seta o Belt and Road Initiative (Bri), che Pechino ospiterà dal 25 al 27 aprile, ha esortato l’India ad abbandonare la sua opposizione al progetto del Corridoio economico Cina-Pakistan (Cpec) e ha manifestato la disponibilità cinese a un nuovo vertice sino-indiano, dopo quello di un anno fa a Wuhan tra il presidente Xi Jinping e il primo ministro Narendra Modi. Wang ha sottolineato che quell’incontro è stato molto proficuo: “In particolare i leader hanno stabilito una fiducia reciproca e pianificato insieme il futuro del miglioramento e del rafforzamento delle relazioni”. “Dopo il summit di Wuhan, vediamo progressi in tutte le aree tra i due paesi e abbiamo brillanti prospettive per questa relazione. Ci stiamo preparando per il prossimo vertice dei leader”, ha aggiunto.

L’India sarà assente al forum, al quale interverranno i rappresentanti di 150 paesi. Secondo fonti ascoltate dall’agenzia di stampa indiana “Press Trust of India” (Pti), Pechino non ha inviato un invito ufficiale a Nuova Delhi né a livello di leadership né ministeriale, mentre nel 2017 erano stati mandati inviti per sei eventi collaterali. Il mese scorso l’ambasciatore dell’India a Pechino, Vikram Misri, in un’intervista al “Global Times”, la testata dedicata agli affari internazionali prodotta dal “Quotidiano del popolo”, organo del Partito comunista cinese, ha ribadito la preoccupazione indiana per il Corridoio sino-pakistano, a causa del passaggio nel territorio kashmiro, da decenni oggetto di contesa tra India e Pakistan. Un altro motivo di preoccupazione per l’India è la concessione alla Cina per 99 anni del porto di Hambantota, nello Sri Lanka.

Wang ha osservato che la Cina e l’India, oltre a essere paesi vicini, sono due grandi potenze e che “è naturale avere delle divergenze”. “Una delle differenze è il modo in cui consideriamo la Bri”, ha ammesso il responsabile della diplomazia cinese. “La parte indiana ha le sue preoccupazioni. Noi lo comprendiamo ed ecco perché abbiamo affermato chiaramente in molte occasioni che la Bri, Cpec compreso, è solo un’iniziativa economica, non è diretta contro alcun paese terzo e non ha nulla a che vedere con la sovranità e le dispute territoriali”, ha proseguito. “L’India ha la sua posizione di fondo su queste dispute. La nostra cooperazione non pregiudica la posizione di alcuna parte su tali questioni”, ha concluso Wang.

Il vertice informale di Wuhan dell’aprile 2018, seguito da diversi colloqui a margine di altri eventi, ha inaugurato una nuova stagione di dialogo tra Cina e India. Nella città cinese non sono stati firmati né una dichiarazione congiunta né documenti di cooperazione. Secondo un comunicato di Nuova Delhi, comunque, Modi e Xi “hanno deciso di rafforzare la Closer Development Partnership a vantaggio di entrambe le parti e in maniera sostenibile, con l’obiettivo della modernizzazione nazionale e di una maggiore prosperità per i loro popoli” e “hanno concordato di intensificare gli sforzi per costruire sulla base delle convergenze attraverso i meccanismi stabiliti al fine di creare la più ampia piattaforma possibile per la futura relazione”.

Inoltre, i due leader hanno “trasmesso un orientamento strategico ai rispettivi vertici militari per potenziare la comunicazione allo scopo di costruire fiducia e comprensione reciproca e aumentare la prevedibilità e l’efficacia della gestione delle questioni di frontiera”; si sono trovati d‘accordo sulla “necessità di rafforzare la comunicazione strategica attraverso più frequenti consultazioni sulle materie di comune interesse” e hanno ribadito “l’importanza di costruire un ordine economico globale aperto, multipolare, pluralista e partecipativo”. Tra le sfide globali vengono citate il cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile, la sicurezza alimentare, la lotta alle malattie, la digitalizzazione, il terrorismo ma anche la riforma delle istituzioni multilaterali finanziarie e politiche, affinché siano “rispondenti alle esigenze dei paesi in via di sviluppo”.

L’avanzamento delle relazioni sino-indiane si è tradotto in diverse iniziative. Come prima conseguenza dell’impegno preso a migliorare la comunicazione strategica, compresa quella tra i vertici militari, si sono svolte riunioni del personale di frontiera dei due paesi in diversi punti lungo la linea effettiva di controllo, la zona di confine contesa, sulla quale insistono 23 “aree di disputa”. Le parti stanno mantenendo una situazione di tranquillità dopo lo stallo del Doklam (Donglang in cinese) dell’estate del 2017, quando le truppe indiane bloccarono per 73 giorni la costruzione di una strada da parte di quelle cinesi sull’altopiano conteso tra il Bhutan, alleato dell’India, e la Cina; alla fine Nuova Delhi annunciò il ritiro delle truppe mentre Pechino sostenne che l’attività edile era volta a migliorare la vita delle truppe e dei residenti nel territorio e non a edificare un grande complesso militare come ipotizzato da parte indiana.

Le questioni relative alle aree di confine sono state poi discusse a fine agosto dai ministri della Difesa di India e Cina, rispettivamente Nirmala Sitharaman e Wei Fenghe, l’incontro più importante dopo quello tra i leader. Le parti hanno concordato di espandere l’impegno tra le forze armate relative alla formazione, alle esercitazioni congiunte e ad altre interazioni professionali; di lavorare a un nuovo protocollo d’intesa bilaterale sugli scambi e la cooperazione in materia di difesa per sostituire il memorandum firmato nel 2006; di dare attuazione alle misure di rafforzamento della fiducia e di interazione a livello operativo per assicurare il mantenimento della pace, compresa l’operatività della linea diretta tra i servizi competenti delle rispettive forze armate. A novembre Pechino ha ospitato il nono dialogo annuale India-Cina sulla difesa e la sicurezza. (Inn)
 
 
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