VENEZUELA
 
Venezuela: Cremlino, Putin preoccupato per interferenze in affari domestici del paese
 
 
Mosca, 29 mar 11:31 - (Agenzia Nova) - Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e il Consiglio di sicurezza del paese hanno espresso questa mattina la loro preoccupazione per le continue interferenze negli affari domestici del Venezuela da parte di una pluralità di paesi stranieri. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov. “Il presidente e i membri del Consiglio hanno espresso forti preoccupazioni in merito alle continue interferenze negli affari interni del Venezuela da parte di paesi stranieri. Tutto questo sta impedendo alle autorità di Caracas di prendere i provvedimenti necessari per superare la crisi in corso nel paese”, ha detto il rappresentante presidenziale.

Mosca, a sua volta, è stata accusata dagli Stati Uniti e dai loro alleati regionali di interferenze nel paese latinoamericano, dopo l'arrivo a Caracas domenica 24 marzo di 99 militari russi a bordo di due aerei che trasportavano anche 35 tonnellate di merci di vario genere. La "Russia deve andarsene", ha detto il presidente Usa Donald Trump nel corso di una conferenza stampa tenuta alla Casa Bianca, a fianco di Fabiana Rosales, moglie dell'autoproclamato presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidò. Una richiesta, quella di lasciare Caracas, che Mosca "conosce molto bene", ha detto Trump, ribadendo che per risolvere la crisi venezuelane rimangono "aperte tutte le opzioni".

La Russia, per parte sua, ha assicurato che l'arrivo di un gruppo di esperti militari russi a Caracas è stato pienamente concordato con il governo legittimo del Venezuela. "Tutto questo rientra nelle normali relazioni con il governo legittimo del Venezuela", ha detto il consigliere presidenziale russo, Juri Ushakov, durante un briefing con la stampa a Bishkek, in Kirghizistan. Questa posizione è stata confermata dall'addetto militare dell'ambasciata venezuelana a Mosca Jose Rafael Torrealba Perez, secondo cui gli esperti militari russi si trovano in Venezuela per sviluppare la cooperazione dell'industria della difesa. "Per quanto riguarda la presenza degli esperti russi, si tratta di cooperazione nel settore della difesa. E’ invece da escludersi senza alcun dubbio di una presenza militare della Russia per condurre delle operazioni militari", ha detto il consigliere presidenziale.

L'arrivo di truppe russe in Venezuela è stato condannato anche dall'Organizzazione degli stati americani (Osa), che ha definito "inammissibile" la cooperazione militare tra Mosca e Caracas. "La segreteria generale dell'Osa condanna la recente incursione militare russa in territorio venezuelano in sostegno a un governo dichiarato illegittimo", si legge in un comunicato dell'organismo panamericano. "La presenza di effettivi e mezzi militari costituisce un atto lesivo della sovranità venezuelana (...). E' inammissibile che un governo straniero abbia programmi di cooperazione militare con un regime usurpatore dichiarato illegittimo da risoluzioni e dal diritto interamericano", conclude la nota.

Da ultimo l’Unione europea ha chiesto di evitare tutte le azioni che possono aumentare la tensione in Venezuela. “La situazione in Venezuela è molto polarizzata e tesa. Tutte le azioni e i gesti che aumentano le tensioni creano solo ostacoli per una risoluzione a questa crisi che sia pacifica, democratica e gestita dai venezuelani”, ha detto ieri il portavoce della Commissione Ue Carlos Martín Ruiz de Gordejuela, parlando oggi in conferenza stampa. “L'Ue continua a lavorare per una soluzione politica, pacifica e democratica in Venezuela, anche attraverso il Gruppo di contatto internazionale”, ha aggiunto.

Il ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza, ha dal canto suo affermato che il Venezuela è libero di mantenere la cooperazione militare con i suoi alleati nel mondo. "La Repubblica bolivariana è libera di mantenere la cooperazione militare con i suoi alleati nel mondo, per rafforzare la protezione del popolo e del territorio venezuelano a fronte di qualsiasi aggressione esterna", ha scritto il ministro sul suo account Twitter. "E' cinico che un paese come gli Stati Uniti, con oltre 800 basi militari nel mondo, buona parte delle quali in America latina, e un budget militare in crescita di oltre 700 miliardi di dollari, pretenda di interferire nei programmi di cooperazione tecnico-militare tra Russia e Venezuela". Pompeo "sa bene che le uniche tensioni in Venezuela sono quelle generate dal suo governo attraverso la minaccia dell'uso della forza, il blocco economico e il ruolo diretto che Washington ha assunto nel fallito tentativo di colpo di stato", ha dichiarato Arreaza.

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio il presidente del parlamento venezuelano Juan Guaidò, 35 anni, ha prestato giuramento come capo dello Stato ad interim, nel corso di una manifestazione nazionale convocata per “ripristinare l’ordine costituzionale del paese”. Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei.

L'Unione europea ha a sua volta messo in moto un gruppo di contatto internazionale, con il sostegno del governo uruguayano, con l'obiettivo di portare il paese a elezioni presidenziali "libere, trasparenti e credibili". Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Secondo le Nazioni Unite il numero di migranti e rifugiati venezuelani nel mondo ha raggiunto i 3,4 milioni. Secondo i dati delle autorità per l’immigrazione nazionali i paesi dell’America Latina e dei Caraibi ospitano circa 2,7 milioni di venezuelani. In media, rendono noto le agenzie Onu, nel 2018 circa 5 mila persone al giorno hanno lasciato il Venezuela per fuggire alla crisi politica ed economica in corso. La Colombia è il paese ad avere accolto il maggior numero di migranti e rifugiati (1,1 milione), seguita da Perù (506 mila), Cile (288 mila), Ecuador (221 mila), Argentina (130 mila) e Brasile (96 mila). (Rum)
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