VENEZUELA
 
Venezuela: Russia, ci opporremo in ogni modo a nuove sanzioni Usa contro Cuba e Caracas
Mosca, 18 apr 10:20 - (Agenzia Nova) - La Federazione Russa si opporrà in ogni modo alle nuove sanzioni che gli Stati Uniti hanno in programma di imporre illegalmente al Venezuela e a Cuba. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Sputnik”, a cui il viceministro degli Esteri russo, Sergej Rjabkov, ha rilasciato oggi alcune dichiarazioni. “Siamo seriamente preoccupati per l’atteggiamento assunto dagli Stati Uniti nei confronti dei paesi latinoamericani. Le sanzioni che sono state imposte negli ultimi tempi sono assolutamente illegali, e ci opporremo in ogni modo possibile: Cuba e Venezuela sono i nostri alleati strategici nella regione, e faremo tutto il necessario per sostenerli”, ha affermato Rjabkov, aggiungendo di non aver ancora concordato un incontro con l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Venezuela, Elliott Abrams, per il prossimo futuro.

Il 12 aprile gli Usa hanno varato un pacchetto di sanzioni contro quattro compagnie e nove navi coinvolte nel trasporto di petrolio venezuelano. Le sanzioni formalizzate dal dipartimento del Tesoro riguardano tre società in Liberia - Jennifer Navigation Limited, Large Range Limited e Lima Shipping Corporation - e una quarta ditta in Italia, Pbs Tankers. Nel pacchetto anche nove navi collegate alle quattro aziende, ha detto il Tesoro. "Continuiamo a prendere di mira le compagnie che trasportano il petrolio venezuelano a Cuba, poiché stanno approfittando del fatto che il regime di Maduro saccheggia le risorse naturali", ha affermato il segretario del Tesoro Steven Mnuchin. Sanzioni che, denuncia Caracas, impediscono di prestare assistenza sanitaria nel paese e di fornire le necessarie cure a persone ricoverate all'estero. Il governo Maduro segnala il particolare caso di 25 pazienti, "la maggior parte dei quali bambini e bambine", che sono in cura in Italia e che "in questo stesso istante corrono pericolo di vita". Si tratta, secondo quando riferisce il ministero, di persone in attesa di ricevere trapianto di midollo osseo e la cui ripresa è "in grave pericolo" per il blocco dei fondi utili a pagare cure e ricovero.

Sanzioni, rispondeva il governo venezuelano, che tra le altre cose impediscono di prestare assistenza sanitaria nel paese e di fornire le necessarie cure a persone ricoverate all'estero. Il ministero degli esteri faceva notare tra le altre cose il particolare caso di 25 pazienti, "la maggior parte dei quali bambini e bambine", che sono in cura in Italia e che "in questo stesso istante corrono pericolo di vita". Si tratta, secondo quando riferisce il ministero, di persone in attesa di ricevere trapianto di midollo osseo e la cui ripresa è "in grave pericolo" per il blocco dei fondi utili a pagare cure e ricovero. Le sanzioni colpiscono la Pdvsa (Petroleos de Venezuela), compagnia petrolifera statale che - si legge nella nota - ha sottoscritto diversi programmi di assistenza sanitaria. Misure che costringono in condizioni "di estrema vulnerabilità" venezuelani che sono andati a curarsi all'estero.

Nel comunicato, il Venezuela "denuncia dinanzi alla comunità internazionale l'impatto criminale creato dalle sanzioni imposte" alla Pdvsa, che "impediscono il compimento dei suo programmi di assistenza umanitaria". Ad oggi, fa sapere il governo, gli accordi stipulati dalla Pdvsa "beneficiano centinaia di pazienti sottomessi a trattamenti in centri di salute all'estero e ad oltre 500mila pazienti a livello nazionale". Si tratta di casi di particolare attenzione clinica, con "patologie croniche come l'Hiv, il cancro, la sindrome di Parkinson e l'epilessia", ma anche il finanziamento di interventi chirurgici per "trapianti di pancreas, fegato e midollo osseo". Questo tipo di sanzioni "promosse da attori politici venezuelani e dettate dal governo degli Usa", sottolinea Caracas, "costituiscono una flagrante violazione dei diritti umani dei pazienti colpiti e i loro effetti sono diametralmente opposti a quelli proclamati sotto la falsa bandiera dell'aiuto umanitario".

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio il presidente del parlamento venezuelano Juan Guaidò, 35 anni, ha prestato giuramento come capo dello Stato ad interim, nel corso di una manifestazione nazionale convocata per “ripristinare l’ordine costituzionale del paese”. Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei.

L'Unione Europea ha a sua volta messo in moto un gruppo di contatto internazionale, con il sostegno del governo uruguayano, con l'obiettivo di portare il paese a elezioni presidenziali "libere, trasparenti e credibili". Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Nel suo ultimo rapporto World economic outlook il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Venezuela per il 2019. Il paese, teatro di una grave crisi politica ed economica, registrerà quest’anno una contrazione del 25 per cento, rispetto alla stima del 18 per cento diffusa a gennaio. L’organismo mantiene invece stabile la previsione dell’inflazione, che resta del 10.000.000 per cento. “Prevediamo che l’economia del Venezuela si contrarrà nella quarta parte del 2019 e del 10 per cento nel 2020; un crollo maggiore rispetto a quello previsto a ottobre 2018, che rappresenta un freno notevole alla crescita nella regione”, si legge nel rapporto.

Secondo le Nazioni Unite il numero di migranti e rifugiati venezuelani nel mondo ha raggiunto i 3,4 milioni. Secondo i dati delle autorità per l’immigrazione nazionali i paesi dell’America Latina e dei Caraibi ospitano circa 2,7 milioni di venezuelani. In media, rendono noto le agenzie Onu, nel 2018 circa 5 mila persone al giorno hanno lasciato il Venezuela per fuggire alla crisi politica ed economica in corso. La Colombia è il paese ad avere accolto il maggior numero di migranti e rifugiati (1,1 milione), seguita da Perù (506 mila), Cile (288 mila), Ecuador (221 mila), Argentina (130 mila) e Brasile (96 mila). (Rum)
 
 
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