RUSSIA-VENEZUELA
 
Russia-Venezuela: ministro Finanze Siluanov, Caracas ha saldato pendenze nei tempi previsti
 
 
Mosca, 19 apr 15:01 - (Agenzia Nova) - Il Venezuela ha saldato il suo precedente debito nei confronti del governo russo entro i tempi previsti. Lo ha detto il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov nel corso di un briefing con la stampa. "Sì, il Venezuela ci ha pagato in conformità con le scadenze stabilite", ha detto Siluanov. Il 3 aprile il ministro ha dichiarato che il Venezuela non aveva ancora pagato il debito, ma ha aggiunto che c’era ancora un mese di tempo per evitare conseguenze finanziarie. A gennaio, il viceministro delle Finanze russo Sergej Storchak aveva confermato che Mosca e Caracas hanno raggiunto un accordo sulla rinegoziazione del debito del Venezuela: il paese sudamericano ora sta ripagando gli arretrati sulla base di nuove scadenze.

Storchak ha aggiunto che il Venezuela avrebbe dovuto pagare il suo debito alla Russia in due tranche ogni anno e ha specificato che sino ad allora non c'erano stati ritardi. Nel 2011 la Russia ha erogato un prestito di 4 miliardi di dollari al Venezuela per coprire i costi di importazione di prodotti industriali russi nel paese. Tuttavia, sullo sfondo di un deterioramento della situazione finanziaria ed economica, Caracas ha chiesto un'estensione della linea di credito nel 2014. Nel novembre del 2017, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha annunciato una nuova ristrutturazione del debito del Venezuela dopo averne concordato i termini con Mosca.

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio il presidente del parlamento venezuelano Juan Guaidò, 35 anni, ha prestato giuramento come capo dello Stato ad interim, nel corso di una manifestazione nazionale convocata per “ripristinare l’ordine costituzionale del paese”. Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei.

L'Unione Europea ha a sua volta messo in moto un gruppo di contatto internazionale, con il sostegno del governo uruguayano, con l'obiettivo di portare il paese a elezioni presidenziali "libere, trasparenti e credibili". Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Nel suo ultimo rapporto World economic outlook il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Venezuela per il 2019. Il paese, teatro di una grave crisi politica ed economica, registrerà quest’anno una contrazione del 25 per cento, rispetto alla stima del 18 per cento diffusa a gennaio. L’organismo mantiene invece stabile la previsione dell’inflazione, che resta del 10.000.000 per cento. “Prevediamo che l’economia del Venezuela si contrarrà nella quarta parte del 2019 e del 10 per cento nel 2020; un crollo maggiore rispetto a quello previsto a ottobre 2018, che rappresenta un freno notevole alla crescita nella regione”, si legge nel rapporto.

Secondo le Nazioni Unite il numero di migranti e rifugiati venezuelani nel mondo ha raggiunto i 3,4 milioni. Secondo i dati delle autorità per l’immigrazione nazionali i paesi dell’America Latina e dei Caraibi ospitano circa 2,7 milioni di venezuelani. In media, rendono noto le agenzie Onu, nel 2018 circa 5 mila persone al giorno hanno lasciato il Venezuela per fuggire alla crisi politica ed economica in corso. La Colombia è il paese ad avere accolto il maggior numero di migranti e rifugiati (1,1 milione), seguita da Perù (506 mila), Cile (288 mila), Ecuador (221 mila), Argentina (130 mila) e Brasile (96 mila). (Rum)
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