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Energia: Giappone, governo valuta piano di incentivazione del nucleare

Tokyo, 25 mar 2019 05:10 - (Agenzia Nova) - Il ministero dello Sviluppo economico del Giappone sta soppesando l’introduzione di un sistema di sussidi per i produttori di energia nazionale che operano centrali nucleari, per contenere gli elevatissimi costi legati ai nuovi standard di sicurezza introdotti dopo il disastro di Fukushima del 2011. Il governo afferma che tali costi hanno ridotto la competitività del nucleare al punto tale da rendere opportuno lo studio di sussidi, una affermazione che però contrasta con la linea dell’Esecutivo secondo cui il nucleare è la fonte energetica più a buon mercato a disposizione del paese. Stando al quotidiano giapponese “Asahi”, il governo intende istituire il sistema dei sussidi entro la fine dell’anno fiscale 2020, in linea col calendario per la revisione dei sussidi concessi invece alle fonti rinnovabili. Stando alle indiscrezioni, i produttori potranno vendere l’energia prodotta da fonti nucleari ai distributori ad un prezzo maggiorato di alcuni punti percentuali.

Tokyo Electric Power Co. (Tepco), l’utility giapponese proprietaria della centrale nucleare Fukushima Daiichi, ha completato con successo il mese scorso il primo sopralluogo del combustibile fuso presso il reattore n.2 dell’impianto, danneggiato a seguito del disastro del 2011. Una sonda robotica utilizzata da Tepco ha effettuato la prima analisi meccanica dei frammenti delle barre di combustibile fuse, che ha dato esito positivo: le condizioni delle barre ne consentirebbero il sollevamento e la rimozione dalla vasca di contenimento, il passaggio cruciale di uno sforzo di bonifica e dismissione che richiederà decenni e centinaia di miliardi di dollari.

L’operazione, effettuata il 13 febbraio, è durata in tutto otto ore. Tepco ha utilizzato un robot segmentato lungo 15 metri, sviluppato da Toshiba, giungendo in contatto con le barre di combustibile fuso per la prima volta dal disastro. L’utility ha verificato così le condizioni delle barre di combustibile, che precedentemente costituivano un’incognita. All’operazione hanno assistito anche giornalisti giapponesi, hanno ottenuto l’accesso a Fukushima e alle sale di controllo dei reattori n.3 e 4 della centrale Fukushima Daiichi.

Ad oggi i resti delle barre di combustibile nucleare si sono solidificate sul fondo della struttura di contenimento; la strumentazione installata sul robot ha consentito di valutare la fragilità dei resti solidificati; sulla base dei risultati, il governo giapponese e Tepco stabiliranno la tabella di marcia e la strategia per la rimozione della barre di combustibile dai reattori di Fukushima Daiichi; l’avvio delle operazioni di rimozione è stato indicativamente fissato per il 2021. Tokyo prevede che la messa in sicurezza e la completa dismissione della centrale richiederà tra i 30 e i 40 anni.

Tokyo ha dovuto ridimensionare drasticamente la propria ambizione a conseguire l’indipendenza sul fronte del ciclo del ciclo del combustibile nucleare. Alla fine del 2016 le autorità giapponesi hanno annunciato di voler arrestare l’ambizioso e costosissimo progetto del reattore autofertilizzante di Monju, fulcro delle ambizioni del paese di riciclare il proprio combustibile nucleare. Rassegnarsi a chiudere il progetto, già costato centinaia di miliardi di yen, non è però così semplice. Il Giappone, infatti, si è dotato di una enorme riserva di plutonio arricchito proprio durante la realizzazione del reattore. Stando al quotidiano "Asahi", Tokyo faticherà a ridurre questa scorta di plutonio nei prossimi anni. La soluzione di ripiego potrebbe essere la costruzione di un reattore veloce, che al contrario di quello autofertilizzante non produce più materiale fissile di quanto ne consumi durante la vita di una carica.

Più in generale, il governo conservatore giapponese, favorevole al nucleare, ha incassato nei mesi scorsi qualche notizia positiva. Il reattore n.3 della centrale nucleare di Genkai, nella prefettura giapponese sud-occidentale di Saga, è stato riattivato dopo sette anni di inattività, a seguito del disastro di Fukushima del 2011. E’ il settimo ad essere riattivato in Giappone dopo il disastro di Fukushima. Il ministro del Commercio giapponese, Hiroshige Seko, ha definito l’evento “importante per la promozione della cosiddetta generazione di energia plutermica e il riciclo del combustibile nucleare”. Il reattore n.3 di Genaki, infatti, è uno dei 18 reattori nucleari del paese alimentati a combustibile ossido misto (mixed oxid fuel, mox) riprocessato sul territorio nazionale a partire da combustibile nucleare esausto e plutonio.

La Federation of Electric Power Companies of Japan (Fepc), organizzazione dei produttori di energia elettrica giapponesi, ha deciso nel 2014 di rimandare l'avvio del programma “plutermico”, un pilastro del piano governativo per il riciclo del combustibile nucleare, proprio a causa dell’arresto quasi totale del comparto nucleare causato dal disastro di Fukushima. Nelle intenzioni del governo, il programma dovrebbe consentire a 18 reattori civili giapponesi di funzionare con mox riprocessato sul territorio nazionale a partire da combustibile nucleare esausto e plutonio, ma ad oggi risulta ancora sospeso a tempo indeterminato. Uno dei principali obiettivi del piano è quello di ridurre le eccessive riserve di plutonio detenute dal Giappone, che sono valse al paese un richiamo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) e critiche da parte di alcuni paesi vicini. (Git)
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