SPECIALE INFRASTRUTTURE
 
Speciale infrastrutture: Italia-Cina, D'Agostino (Autorità portuale) a "La Stampa", non vendiamo nessun porto
Roma, 14 mar 17:15 - (Agenzia Nova) - Tutti a parlare del porto di Trieste, tutti scandalizzati per l'arrivo prossimo dei cinesi. Sento un sacco di inesattezze. Tanti commentano, pochi sanno quel che davvero sta succedendo. E poi, forse, c'è qualcuno in perfetta malafede, si sfoga il presidente dell'Autorità portuale, Zeno D'Agostino, in una intervista a "La Stampa", che comincia con il chiarire i termini della questione. Sembrerebbe infatti che un pezzo del porto sia in vendita ai cinesi. "Assolutamente no. Chi lo pensa, evidentemente non ha idea di che cosa sia un porto, che è un pezzo del demanio pubblico e non si può vendere per definizione. A capo di ogni porto di valore nazionale c'è un'autorità di sistema portuale che è un'articolazione del ministero delle Infrastrutture. Personalmente io sono qui a Trieste dal febbraio 2015 a difendere un pezzo dell'interesse nazionale, figurarsi se svendo allo straniero". La Grecia l'ha fatto. Ma la Grecia - dice il presidente - era uno Stato tecnicamente fallito, che è stato costretto a fare una legge apposita, che ha permesso la vendita di un pezzo del suo demanio. La nostra è una situazione ben diversa. Poi spiega allora che cosa sta accadendo nel porto da lui presieduto e quanto c'entra il memorandum. "Del memorandum, non so niente. È una questione che attiene al governo centrale. Quanto al porto, so che alcuni concessionari stanno portando avanti una trattativa da un certo tempo con una controparte cinese, la China Merchants, specializzata in gestione terminal container, anzi la principale compagnia terminalistica cinese, che entrerebbe in una società concessionaria di un terminal nel porto di Trieste". Nel porto di Trieste - continua - attualmente operano quasi tutte società straniere perchè è una società di diritto svizzero anche l'armatore di origine sorrentina Msc, tanto per fare un esempio. Quindi figurarsi se ci scandalizziamo se arrivano, tra gli altri, anche una società privata cinese. Eppure Trieste desta scandalo a livello internazionale. "Capisco che forse gli americani, così lontani, possano non avere troppo chiara la nostra situazione. Da Washington sono stati sollevati dubbi di carattere militare, perchè hanno visto quel che è successo a Gibuti: lì, nell'Oceano Indiano, da un approccio commerciale è finita che i cinesi hanno impiantato una base militare, la prima fuori dal territorio nazionale". Ma è immaginabile un pericolo del genere a Trieste? - domanda non senza ironia il presidente - Ce li vedete i soldati cinesi che si installano nell'Alto Adriatico? Io no. Qui a Trieste abbiamo persino blindato tutte le funzioni portuali, evitando ogni privatizzazione, perché tutto rimanesse in capo al pubblico. Solo noi e Livorno abbiamo nazionalizzato il lavoro portuale in Italia. "Per essere chiari: al Pireo in effetti sono insorti problemi di carattere sindacale che da noi sono esclusi proprio dalla proprietà pubblica dell'unica agenzia del lavoro operante in porto. E questa è stata una nostra scelta per evitare i problemi del Pireo. I cinesi sono semplicemente interessati al traffico di container perché hanno capito che Trieste è una porta d'accesso privilegiata all'Europa. E noi, per pescaggio come per capacità di scambio con la ferrovia, e vista la condizione di porto franco, siamo all'avanguardia". Anche Bruxelles ha lanciato i suoi altolà. D'Agostino si stupisce, moltissimo. È incredibile - dice - che a Bruxelles dicano di avere scoperto ora questo progetto, dato che ben due anni fa, quand'era ministro Graziano Delrio, sono stati presentati alla Commissione Europea i progetti di Trieste e di Genova come potenziali infrastrutture su cui la Cina poteva dimostrare il proprio interesse. I due progetti sono finiti legittimamente all'attenzione della Eu-China Connectivity Platform, un tavolo tecnico e politico coordinato dalla Commissione europea e in particolare dalla commissaria europea ai Trasporti, Violeta Bulc, slovena. Il nostro dialogo è andato avanti in una cornice istituzionale europea, con tutte le garanzie che dà un tavolo comunitario. E ora si meravigliano? Forse devo pensare che anche a Bruxelles la mano destra non sa quel che fa la sinistra? Oppure il presidente pensa che si usi un doppio standard. "Noto che quando la compagnia marittima francese Cma Cgm ha firmato un accordo con la China Merchants per la vendita del 49 per cento della sua società Terminal Link non ha fiatato nessuno. Eppure i cinesi hanno comprato quasi metà di una società francese che gestisce quindici importanti scali container, quasi tutti in Europa di cui uno a Marsiglia e un altro ad Anversa", ha concluso D'Agostino. (Res)
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