NICARAGUA
 
Nicaragua: governo annuncia rilascio altri 50 prigionieri politici
 
 
Managua, 15 mar 2019 19:45 - (Agenzia Nova) - Il governo del Nicaragua ha rilasciato un gruppo di 50 detenuti politici, nel quadro dei colloqui avviati con l’opposizione nel tentativo di porre fine alla crisi in corso nel paese. Secondo quanto rende noto il ministero degli Interni in una nota sono stati emessi “50 ordini di scarcerazione in favore di persone detenute per avere commesso delitti contro la sicurezza e la quiete pubblica”. Il rilascio dei detenuti politici era stato posto dall'Alleanza civica per la giustizia e la democrazia – che racchiude diverse anime dell’opposizione in Nicaragua - come condizione per tornare a sedere al tavolo dei negoziati con il governo, avviati il 27 febbraio con la liberazione di altri 100 prigionieri politici e ripresi ieri dopo alcuni giorni di stallo. L'Alleanza civica ha infatti ribadito in più occasioni che il dialogo con il governo “riprenderà una volta che verranno soddisfatte le nostre richieste”, che includono la liberazione dei prigionieri politici e la fine della repressione degli oppositori".

A fronte dello stallo ieri il parlamento europeo ha approvato in seduta plenaria una risoluzione non vincolante sul Nicaragua, in cui si chiede all’Unione europea di imporre sanzioni al governo di Daniel Ortega e ai responsabili delle violazioni dei diritti umani nel paese. La risoluzione è stata approvata con 322 voti a favore, 25 contro e 39 astensioni. Gli eurodeputati chiedono al governo di Managua “la liberazione immediata e incondizionata dei prigionieri politici, la fine immediata di tutte le forme di repressione e il ritorno delle organizzazioni internazionali nel paese” e di "riprendere il dialogo con l'opposizione per raggiungere una soluzione pacifica ed elaborare una roadmap per nuove elezioni libere e trasparenti". Nella risoluzione si chiede inoltre all’Ue di sospendere il Nicaragua dall’Accordo di associazione tra l’Ue e l’America centrale. Secondo dati della Commissione europea nel 2017 gli scambi commerciale tra Ue e Nicaragua sono stati pari a circa 700 milioni di dollari.

Il primo tentativo di dialogo nazionale era stato avviato il 16 maggio 2018, un mese dopo l’inizio delle proteste di piazza contro il governo di Ortega, per poi essere sospeso nel mese di luglio. Lo scorso 11 gennaio l'Organizzazione degli stati americani (Osa) ha formalmente avviato il processo che potrebbe portare alla sospensione del Nicaragua. Come richiesto dal segretario generale Almagro, l'ente panamericano ha deciso di applicare l'articolo 20 della Carta democratica interamericana, in virtù del quale gli stati membri si impegnano a verificare la "presenza di una alterazione dell'ordine costituzionale nel paese". In Nicaragua, ha sottolineato Almagro nel corso del Consiglio permanente riunito in sessione straordinaria, "non esiste separazione dei poteri". Una posizione ribadita sul proprio profilo di Twitter: "È chiaro che in Nicaragua oggi non esiste lo stato di diritto, l'uso della forza è smisurato, c'è repressione, ci sono prigionieri politici, il pluralismo è asfissiato". Immediata la risposta di Managua: la mossa dell'Osa è "illegale", ha replicato il ministro degli Esteri Denis Moncada.

La carta è uno strumento di cui l'Osa si è dotato nel 2001 e che, riassumono i media regionali, serve a preservare le istituzioni democratiche nelle Americhe. L'articolo 20 stabilisce che il segretario generale o qualsiasi altro stato membro dell'organismo internazionale possa richiedere la convocazione immediata del Consiglio permanente Osa nel caso in cui in un paese membro "si verifichi una alterazione dell'ordine costituzionale" che può incidere gravemente "sul suo ordine democratico".

Il Consiglio dovrà quindi verificare l'esistenza o meno della "alterazione" dell'ordine democratico e, di conseguenza, avviare mediazioni attraverso i canali diplomatici. Nel caso in cui la violazione non possa essere ricondotta entro il "perimetro della democrazia" tramite iniziative diplomatiche, si apre un percorso che porta alla convocazione dell'Assemblea generale straordinaria, il foro più importante dell'organismo, nella quale i ministri degli Esteri delle Americhe possono votare la sospensione del paese per il quale abbiano verificato la rottura dell'ordine democratico.

I disordini nel paese sono scoppiati ad aprile 2018 con una serie di manifestazioni promosse contro una riforma delle pensioni ritenuta penalizzante per i contribuenti. Le proteste si sono presto trasformate in una più generica richiesta di cambio nella vita democratica del paese. Il governo sandinista ha ritirato il progetto di riforma ma le proteste sono continuate sfociando in ulteriori violenze. Secondo l'ultimo rapporto di Human rights watch (Hrw) sulla situazione dei diritti umani nel mondo presentato lo scorso 17 gennaio, il governo del Nicaragua ha commesso abusi vergognosi contro critici e oppositori nella più completa impunità. Una "enorme concentrazione" di potere nelle mani dell’esecutivo ha permesso al governo del presidente Daniel Ortega di perpetrare vergognosi abusi contro critici e oppositori nella completa impunità, si legge nello studio, secondo cui nel 2018 la repressione della polizia e dei gruppi filo-governativi ha fatto 300 morti e oltre duemila feriti, oltre a centinaia di arresti arbitrari.

Dal suo insediamento nel 2007, il governo di Ortega ha demolito tutti i controlli istituzionali sul potere presidenziale, prosegue il rapporto. Il Consiglio elettorale ha vietato i partiti politici e rimosso i deputati dell'opposizione. La Corte suprema di giustizia ha confermato le decisioni del Consiglio elettorale minando i diritti politici e ha permesso a Ortega di eludere un divieto costituzionale che gli impediva di candidarsi per un secondo mandato. Nel 2016 il suo partito ha ottenuto una maggioranza del 79 per cento al Congresso, che gli ha consentito di accelerare le riforme istituzionali volte a dare al presidente un controllo diretto sulla polizia e sull'esercito, l’autorizzazione a legiferare per decreto e candidarsi senza limite di mandato. (Mec)
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