AMERICA LATINA
 
America Latina: confermata presenza di cinque presidenti a vertice nazioni sudamericane di Santiago
 
 
Santiago del Cile , 15 mar 2019 19:22 - (Agenzia Nova) - Sono cinque i capi di Stato di paesi latinoamericani che hanno confermato ad oggi la loro presenza al vertice di nazioni sudamericane, in programma il 22 marzo a Santiago del Cile. Il summit, convocato dai presidenti della Colombia, Ivan Duque, e del Cile, Sebastian Pinera, per promuovere la creazione di un nuovo spazio di integrazione regionale alternativo all'Unione delle nazioni sudamericane (Unasur), vedrà anche la presenza già confermata dei presidenti dell'Argentina, Mauricio Macri, dell'Ecuador, Lenin Moreno, e del Paraguay, Mario Abdo Benitez. Brasile, Uruguay e Guyana hanno confermato invece la presenza dei loro rispettivi ministri degli Esteri ma non ancora quella dei capi di Stato. In attesa di conferma la partecipazione di Bolivia e Suriname.

Il ministro degli Esteri cileno, Roberto Ampuero, aveva rivelato la settimana scorsa che si sono già tenute riunioni preparatorie a Santiago con diversi paesi per la definizione del nuovo spazio di integrazione regionale. "Hanno partecipato paesi di diverso segno politico, il Cile sta promuovendo uno spazio di integrazione senza ideologismi e senza esclusioni", ha dichiarato Ampuero in riferimento alle riunioni a cui avrebbero già partecipato rappresentanti di Argentina, Brasile, Perù, Bolivia, Uruguay e Surinam. "Il Cile ha convocato tutti i paesi dell'America del sud senza fare distinzioni ideologiche, senza esclusioni, si tratta di recuperare uno spazio di integrazione effettiva nella regione", ha aggiunto quindi il ministro in riferimento al vertice dei paesi sudamericani che si terrà il 22 marzo a Santiago del Cile.

Nelle intenzioni di Pinera il summit sancirà la nascita di una nuova piattaforma di cooperazione politica regionale denominata "Foro per il progresso e lo sviluppo dell'America del Sud" (Prosur). L'idea di un nuovo organismo in sostituzione dell'Unasur ha iniziato a prendere forma nell'aprile del 2018 quando paesi come Argentina, Brasile, Colombia, Paraguay, Perù e Cile avevano annunciato la sospensione a tempo indeterminato della loro partecipazione al blocco creato inizialmente come Comunità sudamericana delle nazioni (Csn) nel 2004 a Cuzco, in occasione di un summit dei presidenti della regione. In questo senso fonti del governo cileno avevano fatto trapelare recentemente al quotidiano "La Tercera" che il ministero degli Esteri stava organizzando un summit a Santiago delle nazioni critiche dell'Unasur.

Nel frattempo anche l'Ecuador ha ufficializzato il suo ritiro dall'Unasur. Lo ha affermato il presidente Lenin Moreno denunciando, in un discorso alla nazione, il fallimento del disegno di "integrazione" regionale dell'Unasur, ritenuta una "piattaforma politica" senza contenuti. "Abbiamo deciso di sospendere l'applicazione del Trattato costitutivo Unasur per l'Ecuador. Questo significa che smetteremo di partecipare a tutte le attività di questa organizzazione, non verseremo più un contributo al bilancio", ha detto Moreno. Il governo chiederà anche la restituzione del palazzo nei pressi della capitale Quito che ha funzionato da sede dell'organismo e annunciato che verrà rimossa la statua di Nestor Kirchner, ex presidente argentino e primo segretario generale dell'Unasur.

L'Unasur, ha denunciato Moreno, "è entrata in un tunnel senza uscita da un anno, la metà degli stati membri non partecipano né contribuiscono finanziariamente, le segreteria è senza titolare e il personale è andato diminuendo perché alcuni presidenti irresponsabili si sono intestarditi a nominare i loro amici". Da gennaio 2017 l'attività istituzionale è paralizzata a causa di divisioni interne. Al termine del mandato del colombiano Ernesto Samper, non è stato possibile eleggere un nuovo segretario generale per mancanza di consenso. Nel suo messaggio al paese, Moreno ha detto che si è tentato con "vari mezzi" diplomatici di risolvere la situazione, ma senza fortuna. A suo giudizio, il problema è che "l'Unasur si è trasformata in una piattaforma politica che ha distrutto il sogno dell'integrazione che ci era stato venduto".

Il blocco regionale fu creato nel 2008 dal presidente venezuelano Hugo Chavez per contrastare l'influenza degli Stati Uniti nella regione, in un momento nel quale in Sud America governavano diversi presidenti di centro-sinistra. L'intenzione era creare un'unione economica e politica che desse ai paesi appartenenti una voce più forte sulla scena internazionale, aggirando l'Organizzazione degli Stati americani (Osa), con sede a Washington, considerata da alcuni governi sudamericani di sinistra uno strumento per promuovere la politica estera statunitense.

Da quasi due anni, però, l'attività istituzionale è paralizzata a causa di divisioni interne. Al termine del mandato del colombiano Ernesto Samper, non è stato possibile eleggere un nuovo segretario generale per mancanza di consenso; il governo venezuelano si è opposto alla candidatura dell'argentino José Octavio Bordon e il tentativo di conciliazione del ministro degli Esteri uruguaiano Rodolfo Nin Novoa è fallito. A ciò si aggiunge che i governi di centrodestra che si sono insediati in vari paesi sudamericani negli ultimi anni hanno migliorato le relazioni con gli Usa. (Abu)
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