ENERGIA
 
Energia: le perforazioni turche alimentano le tensioni nel Mediterraneo orientale
Ankara, 16 nov 2018 18:30 - (Agenzia Nova) - Cresce la tensione nella regione del Mediterraneo orientale, che vede da un lato la Turchia e dall’altro l'Egitto, Cipro e la Grecia contendersi i diritti allo sfruttamento delle risorse energetiche dell'area. Il 30 ottobre scorso, il ministro turco dell'Energia e delle Risorse naturali Fatih Donmez ha annunciato che l'avvio delle attività di perforazione nel Mediterraneo orientale per l’estrazione di idrocarburi, avvertendo che le forze navali turche avrebbero intrapreso tutti i passi necessari qualora si fossero presentati ostacoli alle operazioni. In precedenza, il 10 ottobre scorso, Egitto, Cipro e Grecia avevano concordato di istituire un Forum sulle riserve di idrocarburi nel Mediterraneo orientale con sede al Cairo al fine di coordinare le politiche di sfruttamento del gas naturale.

Inoltre, l'Egitto aveva firmato un accordo con Cipro il 19 settembre scorso per collegare il giacimento di gas cipriota Afrodite con gli impianti di liquefazione situati, realizzando così un hub regionale per il gas e il petrolio. Il gasdotto Afrodite inizierà a pompare gas negli impianti egiziani entro il 2022 e avrà una capacità di 19,8 milioni di metri cubi. Il governo turco contesta l'accordo firmato nel dicembre 2013 tra Egitto e Cipro, che aveva definito quelle acque Zone economiche esclusive (Zee) dei due paesi, definendolo illegale. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavuşoğlu ha affermato che l'intesa viola la piattaforma continentale turca. L'11 febbraio scorso, la Turchia aveva bloccato una nave perforatrice noleggiata dalla compagnia petrolifera italiana Eni, Saipem 12000, sostenendo che alcune aree della zona marittima offshore di Cipro rientrano nella giurisdizione della Turchia o di quella dei turco-ciprioti.

Hamdi Abdelaziz, portavoce del ministero egiziano del Petrolio, ha dichiarato che "l'Egitto non è preoccupato per le azioni della Turchia nel Mediterraneo orientale perché opera nel quadro degli accordi di demarcazione conclusi con Cipro e la Grecia e in conformità con gli accordi internazionali". "L'Egitto sta cercando di trasformarsi in un hub strategico regionale per l’energia mediante la liquefazione e la riesportazione del gas del Mediterraneo orientale da Cipro’’, ha detto ad "Agenzia Nova" Kanat Atkaya, analista turco di "Hürriyet". "Il paese ha fatto progressi così enormi che è difficile ormai indebolirlo. L'Egitto è in grado di proteggere i suoi interessi nel Mediterraneo orientale", ha aggiunto. "Inoltre, l'Egitto sta collaborando con aziende internazionali come l’italiana Eni per l'esplorazione delle risorse di gas e petrolio nella sua zona economica nel Mediterraneo orientale, e continuerà a farlo", ha proseguito Atkaya.

L'importanza della regione del Mediterraneo orientale deriva dall'esistenza di riserve strategiche di gas naturale stimabili in 3.450 mila miliardi di metri cubi. La scoperta egiziana del giacimento di Zohr, nel 2015, ha cambiato la mappa del gas naturale nel Mediterraneo orientale, poiché le riserve di gas del giacimento sono stimate in 850 milioni di metri cubi. Il giacimento Zohr ha una fornitura di gas del valore di 3 miliardi di dollari all'anno e l’Egitto inizierà ad esportare gas nel 2019. Vi è poi un'annosa disputa tra Cipro e Turchia su alcune aree che rientrano nella zona economica cipriota nel Mediterraneo. La Turchia aveva precedentemente bloccato le attività di perforazione di petrolio e gas in alcune aree cipriote della parte nord dell’isola.

Considerando il fatto che Cipro potrebbe essere colpita dalle azioni della Turchia nella sua attività di esplorazione del gas nel Mediterraneo orientale, ne consegue che anche il piano dell'Egitto di costruire un gasdotto con Cipro potrebbe risentirne, specialmente nel caso in cui la Turchia blocchi il processo di produzione o di esplorazione cipriota. Tuttavia, la Turchia non dovrebbe influenzare direttamente l'esplorazione dell'Egitto nella propria zona economica dal momento che Il Cairo ha già raggiunto l'autosufficienza dopo la scoperta delle riserve di gas nel 2015. In altre parole, a questo punto è difficile che la Turchia possa entrare in competizione con l'Egitto per diventare un hub energetico nel Mediterraneo orientale, tenendo presente anche il fatto che l'Egitto è ora in una posizione più forte grazie alla sua intensa cooperazione con Cipro, Grecia e persino Israele.

Mentre il consumo di gas naturale della Turchia ammontava a 53 miliardi di metri cubi nel 2017, la produzione nazionale non ha superato i 350 milioni di metri cubi. Ankara non ha riconosciuto l'accordo del 2013 tra Egitto e Cipro e non ha il diritto di estrazione nella Zee di Cipro, né tantomeno può pensare di impedire i lavori di scavo perché ciò è contrario sia al diritto internazionale e alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. L'Egitto non avrebbe compiuto alcun progresso nel campo dell'energia nel Mediterraneo se non fosse stato per l'accordo sulla demarcazione dei confini con Cipro e la Grecia. Qualsiasi interruzione turca a qualsivoglia lavoro di esplorazione equivarrebbe a un atto di aggressione e gli Stati colpiti potrebbero ricorrere alla Corte internazionale di giustizia. Ma se le cose dovessero arrivare fino a questo punto, la Turchia ne pagherebbe certamente il prezzo più caro. (Tua)
 
 
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