Esteri
 
I fatti del giorno - Medio Oriente
Roma, 12 feb 12:00 - (Agenzia Nova) - Medio Oriente: Hamas, 256 palestinesi morti in proteste “Marcia del ritorno” - E’ di 256 palestinesi morti e 14.378 feriti il bilancio delle proteste della “Grande marcia del ritorno” che hanno preso il via il 30 marzo scorso in varie parti della Striscia di Gaza. Lo si evince da un’infografica pubblicata su Twitter dal movimento palestinese Hamas, che amministra la Striscia di Gaza dal 2007. Tra i 256 morti figurano: 38 bambini; due donne, otto disabili; tre paramedici; due giornalisti. I feriti comprendono circa 10 mila persone che hanno avuto problemi respiratori a causa dei gas lacrimogeni; 3.058 bambini; 630 donne; 171 paramedici e 149 giornalisti. Le proteste della cosiddetta “Grande marcia del ritorno” sono scoppiate lo scorso marzo dopo la decisione del presidente statunitense Donald Trump di riconoscere Gerusalemme Est capitale di Israele.

Siria: esercito alza livello d’allerta a Quneitra dopo attacchi Israele - L’Esercito arabo siriano (Saa) ha alzato il livello d’allerta al grado più alto nel governatorato di Quneitra, nel sud del paese, dopo gli attacchi condotti ieri da Israele sulle posizioni governative nell’area. Lo riferisce il quotidiano online “al Masdar”, edito a Beirut, citando fonti militari a Damasco. In particolare, le batterie della difesa aerea siriana nella parte occidentale del paese sarebbero state preparate per affrontare ogni potenziale attacco da parte dello Stato ebraico. Tuttavia, secondo le stesse fonti, è ritenuto improbabile che le Forze di difesa israeliane (Idf) attacchino nuovamente nelle prossime ore. Nella giornata di ieri Israele ha lanciato tre attacchi su altrettanti obiettivi delle Saa. Il primo ha colpito una guarnigione dell’esercito siriano su una collina non lontano dal confine; il secondo ha preso di mira l’ospedale di Quneitra, trasformato negli scorsi anni in una base militare dai jihadisti del Fronte al Nusra (oggi Tahrir al Sham); il terzo ha colpito un’altra postazione governativa a Jabata al Shaab. Va osservato che tutto questo accade pochi giorni dopo che la Russia, per voce del suo viceministro degli Esteri Sergei Vershinin, aveva chiesto a Israele di fermare i suoi “attacchi arbitrari” sul territorio “sovrano” della Siria. In un’intervista all’agenzia di stampa “Sputnik”, il numero due della diplomazia di Mosca aveva fatto riferimento in particolare agli ultimi raid condotti dallo Stato ebraico contro obiettivi iraniani in Siria, il 21 gennaio scorso, che avevano provocato la morte di almeno 12 militari delle Guardie della rivoluzione islamica.

Libano: al via oggi sessioni parlamento per voto di fiducia a esecutivo Hariri - Il parlamento libanese si riunisce oggi e domani, 13 febbraio, per votare la fiducia al nuovo esecutivo guidato da Saad Hariri. Le sessioni sono dedicate all’esame della dichiarazione politica. Dopo quasi nove mesi di stallo lo scorso 31 gennaio il Libano ha annunciato la formazione del nuovo esecutivo. Lo scorso 7 febbraio, il Consiglio dei ministri libanese ha approvato la dichiarazione politica del nuovo governo, redatta da una squadra ristretta di dieci ministri. “La maggior parte delle modifiche effettuate sulla versione iniziale sono di carattere linguistico”, ha detto il ministro dell’Informazione, Jamal Jarrah. Secondo quanto riferisce il quotidiano “L’Orient le jour”, una delle modifiche “significative” al testo iniziale riguarda i decreti di applicazione delle leggi nel settore energetico. La dichiarazione prevede riforme economiche che potrebbero essere “difficili e dolorose”.

Difesa: capo Pentagono Shanahan giunto in Iraq - Il segretario alla Difesa ad interim degli Stati Uniti, Patrick Shanahan, è giunto oggi in Iraq per incontrare i vertici militari statunitensi nel paese arabo e gli esponenti del governo di Baghdad. Lo riferisce il quotidiano statunitense “The Washington Post”. Shanahan discuterà del futuro della presenza delle truppe Usa in Iraq dopo l’annunciato ritiro delle forze dalla Siria. Prima di recarsi in Iraq, il responsabile del Pentagono ha spiegato di voler verificare personalmente lo stato della lotta contro gli ultimi bastioni dello Stato islamico (Is) in Iraq. Alla sua prima visita in Iraq, Shanahan incontrerà, tra gli altri, anche il primo ministro iracheno, Adel Abdul-Mahdi. In Iraq sono dispiegati circa 5.200 militari statunitensi, impegnati in operazioni di addestramento e funzioni consiliari. Lo scorso 3 febbraio, il presidente Usa Donald Trump ha “turbato” gli iracheni, spiega il quotidiano, annunciando che intende usare le proprie basi in Iraq per osservare da vicino l’Iran. Il 4 febbraio, il presidente iracheno, Barham Salih, ha rilevato come il capo della Casa Bianca non abbia chiesto il permesso delle autorità di Baghdad per mantenere le proprie truppe in Iraq. Secondo Trump, per gli Stati Uniti mantenere una presenza militare in Iraq è importante per “tenere sott’occhio l’Iran”, paese che costituisce “un vero problema”. Salih ha ricordato che le forze Usa sono in Iraq nel quadro di un accordo bilaterale e di una specifica missione di lotta al terrorismo. “Gli Stati Uniti sono una grande potenza, ma non devono sovraccaricare l’Iraq con i loro problemi”, ha affermato nell’occasione il presidente iracheno, secondo cui per Baghdad “avere buone relazioni con l’Iran e con gli altri paesi della regione è di fondamentale interesse”. Al centro della disputa vi è in particolare il destino della base aerea di Ayn al Asad, nella provincia occidentale dell’Anbar. “Abbiamo speso una fortuna per costruire questa base incredibile, potremmo tenercela. E una delle ragioni per tenerla è che voglio continuare a guardare da vicino l’Iran”, ha affermato a tale proposito Trump alla “Cbs”. La base di Ayn al Asad è la stessa visitata alla fine dello scorso dicembre del presidente statunitense e dalla first lady Melania nel corso di una breve visita a sorpresa che ha destato un vespaio di polemiche in Iraq. Il governo di Baghdad aveva infatti criticato fortemente la scelta di Trump di far sapere alle autorità irachene della propria visita solo poche ore prima dell’arrivo e, soprattutto, di non incontrare alcun rappresentante delle istituzioni nel corso del breve soggiorno in Iraq. Nelle ultime settimane, in particolare dopo il varo del nuovo governo guidato da Adel Abdul Mahdi, diverse forze politiche della Camera dei rappresentanti di Baghdad hanno promosso iniziative per accelerare il ritiro delle forze Usa dal paese.

Emirati: principe Mohamed bin Zayed riceve vice presidente Samsung Jae-yong - Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi e vicecomandante supremo delle Forze armate degli Emirati Arabi Uniti, ha ricevuto ieri Lee Jae-yong, vicepresidente del gruppo Samsung, che si trova nel pese per partecipare al Summit del “Governo Mondiale” in corso 2019 a Dubai. Mohamed bin Zayed e Lee Jae-yong hanno esplorato le prospettive di cooperazione tra le società degli Emirati Arabi Uniti e le loro controparti coreane specializzate in tecnologia moderna e applicazioni intelligenti per sostenere settori vitali del paese del Golfo, riporta l’agenzia di stampa emiratina “Wam”.

Medio Oriente: Salman, sosteniamo diritto palestinesi ad avere un loro Stato - Il re saudita Salman bin Abdelaziz ha garantito al presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, che Riad sostiene il diritto dei palestinesi a creare un loro Stato con Gerusalemme capitale. Lo ha detto il sovrano saudita durante l’incontro a Riad con Abbas, secondo quanto riferisce l’emittente satellitare “Al Arabiya”. Da parte sua, Abbas ha apprezzato la posizione di Salman riguardo alla creazione di un futuro Stato palestinese. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il governatore di Riad, principe Faisal bin Bandar bin Abdulaziz, il ministro di Stato per gli Affari esteri, Adel al Jubeir, e il ministro delle Finanze, Mohammed al Jadaan. La delegazione palestinese era composta, tra gli altri, dal segretario della commissione esecutiva dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), Saeb Erekat, il capo dell’intelligence, Majid Faraj.

Iraq: Falluja, cellula registrava jihadisti deceduti come vittime del terrorismo - I servizi d’intelligence iracheni hanno individuato e sgominato una cellula a Falluja, nella provincia occidentale dell’Anbar, che registrava i militanti dello Stato islamico uccisi in battaglia come morti civili o come vittime dello stesso gruppo jihadista. Lo si apprende da un comunicato diramato dall’intelligence militare, secondo cui l’operazione ha portato all’arresto di otto persone nel distretto di al Resala. I sospetti, secondo le informazioni raccolte, contraffacevano documenti per fare in modo che le famiglie dei jihadisti morti ricevessero le compensazioni elargite dallo Stato a favore delle vittime del terrorismo. In alcuni casi, delle attività beneficiavano anche militanti dello Stato islamico rimasti feriti in battaglia. In possesso dei membri della cellula sono stati ritrovati documenti falsi e timbri contraffatti, oltre a somme di denaro in valuta irachena e statunitense. L'Iraq ha annunciato alla fine del 2017 la vittoria contro lo Stato islamico dopo la completa conquista di Mosul, capitale de facto del gruppo terroristico da cui nel 2014 il leader Abu Bakr al Baghdadi aveva proclamato la costituzione del califfato. In poco più di un anno il numero di attacchi è drasticamente diminuito, tuttavia restano ancora attive cellule jihadiste, specialmente nelle aree montuose o desertiche, difficilmente controllabili dalle Forze armate in particolare quelle al confine con la Siria, dove nella provincia di Deir ez-Zor la presenza del gruppo è ancora molto forte.

Energia: presidente israeliano Rivlin, East-Med tra i più grandi progetti sottomarini al mondo - Il gasdotto East-Med potrebbe essere "uno dei più grandi progetti sottomarini del mondo". Lo ha detto il presidente israeliano Reuven Rivlin al termine dei colloqui avuti oggi con l’omologo cipriota, Nicos Anastasiades, nell’ambito della sua visita di Stato a Nicosia. Rivlin ha anche accennato alla possibilità di estendere il meccanismo di cooperazione trilaterale tra Cipro, Israele e Grecia. "Il nostro obiettivo principale è lo sviluppo del gasdotto nel Mediterraneo orientale", ha affermato Rivlin ripreso dal quotidiano “Cyprus Mail”. "Questo potrebbe essere uno dei più grandi progetti sottomarini al mondo. L'energia verde e pulita, insieme alla tecnologia dell'informazione, non sono solo un bisogno urgente per tutti noi, sono anche un'opportunità per tutti noi. Sono il vero futuro”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Libano: Hariri, "opportunità non ricorrente" di realizzare riforme - Il Libano “ha un’opportunità non ricorrente” per attuare delle riforme e “questa opportunità spetta a tutti i partner al potere, con anche il ruolo positivo dell’opposizione”. Lo ha detto oggi il primo ministro libanese, Saad Hariri, all’apertura delle sessioni del parlamento per votare la fiducia al nuovo esecutivo formato lo scorso 31 gennaio. “L’accordo di Taif è la base per mantenere la stabilità e la pace sociale e l’unico elemento che regola le relazioni tra le istituzioni costituzionali”, ha spiegato Hariri, ribadendo il “sostegno alle istituzioni militari e della sicurezza per combattere il terrorismo”. Inoltre, il capo dell’esecutivo ha ricordato che il governo “aderisce alla politica di distanziamento che non danneggia le relazioni del Libano con i paesi arabi”. Il governo lavorerà “per approvare il bilancio del 2019 e per ridurre il deficit di bilancio di almeno un punto percentuale all’anno nei prossimi cinque anni, aumentando le entrate e riducendo la spesa”, ha aggiunto Hariri.

Israele: Netanyahu esclude possibile coalizione con partito dell'ex generale Gantz - Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha escluso la possibilità di formare una coalizione di governo con Hosen L'Yisrael (Partito della resilienza) dell'ex generale Benny Gantz. Lo ha detto lo stesso capo dell’esecutivo israeliano. “Non formerò un governo con Benny Gantz. Sarò io a costruire la coalizione e sarà un governo nazionalista del Likud, un esecutivo di destra”, ha affermato. Da parte sua, attraverso un comunicato, Gantz ha detto: “Creeremo un governo sionista di speranza e unità che rimpiazzerà Netanyahu”. Secondo un sondaggio diffuso lo scorso 9 febbraio dall’emittente “Channel 12”, Netanyahu è in prima fila per la formazione di un governo, anche se i suoi principali rivali dovessero allearsi. Secondo il sondaggio, se si unissero il partito guidato dall’ex generale Gantz, Yair Lapid (partito Yesh Atid), Moshe Ya’alon (partito Hosen L'Yisrael) e l’ex generale Gabi Ashkenazi avrebbero 36 seggi all’interno della Knesset. (Res)
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