DIFESA
 
Difesa: il Kosovo rischia di perdere finanziamenti per 12 milioni di euro dagli Usa
Pristina, 12 feb 10:44 - (Agenzia Nova) - Il Kosovo rischia di perdere 12 milioni di euro di aiuti dagli Stati Uniti per il neo costituito esercito a causa della sua insistenza nel non voler cancellare i dazi imposti sull'importazione di prodotti serbi e bosniaci. Secondo quanto riferisce il portale d'informazione "Gazeta Express", in particolare, le forze armate di Pristina rischierebbero di perdere le forniture di veicoli Humvee dagli Usa. Il comandante delle Forze di sicurezza kosovare (Ksf), Rrahman Rama, si è detto preoccupato della situazione in quanto il Kosovo rischierebbe di perdere il suo "alleato chiave" nel settore difesa in una fase cruciale del processo per la trasformazione delle Forze di sicurezza kosovare in un esercito.

Il comandante della Guardia nazionale dell'Iowa, il generale statunitense Timothy Orr, ha cancellato una visita ufficiale in programma in Kosovo a causa del malcontento nei confronti dei dazi imposti da Pristina sull'importazione di prodotti serbi e bosniaci. E' quanto rivelato dalla stampa locale, diffondendo la notizia dell'annullamento della visita in programma dal 16 al 18 febbraio. Il generale Orr ha inviato una lettera al comandante delle Forze di sicurezza kosovare Rama, annunciando che non effettuerà la visita precedentemente programmata in Kosovo e che, se le autorità di Pristina non correggeranno le loro azioni relativamente ai dazi imposti alla Serbia, non avranno luogo altre missioni di rappresentanti statunitensi e saranno sospese le attività congiunte di addestramento militare.

"Il Kosovo sarà il 31mo paese membro della Nato", ha dichiarato ieri il viceministro della Difesa di Pristina (in base alla nuova denominazione prevista dalle leggi per la creazione dell'esercito kosovaro che trasformano il ministero delle Forze di sicurezza in ministero della Difesa), Burim Ramadani. Parlando al quotidiano "Epoka", Ramadani ha auspicato che Pristina possa aumentare i suoi sforzi politici e diplomatici per raggiungere questo obiettivo il prima possibile. Il viceministro kosovaro ha negato che ci sia un rischio di danneggiare i rapporti con gli Stati Uniti, a causa della decisione di imporre dazi del 100 per cento sull'importazione dei prodotti serbi. "La partnership speciale con gli Stati Uniti non è ad hoc, ma sostenibile ed eterna", ha dichiarato.

Il primo ministro kosovaro Ramush Haradinaj ha svelato lo scorso 21 gennaio a Pristina una targa con la scritta "ministero della Difesa", avviando simbolicamente l'inizio della transizione delle Forze di sicurezza kosovare in un esercito regolare. Anche il ministro della Difesa, già ministro delle Ksf Rrustem Berisha e il comandante delle Forze armate kosovare Rrahman Rama hanno partecipato alla cerimonia a fine gennaio nella sede del ministero. Berisha ha definito la giornata "speciale" in quanto inizia ufficialmente la trasformazione delle Forze di sicurezza in un esercito, dopo l'approvazione lo scorso 14 dicembre del pacchetto di leggi a tale scopo. “Oggi è un giorno speciale per i cittadini del Kosovo dal momento che a partire da oggi il nostro ministero sarà chiamato della Difesa", ha affermato Berisha ringraziando i paesi partner del paese, inclusi Stati Uniti e Nato. Il nuovo ministro della Difesa di Pristina ha precisato che il processo di transizione dovrebbe durare 10 anni ma già adesso inizia un percorso molto importante per il completamento della statualità del Kosovo.

"L'esercito del Kosovo avrà 5000 militari attivi e 3000 riservisti", ha annunciato nelle scorse settimane il comandante delle Ksf Rama, parlando alla stampa locale sulla trasformazione delle Ksf in un esercito regolare. Il comandante kosovaro ha quindi confermato il numero di truppe precedentemente diffuso dalla stampa della regione balcanica. Secondo Rama, il ministero delle Ksf ha chiesto e ottenuto dal governo 5,5 milioni di euro nel quadro del piano di spesa 2019 precisando che ci sarà un graduale aumento del bilancio per il settore ogni anno. Secondo il comandante, le Ksf nonostante il nome che rimarrà quello attuale saranno un esercito regolare. Durante i prossimi anni, ha aggiunto, le Ksf recluteranno le nuove generazioni nelle proprie fila caratterizzandosi per essere una struttura aperta a tutti i cittadini del Kosovo che vogliono servire il paese.

Il Comitato militare della Nato ha fatto sapere che il suo impegno in Kosovo continuerà nella stessa maniera, nonostante la recente approvazione delle leggi per la trasformazione delle Forze di sicurezza kosovare (Ksf) in un esercito regolare. "La Nato è impegnata per la sicurezza del Kosovo con la missione Kfor da 19 anni. La nostra posizione rimane immutata e la nostra missione in Kosovo continuerà ad operare nell'ambito del mandato delle Nazioni Unite, che non è coinvolta da alcuna modifica con la trasformazione delle Forze di sicurezza", ha dichiarato il presidente del Comitato militare Nato, Stuart Peach. In precedenza la Nato aveva fatto sapere la possibilità di una valutazione su un eventuale riconsiderazione del suo impegno in Kosovo alla luce della decisione di Pristina di creare un esercito.

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha espresso nelle scorse settimane il proprio “rammarico” per la decisione dell'Assemblea del Kosovo di adottare una serie di leggi che hanno consentito la trasformazione delle Ksf in esercito regolare, nonostante gli avvertimenti della Nato. "Anche se in linea di principio, la transizione della Ksf è un problema su cui il Kosovo deve decidere, abbiamo chiarito che questa azione arriva nel momento sbagliato. Con il cambio del mandato Ksf, il Consiglio nord-atlantico dovrà rivedere il livello dell'impegno della Nato con la Ksf. Tutte le parti devono assicurarsi che questa decisione, che arriva in un brutto momento, non aumenti ulteriormente le tensioni nella regione”, ha spiegato Stoltenberg. “Tutti gli attori politici della regione devono concentrarsi sui progressi nelle riforme e nel dialogo. Ho parlato con il presidente serbo Aleksandar Vucic e il primo ministro del Kosovo Ramush Haradinaj e li ho informati delle discussioni in corso tra gli Stati membri della Nato", ha aggiunto Stoltenberg secondo cui è “molto importante” astenersi da dichiarazioni o azioni che possano portare a ulteriori tensioni.

Il presidente del Kosovo, Hashim Thaci, ha firmato il 28 dicembre scorso tre progetti di legge sulla transizione delle Forze di sicurezza kosovare (Ksf) in esercito regolare. Thaci ha firmato i provvedimenti alla presenza del comandante delle Forze di sicurezza, generale Rrahman Rama, e altri membri delle Ksf. "Vorrei ringraziare i sostenitori internazionali, gli Stati Uniti e altri paesi alleati, per questo importante giorno di formalizzazione dell'esercito del Kosovo attraverso la promulgazione della legge sul ministero della Difesa approvata dall'Assemblea del Kosovo il 14 dicembre 2018 e ricevuta dall'Ufficio del presidente della Repubblica del Kosovo il 26 dicembre 2018. Il presente decreto entra in vigore alla data della firma. Ancora una volta, congratulazioni all'esercito del Kosovo", ha dichiarato Thaci.

L’annuncio delle intenzioni di Pristina di formare un esercito nazionale ha provocato un’immediata reazione della Serbia, che ha a sua volta richiesto la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Thaci ha difeso, nel corso della seduta, la decisione di Pristina nella trasformazione delle Forze di sicurezza in Forza armata. "Se il Kosovo ha commesso un errore è stato quello di attendere cinque anni per istituire un esercito. È tardivo perché ci siamo rimessi alla buona volontà di coloro che non hanno mai dimostrato nulla nei confronti del nostro paese", ha detto Thaci.

La decisione delle autorità di Pristina ha inevitabilmente attirato anche l’attenzione degli attori internazionali. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha avuto allora due colloqui telefonici con il capo dello Stato serbo, Aleksandar Vucic, e con il premier kosovaro, Ramush Haradinaj, all’inizio di dicembre. Oggetto delle discussioni, stando alle informazioni riportate, sarebbero stati i risultati della recente ministeriale dei capi della diplomazia dei paesi aderenti alla Nato, che, tra le altre cose, hanno anche parlato dell’attuale situazione nei Balcani occidentali.

Stoltenberg ha poi invitato Belgrado e Pristina alla calma, e ad evitare ogni azione che possa essere considerata come provocatoria. "Ho sottolineato che tale mossa è stata fatta nel momento sbagliato, e che potrebbe avere ripercussioni negative sulle prospettive d’integrazione euro-atlantica del Kosovo. Ho anche ripetuto che, nel caso in cui la situazione dovesse evolvere, la Nato sarebbe costretta a rivalutare il proprio impegno con le Forze di sicurezza del Kosovo”, ha dichiarato Stoltenberg in merito alla creazione di un esercito nazionale kosovaro, stando a quanto riportato all’interno di una nota stampa. Il segretario generale della Nato ha poi sottolineato la necessità di allentare le tensioni anche al presidente serbo, Aleksandar Vucic. "Ho ricordato ad entrambi che il dialogo Belgrado-Pristina mediato dall'Ue resta l'unica via per portare una la pace e la stabilità nella regione. La Nato resta impegnata per la sicurezza e la stabilità del Kosovo attraverso la missione di peacekeeping Kfor su mandato dell'Onu", ha concluso Stoltenberg. (Kop)
 
 
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