RUSSIA-STATI UNITI
 
Russia-Stati Uniti: Cremlino, nuovo colloquio Putin-Trump eventualità da discutere
Mosca, 12 feb 10:45 - (Agenzia Nova) - Un nuovo colloquio tra il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e il suo omologo degli Stati Uniti, Donald Trump, è una possibilità che non è stata ancora discussa. Lo ha dichiarato questa mattina il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, al suo consueto briefing con la stampa. “Non abbiamo ancora discusso questa eventualità: la decisione è degli Stati Uniti”, ha detto il portavoce presidenziale, aggiungendo anche che Mosca non avrebbe ricevuto nuove proposte da Washington sulla possibile modificazione del Trattato sulle forze nucleari a medio raggio (Inf) nell’ultimo periodo. “Non abbiamo avuto contatti con i nostri colleghi statunitensi ultimamente: come già affermato dal nostro presidente, ci siamo armati di pazienza e aspetteremo che le autorità di Washington siano pronte a portare avanti il dialogo”, ha dichiarato Peskov all’agenzia di stampa “Tass”.

Il viceministro degli Esteri russo, Sergej Rjabkov, ha affermato la settimana scorsa che la Federazione Russa ha fatto tutto il possibile per salvare il Trattato Inf. “Abbiamo cercato in tutti i modi di salvare il Trattato, di avviare un dialogo professionale con gli Stati Uniti e di avanzare proposte costruttive che accontentino tutte le parti coinvolte. Non solo: come segno di disponibilità, abbiamo anche provveduto a fornire una serie d’informazioni con una trasparenza che va ben oltre le disposizioni dell’accordo”, ha detto il numero due della diplomazia russa all’agenzia di stampa “Rossiya Segodnya”. Stando alle informazioni diffuse, Rjabkov avrebbe confermato che la Federazione Russa prenderà le dovute misure per tutelare i propri interessi e la propria sicurezza a fronte dell’uscita degli Stati Uniti dal Trattato.

Rjabkov ha anche espresso la sua preoccupazione in merito al futuro del nuovo trattato Start, che scadrà nel febbraio del 2021. “Gli Stati Uniti continuano a ripetere che c’è tempo per pensare al rinnovo, ma questo tempo sta scadendo rapidamente”, ha detto il viceministro, aggiungendo che le eventuali negoziazioni tra Mosca e Washington sul futuro dell’accordo dovrebbero prendere in considerazione anche le capacità militari di una serie di altri paesi. Il trattato Start, che limita ogni parte a 1.550 testate nucleari, ha regolamentato la corsa agli armamenti tra Mosca e Washington dal 2011 e prevede scambi di dati e ispezioni. La Casa Bianca è nelle prime fasi della revisione del trattato, che può essere esteso per altri cinque anni. Ma si dice che stia valutando anche altre opzioni, incluso il tentativo di ampliare l'accordo per includere le armi tattiche nucleari, un'area in cui la Russia ha un grande vantaggio, ma che difficilmente potrà discutere senza chiedere grosse concessioni da parte degli statunitensi.

Nella giornata del 6 febbraio, il rappresentante permanente della Federazione Russa presso le organizzazioni internazionali con sede a Vienna, Mikhail Uljanov, ha detto che Mosca “non rigetta ulteriori colloqui sul Trattato sulle forze nucleari a medio raggio (Inf), e gli Stati Uniti hanno ancora il tempo di revocare la loro decisione e salvare l’accordo”. "La Russia non chiude le porte a ulteriori negoziati, ma intraprende con calma e deliberatamente misure di difesa proporzionate, senza minacce e indebite emozioni... La palla è ora nella metà campo degli Stati Uniti e della Nato. Washington e la Nato hanno ancora il tempo di riconsiderare la loro politica", ha detto Ulijanov. "Gli Stati Uniti, a quanto pare, stanno cercando di porre fine al trattato: se abbandonano il dialogo e se la ricerca di una soluzione negoziata viene sostituita da un ultimatum, allora dobbiamo reagire", ha detto l’inviato russo. “L'approccio delineato dal presidente russo il 2 febbraio è solo una risposta così adeguata e dignitosa alla situazione attuale", ha aggiunto Ulijanov.

Gli Stati Uniti hanno sospeso ufficialmente i loro obblighi nel quadro del Trattato nella giornata del 2 febbraio, a seguito di un annuncio a riguardo rilasciato un giorno prima dal segretario di Stato, Mike Pompeo. “Non abbiamo mai violato le regole del Trattato. Abbiamo già confermato in più occasioni la nostra disponibilità a fornire agli Stati Uniti tutte le prove a dimostrazione del fatto che il missile 9M729 non ne viola le disposizioni. Nonostante tutto, non hanno mai voluto ascoltarci”, ha detto il viceministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Rjabkov in un’intervista rilasciata il primo febbraio all’emittente televisiva “Rossija 24”.

La Federazione Russa ha provato nuovamente a difendere la sua posizione durante la riunione del Consiglio Nato-Russia del 25 gennaio. “Per quanto riguarda l’evento di oggi, continueremo a difendere le nostre opinioni. Speriamo che siano disposti ad ascoltarci”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, in quell’occasione. “La nostra posizione in merito al Trattato Inf è risaputa. Abbiamo già avuto una serie di consultazioni con i nostri colleghi statunitensi sull'argomento, che non hanno portato alcun risultato”, ha aggiunto il portavoce presidenziale, ribadendo che gli Stati Uniti “avrebbero dimostrato di non essere pronti ad avviare un dialogo costruttivo sulla questione”.

Il mancato raggiungimento di progressi significativi ai colloqui di Ginevra è stato sottolineato anche il giorno stesso (15 gennaio) da Rjabkov. “L’evento di oggi ha visto la partecipazione dei rappresentanti di qualsiasi dipartimento o struttura governativa dei due paesi coinvolta in qualche modo nella questione. L’unico argomento all’ordine del giorno è stato il futuro dell’Inf. Abbiamo parlato della situazione attuale, degli aspetti della questione che entrambe le parti hanno evidenziato come significativi e dai provvedimenti da prendere nel prossimo futuro. In generale, purtroppo, non ci sono stati progressi significativi”, ha detto il numero due della diplomazia russa, definendo “intransigente” la posizione assunta da Washington sulla questione. “Fare richieste perentorie nei nostri confronti non contribuirà di certo ad avvicinare le nostre posizioni sull’argomento. Tutto questo ci preoccupa, soprattutto a fronte dell’ultimatum di 60 giorni che ci è stato imposto per allinearci, secondo loro, alle disposizioni incluse nel Trattato”, ha aggiunto il viceministro, sottolineando l’assoluto rispetto, da parte di Mosca, di tutte le direttive contenute all’interno del documento. “Siamo pronti ad un dialogo costruttivo e alla pari, senza ultimatum”, ha concluso Rjabkov.

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha dichiarato nella giornata del 18 dicembre che “Mosca farà quanto necessario per garantire la propria sicurezza nazionale, qualora gli Stati Uniti dovessero effettivamente uscire dal Trattato Inf”. “Credo che sia necessario ribadire ancora una volta che, nel caso in cui gli Stati Uniti decidano di uscire dal Trattato, Mosca farà tutto il necessario per garantire la sicurezza nazionale”, ha detto Putin, aggiungendo che l’annuncio di un eventuale ritiro da parte del presidente Donald Trump è motivo “di grande preoccupazione”. “Una mossa del genere avrà conseguenze importanti, ed indebolirà significativamente la sicurezza regionale e globale. Potrebbe portare, nel prossimo futuro, al deterioramento e alla distruzione dell’unico sistema di controllo degli armamenti e delle armi di distruzione di massa”, ha dichiarato Putin, definendo il Trattato “un fattore importante di stabilità”.

In precedenza l'amministrazione del presidente Usa Donald Trump ha dato a Mosca 60 giorni per risolvere le accuse degli Stati Uniti di aver sviluppato missili da crociera lanciati da terra che violano le clausole del trattato, siglato nel 1987. La questione centrale nella disputa, ha scritto il “Wall Street Journal”, è se si possa fare qualcosa per riallineare l’accordo e, in caso negativo, se l’altro trattato che limita le armi nucleari a lungo raggio, che terminerà all'inizio del 2021, sarà il prossimo a cadere. "Penso che lo schema globale del controllo delle armi nucleari entrato in vigore nei primi anni '90 stia volgendo al termine", ha detto Frank Rose, un ex funzionario del Dipartimento di Stato esperto in armamenti. A suo giudizio, le difficoltà nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia, le divergenze politiche e l'avvento di nuove tecnologie come la guerra informatica potrebbero accelerare la fine del controllo delle armi.

Il problema immediato s’incentra sulle richieste americane che Mosca ritorni alla "piena e verificabile conformità" con l'accordo del 1987, noto come Inf, che vieta i missili americani e russi basati a terra con una gittata tra i 500 e i 5.000 chilometri. Fu accolto con grande sollievo quando venne firmato dal presidente Ronald Reagan e dal leader sovietico Mikhail Gorbaciov, ma successivamente Mosca, durante l'amministrazione di George W. Bush, ha sollevato la questione di un riallineamento dell’accordo, ma Washington ha respinto l'idea. In seguito, la Russia ha sviluppato il missile da crociera 9M729, che secondo gli americani, può trasportare testate convenzionali e nucleari a distanza proibita dal trattato, un'accusa che Mosca ha sempre negato.

Difendersi contro i missili da crociera a bassa quota è difficile, affermano gli esperti, e alcuni analisti occidentali hanno ipotizzato che la Russia potrebbe usarli in un conflitto per attaccare aeroporti e porti in Europa. Mentre alcuni funzionari del ministero degli esteri russi hanno accennato che Mosca è aperta a ulteriori discussioni, non ci sono indicazioni che il presidente russo Vladimir Putin sia disposto a rinunciare al missile contestato, ed anzi ha minacciato una corsa agli armamenti se gli Stati Uniti lasciano l'accordo. Attualmente gli Stati Uniti non dispongono di missili a terra di livello intermedio che potrebbero rapidamente schierare. Ma funzionari della Difesa dicono che lo sviluppo di tali missili sarebbe utile anche per contrastare le crescenti capacità della Cina, sempre che gli alleati asiatici siano disposti a lasciare che gli Stati Uniti li dispieghino. (Rum)
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