TUNISIA

 
 

Tunisia: nasce Tahya Tounes, il nuovo partito a sostegno del premier Chahed

Tunisi, 28 gen 2019 11:06 - (Agenzia Nova) - Si chiama Tahya Tounes (“Viva la Tunisia”) il nuovo partito a sostegno del primo ministro tunisino Youssef Chahed. Migliaia di sostenitori si sono radunati ieri, domenica 27 gennaio, nella città costiera di Monastir per celebrare la nascita della formazione politica sostenuta da decine di deputati e ministri laici. La nascita di Tahya Tounes ha suscitato reazioni contrastanti in Tunisia. Mustapha Ben Ahmed, una delle figure di spicco del nuovo progetto, ha sottolineato che il nuovo partito non è costruito attorno a "determinati personaggi politici", ma vuol essere un'alleanza in grado di riunire le forze democratiche. “Il tempo in cui i partiti si basavano su una persona è finito", ha detto Ben Ahmed, presidente del gruppo parlamentare della Coalizione nazionale, alludendo a Nidaa Tounes, suo ex partito, costruito attorno al presidente della Repubblica, Beji Caid Essesbi. Secondo Ben Ahmed, Tahya Tounes non stringerà alleanze con il partito islamista Ennahda e sceglierà il candidato alle elezioni presidenziali dopo il primo congresso, programmato a marzo.

Da parte sua, Slim Azzabi, ex capo del gabinetto presidenziale, ha invitato l'intera famiglia “modernista e progressista” a ad unirsi al nuovo progetto con l’obiettivo di attuare le riforme necessarie per salvare la Tunisia. Grande assente il capo del governo Chahed, che si trovava altrove “per impegni professionali". L'ex ministro della gioventù Majdouline Cherni, facendo riferimento al nome del nuovo soggetto politico, ha invece parlato di uso improprio di uno “slogan” che non deve essere sfruttato a fini politici. Radhia Jerbi, presidente dell'Unione nazionale delle donne tunisine, ha messo in dubbio l’utilizzo stesso del nome “Viva la Tunisia” dal punto di vista legale. Secondo l’esponente di Ennahda Mohamed Ben Salem, il premier Chahed non avrebbe dovuto scegliere un nome così simbolico: "Tahia Tounes è lo slogan di tutti i tunisini, ma sfortunatamente il suo uso non è proibito dalla legge. In ogni caso, secondo la Costituzione, l'unica cosa che unisce i tunisini è l'Islam. Inoltre, l'uso del nome Tahya Tounes per un partito è discutibile", ha detto Mohamed Ben Salem all’emittente radiofonica “Shems Fm”. Il rappresentante di Ennahda ha invitato a considerare “perché” sia stato creato questo nuovo partito. “Nidaa Tounes è stato diviso in diverse formazioni”, ha evidenziato Ben Salem, spiegando che il leader di Ennahda.

Dallo scorso mese di maggio, a seguito delle ultime elezioni municipali, la Tunisia è nel pieno di una crisi politica che ruota attorno a quattro attori principali: il premier Youssef Chahed, con il suo governo recentemente emerso da un sostanziale rimpasto; il principale sostenitore dell’esecutivo, il movimento islamico moderato Ennahda; il presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi, i cui interventi si fanno sempre più frequenti e “politici” e la cui opposizione a Ennahda è ormai un tratto saliente dell’attuale fase; il partito laico Nidaa Tounes, diventato “de facto” la principale forza dell’opposizione; l’Unione generale del lavoro tunisino (Ugtt), influente sindacato in grado di mobilitare ampi segmenti della popolazione contro il governo. Le crescenti tensioni tra tali attori, acuite dal voto dello scorso maggio che ha dato concreta dimostrazione della crisi dei grandi partiti tunisini, hanno portato al fallimento di quell’Accordo di Cartagine che aveva garantito la governabilità del paese negli ultimi anni.

Ad allontanare le prospettive di una riconciliazione, inoltre, sembrano esserci una serie di risentimenti personali che hanno avvelenato il clima politico negli ultimi mesi: ne sono un esempio gli scambi d’accuse tra il presidente Essebsi e il leader di Ennahda Rachid Ghannouchi, o quelli tra il premier Chahed e il figlio di Essebsi, Hafedh, oggi membro del comitato politico di Nidaa Tounes. La crisi politica è inoltre acuita da quella economica. L’inflazione all’8 per cento, il continuo calo del valore del dinaro, la disoccupazione al 15 per cento e un costo della vita che continua a erodere il potere d’acquisto dei cittadini sono terreno di scontro tra il governo e l’influente Unione generale del lavoro, che organizza frequenti scioperi del settore pubblico che paralizzano il paese. (Tut)
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