Roma, 21 gen 2019 09:10 - (Agenzia Nova) - Il professor Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Senato, in una intervista a "La Verità" commenta le ultime mosse della Vigilianza unica della Bce. La Vigilanzia di Andrea Enria, che si è appena insediato al posto di madame Danièle Nouy, ha infatti inviato la bozza della lettera Srep a tutte le 120 banche europee che sovraintende, con le indicazioni cucite a misura per ogni istituto di credito Ue. "Mi pare più che altro un colpo di coda della gestione della signora Danièle Nouy, un evento scaturito essenzialmente per inerzia, come proseguimento del percorso che era stato avviato l'anno scorso. Il ministro Giovanni Tria ha confermato questa interpretazione in audizione alla Camera giovedì scorso. Poi parliamoci chiaro: siamo un partito candidato a spodestare in Europa il Pse e il tandem Pse-Ppe. E per ora gli organi tecnici a Bruxelles sono consustanziali a quel blocco". Immagino - continua il presidente - che in questa fase Enria sia ancora preso dalle mille incombenze del passaggio di consegne: comporre la segreteria, ordinare i biglietti da visita... Tra l'altro le famose lettere Srep che sono all'origine del caso sono state inviate prima che lui arrivasse. Non penso sia una sorta di recrudescenza attribuibile a lui, come se, essendo italiano, avesse scelto di accreditarsi mostrando più rigore contro l'Italia. Tra l'altro, più che un atto rigoroso, questo è un atto destabilizzante. Quindi lo voglio considerare un infelice incidente burocratico che non enfatizzerei, e a cui si può rimediare. Bagnai sta analizzando una proposta di direttiva europea per la creazione di un mercato dei crediti deteriorati.
"Il problema sono le forzature: se si esagera nella fretta, se si eccede nella penalizzazione delle strategie attendiste rispetto a tempi e modi di vendita, finisce che il prezzo non lo fissa più il fisiologico incontro tra domanda e offerta, ma di fatto lo decide il compratore". Sorgono - spiega - una domanda teorica e una pratica. Quella teorica è: ma quanto crede l'Ue nel mercato, se poi forza l'allocazione degli Npl con regole campate in aria?. E quella pratica: Quanto ci abbiamo perso? "Ho molto apprezzato su 'La Verità' alcune riflessioni al riguardo di Fabio Dragoni e Giuseppe Liturri. Si può stimare che tra il 2017 e il 2018 il differenziale tra ciò che le banche hanno recuperato sui crediti deteriorati non ceduti (44 per cento) e il prezzo di cessione di quelli che invece hanno venduto (26 per cento) sia stato circa del 18 per cento. Applichiamo quel 18 per cento a 164 miliardi, e viene fuori una perdita di quasi 30 miliardi. Queste svendite motivano perplessità, condivise dalla magistratura: leggo di inchieste su Etruria e su CariChieti al riguardo, che investono commissari nominati da Bankitalia". Un passo indietro. A marzo 2017 la Vigilanza Bce, con l'ineffabile signora Nouy, rende note le sue 'linee guida' sugli Npl, regole già troppo pesanti. Poi a ottobre la Nouy sente l'esigenza di inventarsi un addendum, contestato anche dal Parlamento europeo. Sotto questo riguardo il presidente segnala come ci sia un enorme problema di metodo, di gerarchia delle fonti, di sovranità del Parlamento europeo. "Da un lato, dovrebbe essere più facile opporsi proprio ora. Dall'altro, si tenta di indebolire le nuove forze politiche che, da maggio prossimo, assicureranno un ricambio in Ue rispetto a Pse e Ppe. Il Nazareno di Bruxelles, ovvero il simpatico tandem fra Antonio Tajani e Roberto Gualtieri, ha salutato come un proprio successo la trascurabile estensione da sette a otto anni del calendar provisioning: in realtà la situazione è stata peggiorata, mettendo il timbro del Pe sull'addendum della Bce, il cui valore giuridico era molto debole. Vendono successi immaginari mentre subiscono sconfitte reali".
Invece, gran silenzio sul cancro che hanno in pancia le banche tedesche e francesi, cioè i titoli tossici Level 2 e Level 3, si stima dodici volte più grandi per mole degli Npl. E questo per Bagnai è il punto fondamentale. "Le attività illiquide delle banche francesi e tedesche passano sotto traccia. Più volte l'eurodeputato Marco Zanni ha presentato interrogazioni al riguardo. La Nouy ha dato sempre risposte evasive. Speriamo di averne di migliori ora. Per gli Npl hai in bilancio attivi che mediamente valgono la metà, ma devi venderli a un quarto per non doverli appostare a zero. Mentre per i titoli illiquidi, non ci sono parametri: dal 'mark to market' siamo al 'mark to management'... Ben strano metodo di valutazione. E notevole strabismo della Vigilanza Bce". Poi il presidente usa un'espressione lombarda: non dobbiamo fare i 'piangina', ma dobbiamo però capire che c'è chi punta al completamento dell'unione bancaria per scaricare sui contribuenti dei Paesi periferici i salvataggi delle banche francesi e tedesche. È già successo con i fondi salva Stati e lo dicono economisti tedeschi: già qualche anno fa, su 10o euro stanziati per la Grecia, solo 5 sono andati al governo di Atene, e ben 95 alle banche creditrici. Ergo, dovevamo salvare i 'fratelli greci', e invece abbiamo salvato i 'fratelli tedeschi'". Bagnai si dice inoltre stupito che il Pd voglia parlare di banche. "Mi capita di sentire avversari - anche autorevoli - che accusano noi di aver 'bruciato' 6 ipotetici miliardi con lo spread. Dimenticano ciò che abbiamo detto prima sulla svendita degli Npl, e anche ciò che è accaduto dopo l'anticipo del bail in: meno 61 per cento del comparto azionario nel primo semestre 2016. La capitalizzazione era di circa 120 miliardi, e dunque si registrano circa 6o miliardi di perdita effettiva".
Nel 2011 in Italia e in Grecia sono stati fatti saltare due governi per imporre due giunte tecnocratiche gradite a Bruxelles. In privato, - osserva il presidente - la percezione degli economisti esteri rispetto a quei fatti è tuttora di assoluta sorpresa e sconcerto. Aggiungo la celebre citazione di Martin Feldstein: l'aspirazione francese all'uguaglianza è incompatibile con il desiderio tedesco di egemonia. Ora anche la Francia comprende che c'è un problema. Bagnai rileva inoltre come quella Bce che a volte si racconta come organo tecnico, in realtà ha un enorme potere politico. "E se pure l'indipendenza della Banca centrale fosse un bene assolutamente da tutelare, in nessun vocabolario e in nessuna lingua 'indipendenza' vuol dire 'irresponsabilità'. Uso la parola accountability, così mi capiscono anche i 'competenti'... Ed è un tema posto recentemente anche dalla Corte dei conti europea, magari con una visione opposta alla mia: suppongo che per loro si stiano aiutando troppo gli europei del Sud, ma l'opacità della Bce resta". È stato detto autorevolmente che già è difficile un bilanciamento tra tre poteri. "Figuriamoci cosa succede quando se ne aggiunge un quarto, il potere monetario", ha concluso Bagnai. (Res)
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Roberto Gualtieri
Sindaco di Roma
22 luglio 2021