MEDIO ORIENTE
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Medio Oriente: il discorso di Pompeo al Cairo segna il punto di rottura con la politica regionale di Obama (5)
Roma, 11 gen 17:58 - (Agenzia Nova) - Secondo molti analisti che hanno commentato il discorso del Cairo in queste ore, vi è stato soprattutto da parte di Pompeo il tentativo di dare una forma precisa a una strategia politica che in tanti, da quando Trump è al potere alla Casa Bianca, hanno trovato confusa e contraddittoria. L’esempio più lampante è proprio quello della Siria. L’amministrazione Trump ha lasciato un primo segno nel conflitto nell’aprile del 2017 con 59 missili Tomahawk lanciati contro una serie di strutture militari delle forze di Bashar al Assad in risposta a un presunto attacco chimico precedentemente avvenuto a Khan Sheikhoun e costato la vita a più di 80 persone. Un’azione che lasciava presupporre un approccio più assertivo di Trump in Siria rispetto a quello di Obama. Sebbene nel corso degli ultimi mesi vi siano state altre simili incursioni – la più rilevante un anno dopo, nell’aprile del 2018, quando gli Stati Uniti hanno colpito le forze di Assad con 105 missili da crociera e in collaborazione con Francia e Regno Unito, sempre in risposta a un presunto attacco con armi chimiche – il coinvolgimento di Washington nel conflitto non si è fatto più incisivo. Soprattutto sul piano politico, gli Stati Uniti sono stati progressivamente emarginati dai colloqui internazionali per la ricerca di una soluzione, con il pallino passato ai paesi del cosiddetto formato di Astana, ovvero Iran, Russia e Turchia. Né, sul terreno, la presenza delle forze Usa ha impedito alla Turchia di lanciare una nuova offensiva contro i curdi delle Unità di protezione dei popoli (Ypg) e di strappare agli alleati degli Stati Uniti il controllo della città di Afrin. (segue) (Res)
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