YEMEN
 
Yemen: al via oggi in Svezia i primi colloqui di pace dal 2016
Stoccolma, 06 dic 09:18 - (Agenzia Nova) - I primi colloqui di pace dal 2016 tra i rappresentanti del governo yemenita e la delegazione delle milizie Houthi inizieranno oggi in Svezia. "L'inviato speciale delle Nazioni Unite intende annunciare il riavvio del processo politico intra-yemenita in Svezia il 6 dicembre 2018", ha scritto su Twitter l'ufficio dell'inviato Onu Martin Griffiths. Una delegazione governativa di dodici membri, guidata dal ministro degli Esteri Khaled al Yamani, è arrivata a Stoccolma mercoledì sera, 5 dicembre, un giorno l’arrivo da Sana’a delle milizie dei ribelli sciiti yemeniti Houthi, accompagnati dall'inviato delle Nazioni Unite. I colloqui segnano il primo incontro tra il governo dello Yemen sostenuto dall'Arabia Saudita e le milizie Houthi, legate all'Iran, dal 2016, dopo ben 106 giorni di negoziati.

Tutto è pronto, dunque, per i colloqui di pace mediati dalle Nazioni Unite tra le parti in conflitto in Yemen volti a porre fine alla guerra in corso ormai dal 2014. Il round di colloqui si terrà in una località nella periferia di Stoccolma e si concentrerà sulla costituzione di una cornice di fiducia reciproca tra le due parti e sulle modalità per poter condurre alla formazione di un organo di governo transitorio. Al momento le Nazioni Unite non hanno ancora rivelato se le parti in conflitto avranno colloqui diretti o se l’inviato speciale Martin Griffiths farà la spola tra le due delegazioni. L'inviato dell'Onu sta cercando un accordo per riaprire l'aeroporto di Sana’a, avviare lo scambio di prigionieri e assicurare una tregua nel porto di al Hodeidah, occupato dai ribelli sciiti e ad oggi al centro di un’offensiva delle forze sostenute dalla coalizione araba. Con queste premesse, secondo l’Onu, vi sarebbero le premesse per un cessate il fuoco più ampio che interromperebbe da un lato i bombardamenti della coalizione nel nord dello Yemen e dall’altro gli attacchi missilistici degli Houthi sulle città situate nel sud dell’Arabia Saudita. Le Nazioni Unite stanno cercando inoltre di evitare un’offensiva su vasta scala ad al Hodeidah, principale punto di ingresso per la maggior parte dei prodotti e aiuti umanitari nelle aeree dello Yemen sotto il controllo dei ribelli.

Il nuovo round di colloqui giunge dopo il fallimento dell’iniziativa, sempre appoggiata dalle Nazioni Unite, organizzata lo scorso settembre a Ginevra e conclusa senza un nulla di fatto a seguito della mancata partecipazione degli Houthi. Fondamentale per portare allo stesso tavolo entrambi i rappresentanti delle parti in conflitto è stato il trasferimento all’estero di 50 militanti sciiti feriti consentito dalla coalizione araba. Finora le parti sembrerebbero intenzionate ad intavolare una discussione sulle modalità necessarie per aumentare la fiducia reciproca e porre fine alle ostilità, elementi fondamentali per avviare un processo di pace che sia in grado di risolvere lo scontro attraverso l’iniziativa politica e non armata. La delegazione dei ribelli sciiti Houthi “non risparmierà i propri sforzi” per portare a buon fine i colloqui di pace con la delegazione del governo del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi che prenderanno il via nei prossimi giorni in Svezia. Lo ha dichiarato il portavoce del movimento Ansar Allah, Mohammad Abdul Salam, sul suo account Twitter. Nel suo messaggio, Abdel Salam ha inoltre sottolineato che l'esercito yemenita e le commissioni popolari dovrebbero anche vigilare sugli attacchi condotti “dagli aggressori” della coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita. In un’intervista rilasciata all’emittente del Qatar “al Jazeera”, l’esponente di spicco dei ribelli sciiti Houthi, Abdul Malik al Ajri, ha dichiarato che il gruppo spera che i colloqui di pace in Svezia possano porre fine alla guerra civile e l’avvio di un “dialogo politico inclusivo”.

Al Ajri ha sottolineato che la delegazione giunta ieri in Svezia ha in programma di affrontare con i rappresentanti del governo con sede ad Aden e sostenuto dalla coalizione araba una serie di questioni di particolare importanza tra cui la stesura di una nuova Costituzione e il decentramento del potere. "Speriamo che questi negoziati contribuiranno a porre fine alla guerra", ha dichiarato Al Ajri. "Chiederemo che l’embargo di terra, mare e aria imposto allo Yemen (dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti) venga revocato e che vengano rimosse le restrizioni sulle merci che entrano nel paese", ha aggiunto l’esponente del gruppo ribelle Ansar Allah. Secondo le Nazioni Unite, le "consultazioni" pianificate, che potrebbero iniziare il 6 dicembre, vedranno la partecipazione delle principali "parti in conflitto". Ai colloqui non prenderanno parte rappresentanti né della Coalizione araba né dell’Iran, che hanno tuttavia affermato di sostenere l'iniziativa delle Nazioni Unite di porre fine alla guerra. Anche il governo con sede ad Aden vede nei colloqui in Svezia una importante opportunità. Prima della partenza della delegazione governativa da Riad, il direttore generale dell'Ufficio presidenziale, Abdullah al Alimi, ha dichiarato su Twitter che i colloqui rappresentano "una vera opportunità per la pace".

Nelle ultime settimane, complice anche la presa di posizione di molti paesi contro la guerra in Yemen, Stati Uniti e Regno Unito e altri partner della coalizione araba hanno fatto particolare pressione su Riad ed Abu Dhabi per trovare una via d’uscita al conflitto che dal 2014 ha ucciso almeno 10 mila persone e provocato una carestia che ha colpito oltre 8 milioni di civili. A contribuire per una fine delle ostilità sono state anche le sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran che hanno particolarmente ridotto la capacità di Teheran di fornire sostegno finanziario e armamenti ai miliziani Houthi. Nei giorni scorsi, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che questo è "un momento cruciale” per lo Yemen. Nel 2014 gli Houthi, un gruppo sciita zaidita da tempo in lotta con il governo dello Yemen, hanno occupato la capitale Sana’a. In risposta al sostegno fornito loro dall’Iran, l’Arabia Saudita ha lanciato il 26 marzo 2015 una coalizione militare a sostegno del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, il conflitto ha provocato oltre 10 mila morti, con 22 milioni di persone che hanno bisogno di aiuti umanitari, mentre almeno 14 milioni di civili sono a rischio carestia. Tuttavia, secondo le stime dell’organizzazione non governativa Save the Children, il bilancio della guerra sarebbe molto più grave con circa 85 mila morti, in gran parte bambini. Houthi era in origine il nome di un clan dello Yemen, e non di una setta o un gruppo religioso. In seguito, un movimento di combattenti ribelli chiamato Ansar Allah ha adottato questo come nome ufficiale, dopo che il loro fondatore e principale capo, Hussein Badreddin al Houthi, venne ucciso nel 2004, portando alla cosiddetta insurrezione Houthi. Gli zaiditi compongono circa un terzo della popolazione dello Yemen. (Res)
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