ARGENTINA
 
Argentina: Banca centrale, nuove misure contro ingresso fondi speculativi dall'estero
Buenos Aires, 09 nov 2018 20:03 - (Agenzia Nova) - La Banca centrale argentina ha annunciato oggi l'adozione di misure anti-speculazione sui fondi provenienti dall'estero. La normativa punta a scoraggiare il cosiddetto fenomeno del "carry-trade", ovvero l'acquisto di titoli a brevissimo termine in pesos ad alto rendimento e il successivo trasferimento a divisa estera - soprattutto dollari - del guadagno ottenuto. La nuova normativa stabilisce infatti l'introduzione di ritenute sul valore dell'investimento proporzionali alla sua durata. Con il nuovo sistema saranno esenti da ritenute solo gli investimenti che permangono nel paese perlomeno 365 giorni, mentre verranno applicati obblighi proporzionalmente più alti in relazione alla permanenza dei fondi: ill 2 per cento per investimenti da 180 a 364 giorni, il 5 per cento da 90 a 179 giorni, l'11 per cento da 60 a 89 giorni, il 17 per cento da 30 a 59 giorni, fino a un massimo del 23 per cento per investimenti fino a 29 giorni.

La disposizione si limita alle operazioni effettuate dalle banche ed è stata introdotta a partire dalla constatazione che alcune filiali locali di istituti stranieri operavano sui fondi a breve termine attraverso linee di prestiti (esenti da obblighi) e non attraverso ingresso di divise. "C'era una distorsione e la stiamo correggendo" hanno affermato fonti della Bcra al quotidiano "Ambito", "si tratta di una omogeneizzazione dei requisiti di liquidità che esigiamo per le diverse forme di funding delle banche". L'intervento della Banca è parte di una più ampia strategia messa in campo dall'esecutivo di Mauricio Macri per governare l'emergenza economica e finanziaria degli ultimi mesi.

E il Fondo monetario internazionale valuta positivamente fino a questo momento l'applicazione delle politiche macroeconomiche, monetaria e fiscale, applicate dal governo alla luce del nuovo accordo su un programma di assistenza finanziaria da 56,3 miliardi di dollari. "Siamo fiduciosi sul fatto che l'applicazione sostenuta nel tempo delle politiche intraprese (ancora monetaria e austerità fiscale) e l'appoggio della comunità internazionale rendono sostenibile il programma", ha dichiarato il portavoce dell'organismo di credito internazionale con sede a Washington, Gerry Rice, nel corso di una conferenza stampa. "Questo permetterà all'Argentina di recuperare la stabilità macroeconomica e di sfruttare il suo potenziale economico per il beneficio di tutti gli argentini, ciò che rappresenta chiaramente l'obiettivo del programma", ha aggiunto Rice, che ha quindi annunciato che tra due settimane si recherà nuovamente a Buenos Aires una missione di esperti incaricati di monitorare il rispetto dei termini dell'accordo ed i suoi risultati. L'Fmi giudica positivamente inoltre l'approvazione in prima lettura nella Camera dei deputati della Finanziaria per il 2019, principale strumento del governo per l'applicazione delle politiche di austerità e risanamento concordate con l'organismo. "Riteniamo che questo rafforzerà il programma economico argentino, genererà maggiore fiducia e stabilizzerà l'economia", ha dichiarato Rice su questo punto.

L'Fmi ha inviato lo scorso venerdì il primo esborso da 5,631 miliardi di dollari nel quadro dello "Stand By agreement" (Sba) recentemente approvato dal direttorio dell'organismo. Con l'arrivo della prima tranche del programma di assistenza, le riserve della Banca centrale argentina (Bcra) sono automaticamente lievitate a 54,042 miliardi di dollari, segnala un comunicato ufficiale dell'entità monetaria. L'ammontare totale dell'accordo ascende a 56,3 miliardi di dollari dei quali 5,7 miliardi sono stati resi disponibili immediatamente, mentre altri 7,7 miliardi verranno depositati a dicembre e un'ultima quota da 11 miliardi a marzo del 2019. Fino a questo momento, gli ingressi in divisa statunitense della Bcra sono corrisposti a 9 miliardi di dollari per emissioni di buoni sul mercato internazionale ad inizio anno, più altri 15 miliardi di dollari immessi sempre dal Fondo monetario ad inizio giugno con la ratifica del primo accordo Sba poi rafforzato su richiesta del governo argentino.

Il via libera definitivo al nuovo accordo Stand by è arrivato la settimana scorsa, solo dopo l'approvazione in prima lettura della legge finanziaria del 2019. Il provvedimento è passato - dopo circa venti ore di dibattito e scontri fuori dal parlamento - con 138 voti a favore, 103 contrari e 8 astenuti. Il testo dovrà affrontare ora il passaggio in Senato, dove si prevede un iter meno travagliato per l'approvazione. La coalizione di governo, che non ha la maggioranza assoluta in nessuna delle due camere, ha potuto contare sull'appoggio del Peronismo federale, la corrente non-kirchnerista che fa capo ai governatori delle province di appartenenza con i quali l'amministrazione pubblica ha già da tempo raggiunto un accordo di massima.

La legge ha come obiettivo principale l'annullamento del deficit, e la creazione di una serie di condizioni che consentano la realizzazione degli accordi pattuiti con il Fondo in materia di politica fiscale. In aggiunta, il documento si propone di portare l'inflazione al 23 per cento entro la fine del 2019, una svalutazione monetaria non superiore al 10 per cento, un decremento del Pil pari allo 0,5 per cento e un rafforzamento delle esportazioni di 21 punti percentuali.

Su espressa richiesta del Fondo monetario, l'esecutivo Macri ha deciso di intervenire anche sul sistema dei cambi, affidando la Banca centrale argentina (Bcra) alla direzione di Guido Sandleris, uomo di fiducia del ministro del'Economia Nicolas Dujovne. L'autorità monetaria interverrà sul valore del cambio ogni volta che il peso uscirà da una fascia compresa tra le 44 e le 34 unità per ogni biglietto verde scambiato. Nel caso si dovesse superare il tetto massimo, la Bcra potrà in automatico vendere fino a 150 milioni di dollari al giorno per dare liquidità al mercato e "prevenire oscillazioni ingiustificate". In caso di calo sotto la soglia minima di 34 pesos, si interverrà ritirando moneta internazionale per rimpinguare le riserve.

Stando a quanto riferiscono i media locali, il governo ha dovuto fare una serie di concessioni in sede di commissione (per essere sicuro dell'approvazione), in particolar modo alle province, per le quali è stata prevista la creazione di un fondo per il trasferimento dell'onere dei sussidi al trasporto pubblico, l'abolizione della legge che permetteva al governo di negoziare il debito pubblico in base alle condizioni di mercato, e un incremento delle partite di bilancio destinate a cultura e ricerca. L'opposizione, inoltre, aveva cercato di introdurre un articolo che fissa un tetto di 130 miliardi di dollari alle possibilità di indebitamento da parte del governo: quest'ultima proposta, tuttavia, non è stata approvata.

Eppure il rapporto elaborato dai tecnici del Fondo monetario internazionale in base al quale il direttorio dell'organismo ha ratificato l'accordo afferma nonostante tutto che "sussistono rischi consistenti legati alla sostenibilità del debito". È quanto si sostiene nel capitolato relativo alle "Valutazioni generali" (overall assessment), dove si sottolinea che per la fine del 2018 è prevista un'ascesa fino all'81 per cento del rapporto debito/Pil e che ci sono diverse componenti di rischio in relazione a questo livello di debito. In primo luogo il documento segnala il possibile incremento del fabbisogno finanziario lordo in uno scenario critico. Gli esperti del Fmi sottolineano inoltre che una importante porzione del debito è in valuta estera, ciò che lo rende estremamente suscettibile alla dinamica del tasso di cambio reale.

Nonostante l'organismo di credito approvi il programma di risanamento di bilancio proposto dal governo argentino, osserva che si tratta di "un programma di consolidamento tra i più elevati mai intrapresi nell'ambito di un Sba" e di una sfida quantomeno "ambiziosa". Secondo il Fondo inoltre il governo nazionale affronta il rischio di dover far fronte a passività potenziali dovute a ricapitalizzazioni della Banca centrale, di società pubbliche in perdita e del sistema pensionistico. Tra le criticità che potrebbero provocare un crollo della delicata impalcatura finanziaria argentina il Fondo monetario sottolinea principalmente l'imprevedibilità del contesto internazionale e la tenuta politica del governo a fronte di un programma di austerità.

"Cambiamenti inaspettati nella politica monetaria degli Stati Uniti", "inasprimento delle tensioni commerciali" e "condizioni finanziari più esigenti a livello globale" sono tra i principali fattori esterni di stress sul debito argentino considerati dal Fmi. L'organismo considera inoltre che "mantenere l'appoggio sociale e politico ai tagli che propongono le autorità sarà probabilmente difficile, particolarmente in relazione alla prospettiva di un'ulteriore diminuzione dell'attività economica". La questione sociale, si legge inoltre nel documento, potrebbe essere "esacerbata dal fatto che ci saranno le elezioni presidenziali nell'ottobre del 2019. (Abu)
 
 
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