COLOMBIA
 
Colombia: disponibile solo dieci per cento dei fondi utili ad accogliere migranti da Venezuela
Bogotà, 09 nov 2018 19:32 - (Agenzia Nova) - La Colombia non dispone più del dieci per cento dei fondi utili a sostenere i piani per accogliere in patria i migranti venezuelani. Lo ha detto il responsabile del programma colombiano "Plan Frontera", Felipe Munoz, in un'intervista rilanciata dai media locali. Per poter dare in Colombia l'assistenza dovuta ai cittadini che lasciano il Venezuela "manca molto denaro", ha detto Munoz spiegando però che "l'importante è vedere quali possono essere le fonti" di finanziamento. E a questo proposito, ha proseguito il funzionario, "il presidente Ivan Duque e il ministro degli Esteri Carlos Holmes Trujillo hanno stabilito che occorre rivolgersi alla comuintà internazionale per ottenere risorse". Secondo Munoz, la Colombia sta comunque "facendo bene" il suo compito. "Così lo hanno riconosciuto tutte le agenzie internazionali. La prima cosa che è stata fatta è dare attenzione umanitaria. Al momento stiamo passando a una seconda tappa, di regolarizzazione migratoria", ha spiegato.

Il dossier dei migranti dal Venezuela, e la necessità di raccogliere risorse per accoglierli, era stato tra i temi inseriti nell'agenda del viaggio che Duque ha sostenuto in ottobre nel vecchio Continente. L'Ue aveva già stanziato 35 milioni di euro per tamponare l'emergenza migranti nella regione ma "il messaggio politico" inviato dai Ventotto durante il tour di Duque, "ha ripercussioni più ampie", ed è quello lanciato dal presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker: "Non ci piace la dittatura. Ora è tempo che il sistema della giustizia internazionale se ne occupi e occorre portare il sistema dinanzi al sistema", ha detto. Bruxelles, chiosa l'articolo, ha "finito per appoggiare la denuncia che hanno portato alla Corte penale internazionale sette paesi: Colombia, Argentina, Canada, Cile, Perù, Paraguay e, più di recente, la Francia".

Una nuova richiesta di aiuti era stata avanzata dal ministro degli Esteri Carlos Holmes Trujillo a margine della presentazione di un rapporto della Banca mondiale (Bm) proprio sul fenomeno migratorio. Occorre "fare in modo che la comunità internazionali disponga alcune risorse con carattere di donazione per poter finanziare interventi umanitari urgenti in diversi punti critici e definire rapidamente la struttura finanziaria regionale in modo che ognuno dei paesi interessati dalla crisi migratoria possa accedere ai fondi", ha spiegato. Il rapporto della Bm, tra le altre cose, ha segnalato che la risposta umanitaria fornita dalla Colombia al Venezuela comporta una spesa compresa tra lo 0,23 per cento e lo 0,41 per cento del prodotto interno lordo nazionale.

Tutte posizioni che hanno suscitato la risposta, non priva di sarcasmo, di Caracas. Il governo venezuelano ha accusato la Colombia di essersi specializzata nella richiesta di fondi internazionali a proprio beneficio e per cause non legate al loro reale utilizzo. Il presidente della Colombia Ivan Duque "è diventato un viveur del sistema multilaterale", ha detto il ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza in un messaggio pubblicato sul proprio profilo di Twitter. "La Colombia ha il record nel ricevere risorse e dare 'loro un altro uso'. Per fermare la violenza, le droghe, negoziare la pace e ora la migrazione. Ci sono più droghe, più violenza e non si rispettano gli accordi di pace" ha scritto Arreaza rimandando alle polemiche sul difficile percorso di pacificazione interna dopo gli accordi stretti con le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) a fine 2016. Altro capitolo sul quale Bogotà ha chiesto e ottenuto assistenza internazionale.

Secondo stime delle Nazioni Unite circa 5 mila venezuelani lasciano il loro paese ogni giorno per fuggire dalla crisi politica ed economica in corso, un fenomeno descritto come “il maggior movimento di popolazione nella storia recente dell’America Latina”. La maggior parte di loro cerca rifugio in Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù. Sempre secondo dati Onu 1,9 milioni di venezuelani vivono all’estero dal 2015 e il numero di coloro che hanno inoltrato domanda di asilo nel mondo è cresciuto del 2 mila per cento dal 2014. "Mai l'America latina aveva dovuto affrontare una situazione di migrazione forzata come quella che si sta vedendo ora" ha detto l'ex vicepresidente del Guatemala, Eduardo Stein, rappresentante speciale dell'Unhcr (alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati) e dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) per il caso dei rifugiati venezuelani.

La ricostruzione dell'intera vicenda è però oggetto di una serrata critica da parte del governo venezuelano. Nel suo intervento davanti all'assemblea generale Onu il presidente Maduro ha dichiarato che la crisi migratoria venezuelana è stata fabbricata per giustificare un intervento militare in Venezuela. Caracas, ha detto il capo dello stato, “è stata esposta a un attacco mediatico permanente da parte degli Stati Uniti”. Un espediente “per giustificare un intervento internazionale, un intervento militare contro il nostro paese”, ha dichiarato Maduro, che ha denunciato il tentativo di usare il Venezuela lo “stesso schema usato in Iraq con le armi di distruzione di massa”. Al tempo stesso, Caracas contrasta le dimensioni del fenomeno, denuncia le "falsità" che avrebbero portato i venezuelani a lasciare il paese, salvo pentirsene, e rivendica proprie cifre sull'accoglienza di migranti, specie dalla Colombia: circa sei milioni di persone, contro i sono circa 900.000 colombiani in territorio venezuelano denunciati dal servizio migrazione di Bogotà. (Mec)
 
 
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..