DIRITTI
 
Diritti: Mennuni (Fd'I), campagna Pro Vita lesiva? Presentata interrogazione a Raggi
 
 
Roma, 30 ott 2018 13:43 - (Agenzia Nova) - “Ha suscitato perplessità e indignazione la rimozione ordinata dalla amministrazione di Roma Capitale dei manifesti affissi dall’associazione Pro Vita che denunciavano l’assurdo dell’utero in affitto e della maternità surrogata. Ho presentato un’interrogazione alla sindaca Raggi per sapere in che modo la campagna di Pro Vita e Generazione Famiglia di affissione di manifesti sul utero in affitto e la maternità surrogata, possa essere giudicata ‘lesiva dei diritti e delle libertà individuali’, se mirante a stigmatizzare una condotta che il nostro ordinamento giuridico qualifica come contraria all’ordine pubblico e che sanziona sul piano civile, penale e amministrativo". Lo dichiara in una nota Lavinia Mennuni consigliere di Roma Capitale di Fdi.
"E’ la stessa normativa italiana - prosegue la nota - tramite la L. 40/2004 a stabilire infatti che chiunque pratica «la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro» (art. 12 comma 6). La Corte di Cassazione, ha inoltre rilevato che 'Il divieto di pratiche di surrogazione di maternità è certamente di ordine pubblico' (sez. I, 11 novembre 2014, n. 24001). La dignità della persona, sia della madre che del bambino, è direttamente e gravemente violata dalla pratica della c.d. ‘maternità surrogata’. Infine non si può non citare l’art. 21 della Costituzione che dispone che ‘tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione’. Spero che non accada più che ci si sottragga ad un dovere: il rispetto del pensiero e delle idee. Oggi le associazioni citate sono state costrette a cambiare strategia comunicativa a dimostrazione che non è semplicemente disponendo la rimozione di manifesti che si possa spazzare via un tema delicato che sicuramente scuote le coscienze e che è importante affrontare. L’amministrazione Raggi ha dunque applicato una inaccettabile censura ideologica nei confronti di una legittima espressione del pensiero. Un atto inaccettabile sempre ma tanto più grave se adottata da un pubblico amministratore donna su un tema, quello della maternità surrogata e dell’utero in affitto su cui una donna dovrebbe essere ben sensibile”.
(Com)
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