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India: il ministro della Difesa in Francia per rafforzare la cooperazione, mentre infuria la polemica Rafale
Nuova Delhi, 11 ott 11:45 - (Agenzia Nova) - Il ministro della Difesa dell’India, Nirmala Sitharaman, inizia oggi una visita di tre giorni in Francia, per incontrare l’omologo francese, Florence Parly. Le due responsabili della Difesa discuteranno del rafforzamento della relazione strategica; delle esercitazioni congiunte, focalizzate sull’Asia occidentale e l’Indo-Pacifico; della coproduzione di armamenti; e dello stato di avanzamento dei lavori per la fornitura da parte del gruppo francese Dassault Aviation dei 36 aerei caccia, oggetto di un contratto tra governi, ai quali potrebbero aggiungersene altri. Sitharaman probabilmente visiterà uno stabilimento dell’azienda alle porte di Parigi; inoltre, avrà anche un colloquio col presidente francese, Emmanuel Macron.

Il viaggio ufficiale cade in un momento caldo della controversia sull’appalto dei Rafale, che si trascina da anni nella politica indiana. L’accordo intergovernativo è stato firmato nel settembre del 2016 e le consegne dovrebbero iniziare nel settembre del 2019. L’appalto era stato deciso dal precedente governo dell’Alleanza progressista unita (Upa), guidato dal Congresso nazionale indiano (Inc), che aveva negoziato un prezzo di 10,2 miliardi di dollari per 126 aerei, ma si era bloccato in seguito al rifiuto di Dassault Aviation di assicurare che la produzione sarebbe stata affidata a Hindustan Aeronautics. L’esecutivo dell’Alleanza nazionale democratica (Nda) guidata dal Partito del popolo indiano (Bjp) di Narendra Modi, ha poi modificato l’accordo, riducendo il numero di mezzi e rinunciando al trasferimento di tecnologia. In base all’intesa, la parte francese si è assunta il trenta per cento dell’impegno per la ricerca e lo sviluppo e il venti per cento per la manifattura dei componenti in India.

Il Congresso ha sollevato diverse questioni, accusando il governo di aver concluso la compravendita a “un prezzo molto gonfiato”, procurando un danno erariale al paese; di aver aggirato la “procedura d’appalto della difesa” a favore del gruppo industriale Reliance Defence, facendone entrare la controllata Reliance Aerostructure in una joint venture con Dassault, e di essere sceso a compromessi sulla sicurezza. Il partito di opposizione ha chiesto la pubblicazione dei dettagli dell’accordo, costi compresi, che dovrebbero essere intorno agli otto miliardi di dollari. L’esecutivo in carica ha rifiutato di rendere pubblici i dati spiegando al parlamento di aver sottoscritto con la Francia una clausola di riservatezza. Per il Congresso, tuttavia, le parti sono sì vincolate a proteggere le informazioni riservate riguardanti le capacità operative delle attrezzature per la difesa, ma non è chiaro se il governo indiano abbia un vincolo legale a non rivelare il prezzo.

Ieri la Corte suprema, che ha ricevuto diverse istanze di chiarimento in merito alla compravendita, ha chiesto al governo di fornirle i dettagli sul processo decisionale che ha portato all’acquisto, pur precisando che non si tratta di un’ingiunzione formale: la raccolta di informazioni è a scopo conoscitivo e “non deve coprire la questione del prezzo o dell’idoneità della dotazione per l’Aeronautica militare, tenendo conto della natura sensibile” di tali informazioni. La Corte ha chiesto che il “plico sigillato” sia inviato entro il 29 ottobre e ha aggiornato le udienze al 31.

Nelle ultime settimane la polemica si è concentrata soprattutto sul mancato ruolo dell’azienda aerospaziale pubblica Hal. Il ministro della Difesa Sitharaman ha dichiarato che la compagnia nazionale è rimasta fuori dall’accordo sui caccia perché “non aveva la capacità necessaria per produrli”, e ha attribuito la responsabilità al precedente governo che “avrebbe potuto fare qualsiasi cosa per rafforzare l’offerta di Hal, per far sì che le sue condizioni fossero abbastanza allettanti per Dassault”. Tuttavia, il suo predecessore del Congresso, Arackaparambil Kurien Antony (A. K. Antony), ha contestato questa ricostruzione, accusando l’attuale responsabile del ministero di “sopprimere i fatti” e “appannare” l’immagine di Hal. Inoltre, T. Suvarna Raju, ex presidente e direttore generale di Hal, ha negato che vi fosse un problema di capacità produttiva riguardo a quei jet: “Avremmo potuto sicuramente farlo”, ha dichiarato il manager.

Infine, Francois Hollande, presidente della Francia all’epoca dei fatti, ha sostenuto di non aver avuto voce in capitolo sulla scelta del partner indiano, caduta su Reliance, di proprietà di Anil Ambani: “Abbiamo preso l’interlocutore che ci è stato dato”, ha detto. L’attuale leader dell’Eliseo, Emmanuel Macron, ha rifiutato di commentare rinviando a quanto affermato dal premier indiano Modi. “Sarò molto chiaro. È stata una trattativa intergovernativa e voglio fare riferimento a quello che il primo ministro Modi ha detto molto chiaramente qualche giorno fa. Non ho altri commenti. Non ero in carica all’epoca e so che abbiamo regole molto chiare”, ha affermato. Dassault Aviation ha ribadito in un comunicato di ieri di aver “scelto liberamente” Reliance Group.

Parly è stata in India nell’ottobre dell’anno scorso e Macron a marzo di quest’anno. Risale all’incontro di ottobre l’accordo sull’organizzazione dell’esercitazione navale congiunta Varuna, preceduta e preparata da una serie di misure. Le due titolari della Difesa hanno valutato anche altre iniziative per facilitare l’interazione operativa tra le forze armate dei rispettivi paesi. È stato ribadito, inoltre, l’impegno per il potenziamento della cooperazione bilaterale contro il terrorismo. Anche in quell’occasione è stata evidenziata l’importanza cruciale della sicurezza nell’area indo-pacifica. A marzo, invece, Macron ha concluso la sua visita con la firma di 14 documenti di cooperazione tra accordi, protocolli di intesa e lettere di intenti riguardanti vari settori e una lunga e ambiziosa dichiarazione congiunta sottoscritta col primo ministro indiano, Narendra Modi.

La dichiarazione si articola in 53 punti e quattro capitoli: partnership strategica; cooperazione economica, educativa, scientifica, tecnologica, culturale e sociale; partnership per il pianeta; espansione delle convergenze strategiche globali. Di fondamentale importanza, al punto 5, è la “visione strategica congiunta della cooperazione indo-francese nella regione dell’Oceano Indiano”, definita dai due leader “un faro guida” per i partner e “cruciale” per il mantenimento della sicurezza delle rotte marittime internazionali, del libero commercio e delle comunicazioni in conformità col diritto internazionale; per il contrasto alle attività terroristiche e alla pirateria; per la “creazione di consapevolezza sul dominio marittimo”; per la costruzione di capacità e per il potenziamento del coordinamento nei consessi internazionali e regionali.

Nell’ambito della difesa e della sicurezza, i due paesi si sono impegnati a facilitare la fornitura di sostegno logistico e di servizi tra le rispettive forze armate durante le visite autorizzate, le esercitazioni congiunte e la partecipazione a interventi di assistenza umanitaria. Un secondo accordo definisce le regole di sicurezza comuni nello scambio di informazioni riservate. Un accordo specifico riguarda la prevenzione del consumo illecito e la riduzione del traffico illecito di narcotici, sostanze psicotrope e precursori chimici. La cooperazione in materia si basa sullo scambio di informazioni e di esperienze, sulla costruzione di capacità, sull’interazione istituzionale e sul contrasto alle reti di finanziamento del terrorismo. Nel segmento della sicurezza marittima un accordo incoraggia la cooperazione in materia di idrografia, cartografia e documentazione nautica. A ciò si aggiunge quello di attuazione dell’intesa tra l’Indian Space Research Organisation (Isro) e il Centre National d’Etudes Spatiales (Cnes) per l’elaborazione di soluzioni per il rilevamento, l’identificazione e il monitoraggio di navi nelle regioni di interesse per India e Francia.

La principale regione di interesse per i due partner è quella indo-pacifica, dove cresce la presenza della Cina. Per l’India è importante collaborare con la Francia, che è ancora una potenza nell’Oceano Indiano, essendo titolare di una Zona economica esclusiva (Zee) di undici milioni di chilometri quadrati; avendo tra i suoi possedimenti dieci isole nel Canale del Mozambico e basi militari a Gibuti, Abu Dhabi e nell’Isola della Riunione. Per l’India la partnership con la Francia riempie un vuoto nell’Oceano Indiano occidentale, dove non arriva la giurisdizione del Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti, l’altro alleato chiave. Per condividere le informazioni sul traffico marittimo e i domini marittimi nella regione dell’Oceano Indiano, la Francia e l’India hanno firmato un accordo: il Technical Arrangement on Exchange of White Shipping. I due paesi, inoltre, collaborano con gli Emirati Arabi Uniti e l’Australia per garantire la libertà delle linee di comunicazione via mare.

Per quanto riguarda la cooperazione industriale, sono in corso diversi progetti nell’ambito del programma “Make in India”, volto a sostenere l’industria manifatturiera indiana. Al momento, ad esempio, l’azienda aerospaziale indiana Hindustan Aeronautics Limited (Hal) sta lavorando con la francese Dassault Aviation all’aggiornamento degli aerei caccia Mirage-2000 per l’Aeronautica militare indiana; i cantieri navali indiani Mazagon Dock Shipbuilders Limited (Mdl) stanno collaborando col francese Naval Group nella produzione dei sommergibili Scorpene per la Marina indiana e i motori francesi Turbomeca sono al centro del progetto di elicottero medio multiruolo Advanced Light Helicopter (Alf) di Hal. Il paese europeo è un importante fornitore per la difesa di quello asiatico: tra il 2013 e il 2017, l’8,5 per cento delle esportazioni militari francesi ha avuto come destinazione l’India, per un importo annuale di 600 milioni di euro, escludendo l’appalto dei caccia Rafale. (Inn)
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