LIBIA
 
Libia: nuovo leader Tuareg a “Nova”, “situazione nel sud è molto grave, l’Italia ci aiuti”
Roma, 25 set 2018 18:02 - (Agenzia Nova) - I Tuareg libici chiedono al governo italiano e all’Unione europea di offrire aiuti concreti al sud della Libia, dove la situazione umanitaria e di sicurezza è “molto grave”. A dirlo è stato il nuovo leader dei Tuareg in Libia, Moulay Kamidi, in un’intervista esclusiva concessa ad “Agenzia Nova”. “La situazione della sicurezza nel sud, oltre alla situazione presso i confini con i paesi africani vicini, è molto negativa da tutti i punti di vista”, afferma il neo eletto presidente dell'Alto consiglio sociale dei Tuareg della Libia. “Sappiamo - aggiunge Kamidi - che le tensioni nel sud e in particolare a Sebha (principale città del Fezzan situata 650 chilometri a sud di Tripoli) sono causate dall'infiltrazione di gruppi armati ciadiani e sudanesi che vengono dall'estero e che hanno preso il controllo di alcune regioni e strade per compiere rapine, rapimenti, traffici illeciti e omicidi sfruttando la mancanza di sicurezza”.

Il presidente dell'Alto consiglio sociale dei Tuareg della Libia parla anche della missione italiana a Ghat. In questa città della frontiera sud-occidentale, infatti, il Viminale doveva mandare a fine giugno una “missione tecnica” finanziata dalla Commissione europea, che coinvolgeva la Polizia di frontiera, i militari del Coi-Comando operativo interforze dello Stato Maggiore della Difesa, e il genio dell’Esercito. Gli italiani avrebbero dovuto individuare nello specifico i lavori “fisici” da realizzare, come il riadattamento delle caserme o le opere di ristrutturazione e di consolidamento dei presidi di confine. Un primo sopralluogo per individuare le opere di consolidamento da realizzare nei presidi di frontiera della Libia meridionale per bloccare i flussi migratori. La missione, tuttavia, non è mai partita per l’opposizione di alcuni gruppi armati locali. “Abbiamo discusso con il governo italiano - afferma Kamidi - della creazione di un presidio militare nel sud della Libia, ma al momento non ci sono le condizioni per farlo. La situazione umanitaria e di sicurezza è molto grave e non possiamo accettare una presenza senza cambiare questa situazione. Aspettiamo la posizione del nuovo governo di Roma su questo argomento”.

I Tuareg sono un popolo berbero, tradizionalmente nomade, stanziato lungo il deserto del Sahara principalmente nel Mali e nel Niger ma anche in Algeria, Libia, Burkina Faso e perfino nel Ciad dove sono chiamati Kinnin. Considerati come “i guardiani del deserto”, i membri di questa tribù sono fondamentali per il controllo dei confini. "Sappiamo che ogni paese fa i suoi interessi in Libia, specialmente nel sud. Abbiamo rapporti con la Francia e con qualsiasi altro paese o organizzazione che voglia dare sostegno alle nostre richieste. Siamo al corrente della rivalità tra paesi stranieri nel sud della Libia. La nostra zona è teatro di un conflitto fra diversi paesi”, afferma il capo dei Tuareg della Libia. “Noi chiediamo al governo italiano e all’Unione europea di offrire un sostegno maggiore tramite l’invio di aiuti umanitari urgenti al sud e in special modo nelle città dove sono presenti i Tuareg. Senza aiuti e sviluppo nel sud non è possibile alcuna collaborazione con i paesi esteri. Nel caso in cui il governo (italiano) dovesse riprendere a sostenere in modo sincero queste città, allora potremmo accettare la collaborazione con loro”.

Il 31 marzo 2017, i capi delle principali tribù della Libia meridionale, gli Awlad Suleiman e i Tebu, alla presenza dei leader Tuareg, avevano firmato a Roma un insperato accordo di riconciliazione. Il nuovo leader dei Tuareg in Libia ritiene che l’intesa sia “molto importante in questa fase per porre le basi della stabilità e della calma tra le tribù del Fezzan”. Secondo Kamidi, infatti, “bisognerebbe andare verso questa direzione, quella degli accordi di Roma, anche per arrivare alla riconciliazione tra altre tribù del Fezzan: questo porterebbe a delineare la stabilità nella regione e a unificare gli sforzi per cambiare la situazione e migliorarla”. L’intesa prevedeva l’avvio di progetti di sviluppo e programmi di addestramento di giovani per la formazione di forze di polizia. L’esponente Tuareg sottolinea a “Nova” come l’intesa non abbia però avuto alcuna esecuzione sul terreno “a causa della presenza di parti che tentano di impedirne ogni applicazione e che non hanno interesse alla stabilità della regione del sud della Libia”.

“Noi abbiamo partecipato agli accordi di Roma - ricorda Kamidi - sulla base di un invito avanzato all'organizzazione Ara Pacis che ha sponsorizzato l’intesa e su richiesta delle tribù Tebu e Awlad Suleiman, per presenziare alla cerimonia della firma dell’accordo definitivo di riconciliazione e pace. Eppure - aggiunge il leader tribale - col passare del tempo si è fatto sempre più chiaro che non sarebbe mai iniziata l’esecuzione dell’accordo”. Kamidi sottolinea come dal maggio 2017 tutto sia rimasto “congelato” anche a causa della presenza di gruppi sul campo “che non vogliono arrivare ad alcun accordo nel sud e non vogliono la stabilità nella regione, in particolare dal punto di vista della sicurezza”. Il capo dell'Alto consiglio sociale dei Tuareg denuncia che questi attori “hanno sfruttato la situazione esistente e hanno tentato di far fallire gli sforzi di pace: (...) questo è quanto accaduto dopo la firma dell’accordo”.

Il rappresentante dei Tuareg della Libia accusa sia Tripoli che Roma di “mancanza di serietà e sincerità nell’applicazione dell’accordo”. Questa situazione ha spinto “alcune parti a proporre accordi paralleli a quello di Roma e questo è accaduto davvero”. Kamidi non menziona alcun paese in particolare, ma i sospetti ricadono su Parigi, già accusata lo scorso 14 settembre da uno dei leader della tribù Tebu, Yousef Cujai, membro del Consiglio di riconciliazione della città di Sebha, di aver tentato di boicottare l’accordo di Roma ingaggiando mercenari dai paesi vicini. “In passato – rivela ancora l’esponente Tuareg - è stato convocato un incontro con alcune tribù del sud della Libia alla presenza di diplomatici per tentare di arrivare a un accordo di riconciliazione globale sponsorizzato da alcuni paesi stranieri. Ritengo che questa attività sia partita dopo il vuoto provocato fondamentalmente dalla mancata esecuzione dell’accordo di Roma”.

Kamidi smentisce inoltre che la regione libica meridionale del Fezzan chieda l’indipendenza: “Non c’è una vera iniziativa di questo tipo per la creazione di un governo indipendente nel sud. Ci sono solo notizie false diffuse dai media allo scopo di esercitare pressioni sui decisori politici in Libia per farli portare avanti alcuni provvedimenti in alcune fasi. Noi respingiamo l’idea di creare un governo indipendente del sud”. Nei giorni scorsi, alcuni capi e organizzazioni del sud della Libia avevano diffuso una dichiarazione in cui prendevano le distanze sia dal governo di accordo nazionale di Tripoli che dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, lanciando un appello alla Comunità internazionale per consentire la creazione di un nuovo organo esecutivo rappresentativo di tutto il paese con sede nel Fezzan. In un'intervista rilasciata oggi ad "Agenzia Nova" lo scorso 15 settembre, il sindaco di Sebha, Hamed al Hayali, aveva detto che la situazione in cui versa la popolazione del Fezzan “è drammatica” ed è peggiorata a causa degli scontri a Tripoli. (Asc)
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