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Iran: manifestazioni in diverse città del paese mentre si avvicina entrata in vigore sanzioni Usa

Teheran, 03 ago 2018 13:45 - (Agenzia Nova) - La situazione in Iran è sempre più tesa in vista delle sanzioni economiche degli Stati Uniti che a partire dal 4 agosto andranno a colpire il settore automobilistico, oltre al commercio di oro e altri metalli preziosi. Ieri nuove proteste contro l’inflazione e la crisi economiche si sono verificate in diverse città del paese in particolare a Shiraz, Isfahan, Mashhad, Karaj, Ahvaz e Rasht. Secondo l’emittente indipendente “Radio Zamaneh”, a Shiraz le forze di polizia hanno usato gas lacrimogeni per respingere i manifestanti. Il vice governatore della provincia di Fars, Hadi Pajohezh, ha dichiarato all’agenzia di stampa “Irna” che le proteste sono anzitutto contro il governo e la guida suprema iraniana, Ali Khamenei, e non contro l’alta inflazione. Al contrario, i media iraniani più vicini al governo hanno dato spazio alle proteste nelle edizioni in lingua farsi, cercando di circostanziare le manifestazioni e collegandole anzitutto all’insoddisfazione per l’economia e i timori per le sanzioni statunitensi. Ieri l'agenzia di stampa “Irna” ha parlato di proteste diffuse in diverse città precisando che le forze di polizia avevano disperso i manifestanti nelle prime ore della sera. Tuttavia in diversi video pubblicati sui social network da reti di attivisti, tra cui “Radio Farda” si vedono manifestanti cantare slogan esplicitamente contro l’élite religiosa, chiedendo la fine della Repubblica islamica fondata nel 1979.

Dall’inizio di gennaio l'Iran ha assistito a frequenti manifestazioni a livello nazionale con istanze differenti: dalla richiesta di acqua potabile nelle provincie occidentali, ai risarcimenti per istituti di credito falliti, fino alla richiesta di posti di lavoro e l'arresto di funzionari e politici corrotti. Le proteste più violente si sono verificate tra il 31 dicembre 2017 e il 2 gennaio scorsi con un bilancio di 23 morti, tra cui due agenti della sicurezza, e un totale di 3.700 manifestanti arrestati. Il nuovo crollo del riyal iraniano, che in quattro mesi ha perso più di metà del valore rispetto al dollaro, sta mettendo a serio rischio la stabilità dell’Iran e del suo fragile sistema economico.

A partire da domani, 4 agosto, gli Stati Uniti imporranno la prima tranche di sanzioni economiche contro Teheran che includeranno il settore automobilistico, il commercio di oro e altri metalli, a cui seguiranno quelle sul settore petrolifero previste per l’4 novembre. Lo scorso 30 luglio la divisa iraniana ha segnato un nuovo minimo contro il dollaro, con valori scambio sul mercato nero pari a 120.000 riyal per un dollaro, rispetto ai 90.000 della scorsa settimana. Il governo iraniano, per mostrare la sua risolutezza ad affrontare il problema delle speculazioni e la prontezza nel rispondere alla guerra economica lanciata da Washington, ha arrestato decine di commercianti accusati di aver sfruttato il crollo della valuta nazionale per ottenere un guadagno personale.

La situazione di tensione sia sul piano economico che politico sta mettendo a rischio la tenuta del presidente Hassan Rohani. Il primo agosto 193 deputati, su 290 che compongono il Majlis (il parlamento iraniano) hanno chiesto un rimpasto di governo in una lettera inviata a Rohani. Nella lettera i parlamentari dissidenti hanno sottolineato che un rimpasto dell’esecutivo sarà positivo per il paese. I 193 deputati hanno apprezzato il licenziamento del governatore Valiollah Seif, criticato dagli avversari politici del capo dello Stato, con il responsabile della compagnia statale di assicurazioni Abdolnaser Hemmati. In una lettera separata, 190 deputati hanno invece chiesto al capo della magistratura iraniana, l’ayatollah Sadeq Amoli Larijani, di avviare un’azione urgente per contrastare gli speculatori. (Irt)
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