SPECIALE ENERGIA

 
 
 

Speciale energia: "Financial Times", le emissioni di gas dagli impianti hanno un impatto peggiore di quanto si pensasse

Londra, 22 giu 2018 14:15 - (Agenzia Nova) - Le emissioni di metano frutto di fughe di gas negli impianti dell'industria petrolifera e gassifera sono superiori di almeno il 60 per cento alle stime dei governi, alimentando così le preoccupazioni sul loro contributo al riscaldamento climatico globale: lo denuncia il quotidiano economico britannico "The Financial Times", citando i dati raccolti ed elaborati da una nuova ricerca negli Stati Uniti coordinata dallo Environmental Defense Fund e pubblicati ieri giovedì 21 giugno sulla rivista "Science". La ricerca ha messo insieme i risultati di diversi studi precedenti, e ne ha concluso che finora erano state sottostimate le dimensioni del fenomeno delle perdite di gas dagli impianti energetici, a causa del fatto che non erano state prese in considerazione le emissioni provocate negli episodi di malfunzionamento o nei veri e propri incidenti che costellano la vita di quegli impianti. I risultati di questa nuova analisi dei dati attirano l'attenzione su una questione che preoccupa sempre di più molte compagnie petrolifere e gassifere: i giganti ExxonMobil e BP, ad esempio, recentemente hanno adottato piani per ridurre queste perdite di gas metano, anche ricorrendo alle nuove tecnologie informatiche, come parte delle loro strategie per affrontare la minaccia rappresentata per il pianeta dai cambiamenti climatici. D'altra parte l'industria estrattiva nel suo complesso, ricorda il "Financial Times", negli anni passati ha opposto una sorda resistenza alla regolamentazione imposta negli Stati Uniti dall'amministrazione dell'ex presidente Barack Obama per ridurre le perdite di metano e oggi l'amministrazione del presidente Donald Trump sta tentando di abolire o ridimensionare quelle regole. In realtà, annota il giornale, le reali dimensioni delle emissioni involontariamente generate dai pozzi, dagli impianti di raffinazione e lavorazione degli idrocarburi e da oleodotti e gasdotti, è cruciale nel dibattito sul passaggio dal carbone al gas per la produzione di energia elettrica: il metano infatti è il principale componente del gas naturale e contribuisce potentemente al riscaldamento globale. E' vero che le centrali elettriche a gas inquinano assai meno e rilasciano nell'atmosfera assai meno anidride carbonica rispetto all'utilizzo del carbone, a parità di produzione di elettricità: ma appunto le perdite di metano riducono questo vantaggio e rischiano persino di azzerarlo. Se infatti più del 2,7 per cento del gas viene disperso nel suo viaggio dai pozzi di estrazione agli impianti generatori di energia elettrica, spiega lo scienziato Steve Hamburg del gruppo energetico francese Edf citato dal "Financial Times", allora l'impatto dei gas ad effetto serra diventa peggiore che la combustione del carbone. L'Agenzia Usa per la protezione dell'ambiente finora stimava che le perdite complessive lungo il ciclo lavorativo fossero l'1,4 per cento della produzione di gas: ciò offriva un chiaro beneficio dal passaggio dell'alimentazione delle centrali dal carbone al gas, garantendo minori emissioni ad effetto serra. Ma la ricerca odierna dimostra che quel dato era basato su una stima "minima" delle perdite di gas nei singoli impianti di trasporto e lavorazione; utilizzando invece le evidenze aggregate raccolte anche attraverso la sorveglianza aerea e satellitare delle regioni petrolifere e gassifere, il nuovo studio afferma che nell'anno preso in considerazione, il 2015, le perdite di metano sono ammontate al 2,5 per cento dell'intera produzione di gas. E questo, conclude il "Financial Times", fa sì che siano assai meno decisive le ragioni a favore di una trasformazione delle centrali elettriche a carbone in centrali alimentata a gas. (Res)
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