GRECIA-FYROM
 
Grecia-Fyrom: accordo sul nome in bilico a causa delle opposizioni interne e di "conflitti istituzionali"
Atene, 13 giu 18:44 - (Agenzia Nova) - Lo storico accordo per il nuovo nome dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom), che dovrebbe chiamarsi Repubblica di Macedonia del Nord, passerà adesso al vaglio dei rispettivi parlamenti seppur con modalità diverse. I primi ministri dei due paesi, Alexis Tsipras e Zoran Zaev, dovranno adesso superare forse l’ostacolo più duro nel porre fine all'annosa disputa sul nome: le rispettive opposizioni e il sentimento nazionale dei due popoli, oltre ad alcune incognite di tipo istituzionale. Zaev oggi ha consegnato il testo dell’accordo sul nome a Hristjan Mickoski, leader del principale partito dell'opposizione, Organizzazione rivoluzionaria interna-Partito democratico per l'unità nazionale macedone (Vmro-Dpmne). Mickoski ha già detto di essere contrario alla soluzione definendola “una resa” ai diktat di Atene e confermando di voler votare in parlamento contro la ratifica del cambio del nome e la conseguente modifica della Costituzione.

Il presidente macedone Gjorge Ivanov, molto critico con Zaev per il “personalismo” con cui ha condotto i negoziati con l’omologo greco Tsipras, ha reso nota nel pomeriggio l'intenzione di non controfirmare l'accordo quando sarà inoltrato alla presidenza. "Dannoso" è stato l'aggettivo usato da Ivanov in un discorso alla nazione, pronunciato a reti televisive unificate, in cui ha criticato il governo di essere stato "incapace" di proporre una soluzione che tutelasse gli interessi del paese, accusando l'esecutivo di aver portato avanti avanti il processo negoziale senza il consenso dei cittadini e con scarsa "trasparenza". Ivanov che oggi ha avuto un colloquio estremamente breve, due minuti circa, con il premier macedone e il capo della diplomazia di Skopje, Nikola Dimitrov, ha imputando loro tutta la responsabilità per l'accordo raggiunto.

Altra partita quella giocata da Tsipras in patria dove sarà chiamato a spiegare l’accordo ai cittadini ma soprattutto a schivare gli attacchi del principale partito di opposizione greca Nuova democrazia (Nd), che sembra pronta a presentare una mozione di sfiducia contro il governo sull’accordo raggiunto ieri, in quanto “dannoso” per il paese. Oggi il leader di Nd, Kyriakos Mitsotakis, non ha esitato a ribadire che come si tratti di un “pessimo accordo”, in particolare nel riconoscere come lingua ufficiale il macedone e la stessa etnia, in quanto costituirebbero una “concessione nazionale non accettabile". Mitsosakis ha sottolineato che il governo non avuto “alcun mandato” dal parlamento nel raggiungere un accordo con queste condizioni, attaccando il primo ministro Tsipras, reo di non avere "la legittimità politica" per firmare un accordo, in quanto tale intesa non è stata approvata dal partito di minoranza nel governo di coalizione, Greci indipendenti (Anel). In questo contesto, va ad inserirsi il colloquio chiesto e ottenuto per oggi da Mitsotakis con il presidente Prokopis Pavlopoulos a cui avrebbe chiesto di quanto meno frenare gli esiti dell’accordo. Un passaggio delicato, su cui il capo dello Stato di Atene sembra abbia ribadito l’impegno nel rispetto delle sue prerogative dettate dalla Costituzione ellenica e sottolineato a sua volta quelle del parlamento. Il leader di Nd ha esortato Pavlopoulos ad assicurarsi che l'accordo venga “esaminato” dal Parlamento prima che i due governi lo firmano.

Nell’emiciclo di Atene sembra adesso rivolgersi l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, in particolare su quello che farà il partito di minoranza nel governo, Greci indipendenti (Anel), guidato dall’attuale ministro della Difesa, Panos Kammenos. Quest’ultimo ha ricordato sino a ieri che la linea del suo partito è sempre contraria alla presenza della parola Macedonia nel nuovo nome della Fyrom, ma che anche se non appoggerà la soluzione raggiunta dai due governi non metterà a rischio la tenuta della compagine governativa. Il leader di Anel non ha mai nascosto oltretutto di credere che la proposta sul nome non riceverà il voto favorevole da parte dei cittadini macedoni al momento del referendum. Motivo per cui, secondo Kammenos, il percorso si complicherebbe o allungherebbe prima che il testo arrivi al parlamento di Atene per l’autorizzazione al riconoscimento della nuova denominazione, e il rispettivo via libero, da parte del governo greco, alle aspettative di integrazione euro-atlantica per il paese macedone. Su questo aspetto Zaev ha in ogni caso sempre confermato che il governo intende permettere ai propri cittadini di esprimere il proprio parere sull’intesa.

Un accordo che ha visto le reazioni dei principali partner dei due paesi o di osservatori di peso, come Stati Uniti, Russia e Unione europea e la stessa Nato. Da Washington è arrivato il messaggio di congratulazioni da parte del Dipartimento di Stato Usa che in una nota ha rimarcato come lo “storico accordo” potrà portare benefici ad entrambi i paesi oltre a rafforzare la sicurezza e la prosperità per l’intera regione. Riconoscimento verso i due premier ma anche nei confronti del mediatore delle Nazioni Unite Matthew Nimetz per i suoi “risoluti sforzi da oltre due decenni a porre fine a questa disputa". Nimetz che ha definito la decisione una soluzione "reciprocamente vantaggiosa" per i due paesi e per l'intera regione. "Accolgo con grande favore l'annuncio dei primi ministri Tsipras e Zaev sulla ricerca di una soluzione reciprocamente accettabile per il problema del nome", ha affermato Nimetz dicendosi “onorato” dell’attività diplomatica e degli sforzi profusi durantre i negoziati, sottolineando di essere "incoraggiato dalla dedizione di entrambi i governi a portare benefici reciproci per tutti i loro i cittadini attraverso la creazione di un partenariato strategico come base per una cooperazione intensificata in tutti i settori".

Mentre la Russia auspica che i cittadini dei due paesi esprimano il loro sostegno all'accordo raggiunto per risolvere la disputa sul nome dopo 27 anni, come ha annunciato dal ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, dopo un incontro nella capitale della Federazione con l'omologo greco, Nikos Kotzias, in visita nel paese. "Abbiamo sempre sottolineato che sosteniamo il raggiungimento di un accordo su questo tema, senza interferenze, senza fissare eventuali scadenze”, ha dichiarato Lavrov. Intanto nel pomeriggio il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha ribadito l'importanza dell'accordo sottolineando come l'Alleanza si già d'accordo sul fatto che Skopje riceverà l'invito ufficiale all'adesione, una volta risolta la disputa sul nome con Atene. Una decisione, ha ricordato Stoltenberg alla stampa nazionale, che era stata chiara già al vertice Nato di Bucarest nel 2008, quando solo il veto di Atene aveva impedito l'invito all'adesione per Skopje. "Ora l'accordo è raggiunto e l'invito sarà presentato una volta completato il processo nei due paesi", ha aggiunto il segretario generale Nato.

Importante anche il riconoscimento dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, e del commissario Ue per l'Allargamento e la politica europea di vicinato, Johannes Hahn, che si sono congratulati per l'accordo raggiunto. "Ci congratuliamo di cuore con i primi ministri Alexis Tsipras e Zoran Zaev per la loro determinazione e leadership nel raggiungere questo storico accordo tra i loro paesi, che contribuisce alla trasformazione dell'intera regione dell'Europa sud-orientale", si legge in una dichiarazione congiunta di Mogherini e Hahn, pubblicata sul sito del Servizio europeo per l'azione esterna (Seae). "Questo risultato appartiene ai leader dei due paesi e alle loro squadre, ma prima di tutto appartiene a tutti i cittadini di entrambi i paesi e dell'Europa nel suo insieme", hanno proseguito i due rappresentanti dell'esecutivo comunitario.

La proposta di accordo "erga omnes" annunciata ieri è stata Repubblica di Macedonia del Nord, nome da utilizzare sia a livello internazionale che a livello bilaterale. Proposta che sarà ulteriormente regolata in linea con un emendamento alla Costituzione. L'accordo dovrà presentato prima di tutto alle parti interessate nel paese, firmato da rappresentanti di entrambi i governi, a cui dovrebbe seguire la ratifica da parte del parlamento di Skopje. Il Consiglio dei ministri macedone esaminerà domani il testo, mentre è in programma un incontro tra Zaev e Tsipras nel fine settimana o nei giorni successivi. Infine, l'accordo dovrebbe essere sottoposto a referendum popolare. Questo l’iter che potrebbe aprire la via al processo di adesione di Skopje sia nell’Unione europea che nella Nato. Un primo tassello potrebbe arrivare alla riunione del Consiglio europeo del 28-29 giugno, in cui verranno prese in considerazione le raccomandazioni della Commissione europea dello scorso aprile sull’avvio ufficiale dei negoziati dei negoziati di adesione Ue sia per la Fyrom che per l’Albania. (Gra)
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