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Asia: Cina e Usa ai ferri corti all’annuale summit sulla sicurezza regionale
Pechino, 04 giu 07:10 - (Agenzia Nova) - Lo “Shangri-La Dialogue”, annuale summit sulla sicurezza regionale ospitato da Singapore lo scorso fine settimana, è stato teatro di forti diverbi tra i rappresentanti di Stati Uniti e Cina, che secondo il quotidiano “South China Morning Post” starebbero convincendo Pechino a un approccio più intransigente nell’interlocuzione con Washington. La delegazione di lavoro cinese che ha preso parte all’evento si è trovata al centro di un vero e proprio scontro verbale quando ha replicato alle critiche dei funzionari Usa per l’unilateralismo di Pechino nel volatile teatro del Mar cinese meridionale. Il segretario della Difesa Usa, Jim Mattis, ha criticato la Cina per la militarizzazione degli atolli contesi di Paracel e Spratly durante il suo intervento al summit, nella giornata di sabato. Il generale He Lei, vicepresidente dell’Accademia militare cinese delle scienze e capo della delegazione di Pechino all’evento, ha replicato con toni egualmente duri, definendo gli Usa la vera fonte della conflittualità regionale.

La scorsa settimana il ministero degli Esteri cinese aveva tentato di limitare il profilo della disputa, chiedendo agli Stati Uniti di non dare eccessivo risalto alle tensioni nel Mar cinese meridionale. “Il fatto che alcune persone negli Stati Uniti rimarchino la militarizzazione del Mar cinese meridionale è irragionevole, come un ladro che volesse gridare ‘al ladro’”, ha dichiarato ieri sera la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying. Il giorno prima il segretario della Difesa Usa Jim Mattis, in visita alle Hawai, aveva dichiarato che Washington continuerà a pressare la Cina in merito alle sue attività di militarizzazione unilaterale delle isole contese nel Mar cinese meridionale. Le forze navali schierate dagli Usa nell’area, ha replicato Hua, sono di gran lunga superiori a quelle combinate della Cina e degli altri paesi rivieraschi del Mar cinese meridionale.

Non è andato a buon fine, dunque, il tentativo del governo cinese di disinnescare almeno in parte del tensioni relative al Mar cinese meridionale in occasione dello “Shangri-La Dialogue”. Pechino era consapevole che all’evento, cui hanno preso parte ministri della Difesa e funzionari da oltre 50 paesi, il segretario della Difesa Usa Jim Mattis avrebbe sollevato il tema della militarizzazione unilaterale degli atolli contesi da parte della Cina. Proprio il confronto tra potenze nel Mar cinese meridionale, assieme agli importanti sviluppi sul fronte della crisi nordcoreana, sono stati al centro dell’incontro di quest’anno. “Stiamo facendo tutto il possibile per cooperare con i paesi del Pacifico, è così che vanno curati gli affari nel mondo - aveva detto Mattis la scorsa settimana – ma ci ergeremo anche contro quanto riteniamo non confacente al diritto internazionale, con i pronunciamenti del diritto internazionale in materia”, ha detto il segretario Usa.

I membri della delegazione cinese che hanno preso parte al summit di Singapore erano stati accuratamente selezionati da Pechino proprio nel tentativo di minimizzare le tensioni. La delegazione non è stata guidata da un responsabile di questioni militari, ma da He Lei, tenente generale e vicepresidente dell’Accademia militare cinese delle scienze, per conferire all’evento il profilo di uno “scambio accademico”, e non di un confronto politico. Un colonnello dell’Esercito popolare cinese, Zhou Bo, ha tenuto inoltre un intervento allo “Shangri-La Dialogue” incentrato sulla competizione e la cooperazione tra Cina e India, prima del discorso del premier indiano Narendra Modi all’evento.

Lo “Shangri-La Dialogue” è coinciso quest’anno con un sensibile aumento della tensione tra Stati Uniti e Cina. Pochi giorni fa il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha criticato duramente la decisione degli Usa di revocare l’invito alla Cina a partecipare all’annuale esercitazione navale multilaterale Rim of the Pacific (Rimpac), in programma la prossima estate. La notizia della revoca dell’invito è stata diffusa poco prima dell’incontro a Washington tra Wang e il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, la scorsa settimana, e ha spinto il primo ad accusare Washington di esibire una “mentalità negativa”. Durante la conferenza stampa congiunta a conclusione dell’incontro, il ministro cinese ha definito quella del Pentagono “una decisione assolutamente non costruttiva, e una decisione che è stata presa alla leggera. Non giova alla mutua comprensione tra Cina e Stati Uniti. Pompeo ha replicato dichiarando di aver espresso a Wang le “preoccupazioni” di Washington per l’attività militare cinese nel Mar cinese meridionale.

Il Pentagono ha annunciato giovedì scorso di aver revocato l’invito alla Cina a partecipare all’annuale esercitazione navale Rim of the Pacific (Rimpac). Il colonnello Christopher Logan, portavoce del Pentagono, ha dichiarato che Washington ha ritirato il suo precedente invito alla Marina militare cinese a causa dello schieramento da parte di Pechino di missili antinave, missili terra-aria e di disturbatori elettronici nelle Isole Spratly, unilateralmente militarizzate dalla Cina. Logan ha descritto la decisione di Pechino come una “violazione della promessa fatta dal presidente Xi agli Stati Uniti e al mondo”. “Abbiamo chiesto alla Cina di rimuovere immediatamente i sistemi militari e di invertire la militarizzazione del Mar cinese meridionale”, ha aggiunto.

Una nota diffusa dal Pentagono afferma anche che il recente atterraggio di bombardieri strategici cinesi presso Woody Island, una delle isole dell’atollo, “ha contribuito ad aumentare le tensioni”. Secondo l’esperto di questioni militari Song Zhongping, interpellato dal quotidiano “South China Morning Post”, la decisione di Pechino di far atterrare bombardieri H-6k nelle Spratly è una risposta cinese all’intensificazione dei voli effettuati nella regione dai bombardieri strategici Usa B-52, e in particolare alla missione dello scorso aprile, quando quei velivoli si erano spinti in prossimità delle isole contese, spingendo Pechino a denunciare una “manovra provocatoria”. Secondo Evan Medeirosi, direttore per l’Asia presso Eurasia Group, la Cina “ricorre a tecniche e strumenti sotto la soglia del conflitto armato per forzare i paesi vicini, con l’obiettivo di consolidare le proprie rivendicazioni (sul Mar cinese meridionale), a prescindere dalla loro corrispondenza al diritto internazionale”.

La Casa Bianca ha reagito con durezza il mese scorso alla notizia dello schieramento di batterie missilistiche negli atolli del Mar cinese meridionale unilateralmente occupato e militarizzati dalla Cina. “Siamo perfettamente a conoscenza della militarizzazione del Mar cinese meridionale da parte della Cina. “Abbiamo espresso le nostre preoccupazioni in proposito direttamente alla Cina, e (avvertito che) ci saranno conseguenze a breve e lungo termine”, ha dichiarato nelle scorse settimane la portavoce della Casa Bianca, Sarah H. Sanders. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, aveva replicato che “le pacifiche operazioni di costruzione cinesi nell’arcipelago delle Spratly, ivi comprese le necessarie infrastrutture di difesa nazionale, sono tese unicamente a proteggere la sovranità e la sicurezza della Cina”. (Cip)
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