SPECIALE ENERGIA
 
Speciale energia: Colombia, petrolifera canadese Canacol Energy annuncia scoperta nuova fonte di gas nel centro del paese
Bogotà, 24 mag 14:00 - (Agenzia Nova) - La compagnia petrolifera canadese Canacol Energy ha annunciato ieri la scoperta di una fonte di gas in Colombia centrale, la terza nella valle del Magdalena. La scoperta, riferisce la stampa locale, permetterà alla compagnia di esplorare nuove risorse nella regione. A giugno dell'anno scorso, il gruppo canadese aveva annunciato un'altra fonte nella località di Toronja."In futuro, l'esito positivo dei tre pozzi esplorativi a El Porquero stabilisce almeno cinque posizioni di esplorazione avanzata nella concessione", ha detto Canacol in una nota diffusa alla sovrintendenza colombiana.

La compagnia petrolifera statale Ecopetrol ha denunciato qualche giorno fa un nuovo attacco con esplosivo al gasdotto transandino, situato a sud-ovest della Colombia. L'attacco è stato registrato nella zona rurale del comune di Pupiales, nel dipartimento di Nariño al confine con l'Ecuador. In seguito all'esplosione, riferisce il quotidiano "El Espectador", il gruppo ha dovuto sospendere il pompaggio di petrolio. Il gasdotto transandino è lungo 306 chilometri e permette di trasportare 85mila barili di greggio al giorno dai campi di produzione di Putumayo al porto di Tumaco sull'oceano Pacifico, da dove viene esportato. Gli attacchi a infrastrutture petrolifere ed energetiche del paese sono fenomeno regolare, di valore strategico per le fazioni armate del paese, prima fra tutte l'Esercito di liberazione nazionale (Eln). Il primo attentato dell'anno è stato registrato il 9 gennaio, poche ore dopo la fine di un "cessate il fuoco" che per tre mesi aveva accompagnato un dialogo di pace tra governo e paramilitari.

La produzione di petrolio della Colombia è aumentata del 6,5 per cento nel mese di marzo, raggiungendo gli 856.478 barili al giorno, a fronte dello stesso mese del 2017. Lo riferisce una nota del governo spiegando che l'aumento è dovuto alla riattivazione di cinque impianti di produzione di petrolio, fuori servizio fino al mese scorso. A febbraio, la compagnia nazionale, Ecopetrol, aveva interrotto l'attività nei campi di Castilla, Castilla Norte, Castilla Este, Chichimene e Copa a causa di una serie di proteste. Nel primo trimestre del 2018, la produzione media è stata di 846.728 barili al giorno, superiore all'obiettivo prefissato di 840.000. Nel 2017, la Colombia, quarto paese produttore di greggio in America Latina, ha raggiunto un pompaggio medio di 854.121 barili al giorno.

Ecopetrol ha dovuto mettere in sicurezza la falla che ha causato una cospicua perdita di petrolio nel nord del paese. La sigla, nei cui confronti è stata nei giorni scorsi aperta una procedura amministrativa, rende noto di aver costruito tre nuovi sbarramenti per arginare la fuoriuscita. L'intervento è parte di un piano che ha compreso anche lo sviluppo di quattro piscine nella zona, utili a raccogliere i liquidi sversati in "modo sicuro e nel rispetto della normativa ambientale". Ecopetrol, che ha avvertito la popolazione locale di tenersi lontana dalla zona contaminata, ha inoltre riferito di aver dato nuovo alloggio e generi di conforto a 79 persone di 19 case, oltre al riscatto di 1.357 animali presenti nei paraggi. In occasione dell'incidente che aveva portato alle perdite di petrolio le autorità ambientali colombiane (Anla) avevano disposto l'avvio di una procedura amministrativa nei confronti della Ecopetrol, accusata di diverse irregolarità nel caso. Secondo l'Anla Ecopetrol è responsabile di non aver fatto tutto il dovuto una volta registrata l'emergenza, il 2 marzo. La compagnia, secondo l'accusa, non avrebbe riferito in modo opportuno le "circostanze che hanno aggravato le condizioni iniziali dell'emergenza e che dimostravano la reale magnitudine dell'evento". Di più, Ecopetrol avrebbe anche assicurato - il 3 marzo - di aver controllato la fuoriuscita, "ostacolando l'attività di monitoraggio" dell'Amla.

La Colombia ha celebrato la scorsa settimana il sesto anniversario della firma del Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, patto che - scrive il quotidiano "El Espectador" - ha vissuto alti e bassi in gran parte determinati dall'andamento del prezzo del petrolio, e che si trova ora a un possibile punto di svolta. Secondo i detrattori, l'accordo ha favorito soprattutto gli Usa e penalizzato la manifattura colombiana, mentre sono soddisfatti gli esportatori anche se credono si sarebbe potuto ottenere di più. Nei primi due anni di vita del trattato, il 70 per cento delle esportazioni dalla Colombia agli states è stato rappresentato dagli idrocarburi, complici gli alti prezzi del greggio sui mercati internazionali, mentre il paese andino faceva soprattutto entrare prodotti lavorati. Con la crisi dell'oro nero, il volume complessivo delle esportazioni - e i conseguenti guadagni - è calato e il paese è stato costretto a diversificare il proprio ventaglio di offerte. Con effetti non trascurabili: dal 2012 al 2017 le esportazioni non minerarie sono cresciute del 18 per cento e sono passate dal rappresentare il 15,6 per cento del totale all'attuale 38,2 per cento. Ora che il prezzo del petrolio torna però a salire, la Colombia deve decidere "se il futuro del patto commerciale continuerà sulla strada degli idrocarburi o se continueranno gli sforzi per diversificare l'economia". (Mec)
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