INDONESIA
 
Indonesia: l’ondata di attentati si estende a Sumatra
Giacarta, 16 mag 10:23 - (Agenzia Nova) - L’Indonesia è stata teatro di un nuovo attacco terroristico, questa volta a Pekanbaru, capitale della provincia di Riau, nell’isola di Sumatra. Stando a fonti di Polizia locali, un’auto si è lanciata contro la recinzione del quartier generale della Polizia provinciale questa mattina, uccidendo un agente e ferendo un giornalista che si trovava per caso sul luogo dell’attacco. Un uomo è poi sceso dal veicolo e avrebbe aggredito gli agenti con una spada, ferendone due prima di essere ucciso a sua volta. Un secondo uomo ha tentato di fuggire, ma è stato arrestato. Non è chiaro se a bordo del veicolo ci fosse dell’esplosivo, e al momento l’attacco non sarebbe stato rivendicato da alcuna organizzazione terroristica.

Le autorità indonesiane hanno rafforzato le misure di sicurezza presso porti, aeroporti e strutture governative dopo i cinque attentati dinamitardi che hanno colpito chiese e stazioni di polizia nella seconda città del paese, Surabaya, domenica e lunedì scorsi. Il governo ha promesso una campagna per sradicare le reti terroristiche ispirate allo Stato islamico (Isis) attive nel paese, anche se i responsabili degli attacchi – intere famiglie benestanti – paiono suggerire una deriva di radicalizzazione profondamente radicata nella società. Gli attacchi dinamitardi dello scorso fine settimana hanno causato in tutto 28 vittime e almeno 60 feriti. Il sindaco di Surabaya, Tri Rismaharini, ha riferito che le scuole elementari e medie cittadine sono ancora chiuse.

La scia di attentati verificatosi in Indonesia è la peggiore dal 2002, quando attentati dinamitardi a Bali uccisero oltre 200 persone. Le forze di sicurezza operano in stato di massima allerta, e nel solo aeroporto internazionale Soekarno-Hatta, alle porte di Giacarta, sono stati schierati 4mila militari. Il presidente indonesiano, Joko Widodo, ha dichiarato lunedì di aver ordinato alla Polizia nazionale la “distruzione alla radice” della rete terroristica responsabile degli attentati. Il governo teme anche gli effetti economici del terrorismo, che potrebbe scoraggiare gli investimenti internazionali in un momento cruciale per lo sviluppo del paese. Nei giorni successivi agli attentati le autorità indonesiane hanno arrestato 13 persone a Surabaya e altrove, tutti sospettati di aver partecipato alla pianificazione e preparazione degli attentati. La Polizia ha intensificato la sorveglianza dei soggetti giudicati pericolosi, inclusi combattenti rientrati dalle aree controllate dall’Isis di Siria e Iraq.

Proprio la scorsa settimana, parlamentari di diversi paesi del Sud-est Asiatico hanno lanciato l’allarme per la progressiva diffusione del radicalismo islamico in Indonesia, e hanno chiesto al governo di Giacarta di agire per limitare gli abusi sempre più frequenti ai danni delle minoranze e le restrizioni alla libertà di culto in quel paese. I Parlamentari dell’Asean per i diritti umani (Aphr), un gruppo interparlamentare che include deputati da Thailandia, Myanmar e Indonesia, hanno concluso questa settimana una missione di quattro giorni a Yogyakarta, nell’isola di Giava; la città, ritenuta sino a non troppo tempo fa un crogiolo di culture e religioni in pacifica convivenza tra loro, è stata teatro di recente di numerose aggressioni e violenze ai danni di minoranze religiose, omosessuali e altri gruppi minoritari.

L’Indonesia, il più popoloso Stato a maggioranza musulmana del mondo e uno dei primi cinque per utilizzo dei social media, le divisioni e le tensioni religiose e razziali sono in aumento, e Internet si sta affermando come il principale veicolo dell’odio. Gruppi come la Muslim Cyber Army (Mca) si avvalevano, tra le altre cose, di un centinaio di “bot” - account semi automatizzati – per la diffusione di informazioni false e odio nella rete. Il gruppo, e altri dello stesso genere, sarebbero legati all’opposizione islamista e ad alcuni ambienti delle Forze armate, stando a un’inchiesta effettuata dal quotidiano “The Guardian”, che ha individuato tra le altre cose anche un centinaio di “taglie” pubblicate online dai “cyber-jihadisti”.

Nel frattempo, nel paese aumentano gli episodi di violenza inter-confessionale, come l’assalto di un uomo armato di spada a una chiesa nell’isola indonesiana di Giava, lo scorso 11 febbraio. Gli inquirenti ritengono che l’assalitore sia stato influenzato da gruppi musulmani radicali che stanno raccogliendo sempre più consensi all’interno della comunità musulmana, minacciando il principio fondamentale su cui poggia la convivenza in quel paese multietnico e multiconfessionale: “bhinnela Tunggal Ika”, ovvero “unità nella diversità”. Il presidente indonesiano Joko Widodo è custode di quel principio in virtù del suo ruolo istituzionale, e nei giorni scorsi ha condannato con durezza l’attacco: “Non c’è posto per gli intolleranti nel nostro paese, specie per i violenti”, ha detto il capo di Stato.

Dai leader della comunità musulmana, però, non sono giunti particolari segnali di solidarietà interreligiosa. Due settimane prima dell’attacco alla chiesa, un’altra chiesa cattolica indonesiana, a Yogykarta, ha cancellato un programma di beneficienza dopo che una organizzazione musulmana conservatrice ha denunciato la “cristianizzazione” della comunità. La protesta dei musulmani ha ricevuto l’inatteso sostegno di Sultan Hamengkubuwono X, governatore ereditario di quella provincia, che ha proibito l’organizzazione di eventi benefici “sotto il nome della chiesa”. Più in generale, l’Indonesia è stata teatro negli ultimi tempi di una scia di attacchi a leader religiosi, con quattro casi denunciati dall’inizio dell’anno. L’Istituto per la democrazia e la pace con sede a Giacarta ha registrato ben 109 casi di intolleranza religiosa tra gennaio e agosto dello scorso anno, inclusi attacchi a minoranze, leader religiosi e luoghi d culto.

L’Islam è la religione dominante in Indonesia: i fedeli musulmani sono oltre l’80 per cento della popolazione. La maggior parte è moderata e vive fianco a fianco con i cristiani, gli indù e i fedeli di altre religiosi, ma la società e la politica sono teatro da alcuni anni di un evidente processo di radicalizzazione, e tra le minoranze religiose il timore di rappresaglie ha già spinto molti a non denunciare gli abusi e i casi di intolleranza. A preoccupare è soprattutto il fatto che le figure di riferimento dell’Islam radicale, apertamente contrari al pluralismo confessionale, attraggono folle di sostenitori sempre più numerosi per intimidire i colpevoli di presunti affronti all’Islam. La “punta di lancia” di questo movimento di radicalizzazione è il Fronte di difesa islamico (Fpi), che punta a introdurre la Sharia in Indonesia. I membri di questo gruppo, noti per le loro tattiche violente, hanno giocato un ruolo fondamentale nella sconfitta elettorale dell’ex governatore di Giacarta, l’etnico cinese Basuki Tjahaja Purnama, e nel suo successivo arresto per presunta “blasfemia” nei confronti dell’Islam. Quel che è peggio, la forza numerica degli islamici radicali ha spinto gli oppositori politici del presidente Widodo a sostenerne apertamente le posizioni per ottenere i loro voti. (Fim)
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