LIBIA
 
Libia: portavoce Awlad Suleiman a “Nova”, in corso iniziativa francese per nuovo accordo con i Tebu
Tripoli, 16 apr 14:25 - (Agenzia Nova) - Sarebbe in corso una nuova iniziativa diplomatica sponsorizzata dalla Francia per sostituire l’accordo di Roma di riconciliazione, firmato il 5 aprile 2017 dalle tribù libiche dei Tebu e degli Awlad Suleiman, con un nuovo patto che riguardi la città di Sebha e ponga fine alle violenze in corso nel sud della Libia. Lo ha detto il portavoce della tribù degli Awlad Suleiman, al Senoussi Masoud, ad “Agenzia Nova”. L’iniziativa riguarda la riunione che si è svolta dall’8 al 12 aprile a Niamey, capitale del Niger, tra i rappresentanti dei Tebu e degli Awlad Suleiman del sud della Libia su invito di un’organizzazione francese, allo scopo di arrivare ad una nuova intesa tra le due tribù dopo la ripresa del conflitto a Sebha. “Si è trattato di un incontro che avrà una forte incidenza sul terreno”, ha aggiunto la fonte. Per le tribù del Fezzan “l’accordo di Roma rappresenta una base per qualsiasi riconciliazione nel sud; noi siamo impegnati a rispettarlo ma riteniamo che il mancato rispetto sia dovuto al ritardo del governo di accordo nazionale libico nell’aiutarci a attuarne gli articoli”. Lo scorso 23 febbraio sono ripresi gli scontri a fuoco a Sebha tra le due tribù rivali sul controllo delle caserme e delle sedi della sicurezza.

Dal 2011 il Sud della Libia è teatro di una lotta fratricida tra i Tubu e diverse tribù arabe per il controllo delle rotte transfrontaliere attraverso cui transitano merci e bestiame, ma anche migranti, sigarette, droghe ed armi; si tratta di una vastissima area desertica che confina con l'Algeria, il Niger ed il Ciad e che sfugge all'autorità di Tripoli. Il 31 marzo 2017, i capi delle principali tribù della Libia meridionale, gli Awlad Suleiman (arabi) e i Tebu (etnico sahariano, ceppo etiope), alla presenza dei leader Tuareg e del vicepresidente libico Abdulsalam Kajman, avevano firmato a Roma un insperato accordo di riconciliazione. Le stesse tribù avevano chiesto all'Italia (rappresentata allora dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, e dal segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni) di farsi garante del patto. La riduzione del contrabbando di esseri umani e la crescente concorrenza fra i trafficanti ha fatto riemergere tuttavia le vecchie tensioni fra i Tebu e gli Awlad Suleiman, nonostante l’accordo di Roma. Si segnalano, inoltre, movimenti importanti di combattenti stranieri provenienti in gran parte dai gruppi ribelli di Ciad, Sudan e Niger. Alcuni di loro vivono lì da anni e gli attori principali (Tripoli da una parte e Tobruk dall’altra) li usano come forze mercenarie. (Lit)
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