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Turchia-Ue: il dialogo riprende a Varna, ma gli ostacoli dell'Europa alimentano il nazionalismo di Erdogan
Ankara, 27 mar 2018 15:26 - (Agenzia Nova) - Turchia e Unione europea sono “tornate a parlarsi”: è questo il “maggiore risultato” del vertice bilaterale tenutosi ieri, 26 marzo, a Varna in Bulgaria. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” Valeria Giannotta, docente di Relazioni internazionali presso l’Università di Ankara. Pur non avendo raggiunto risultati concreti, ha affermato Giannotta, il vertice di Varna ha dimostrato la volontà della Turchia e dell’Ue di negoziare per la rivitalizzazione dei rapporti reciproci in funzione dell’adesione di Ankara all’Unione. La Turchia, ha spiegato la docente, non ha, infatti, rinunciato a entrare nell’Ue. La Turchia mantiene la sua storica vocazione a “guardare a Occidente”. Tuttavia, questioni tecniche e questioni politiche poste dall’Ue e da alcuni suoi Stati membri possono ostacolare la normalizzazione, ravvivando la retorica nazionalista del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. In tal modo, ha spiegato Giannotta, viene alimentato “il senso di frustrazione e incomprensione” diffuso nell’opinione pubblica turca dagli ostacoli posti dall’Ue all’adesione. Il rischio pare, quindi, quello di avviare una dinamica di opposizione tra Ankara e Bruxelles.

Per rivitalizzare le relazioni tra Ue e Turchia, definite una partnership strategica dalle autorità sia di Ankara sia di Bruxelles, pare, invece, necessario lo sblocco del negoziato di adesione da parte dell’Unione. Tale iniziativa, secondo Giannotta, potrebbe avere effetti positivi sulla Turchia, nel suo rapporto con l’Ue come nel suo processo politico interno e internazionale. La risoluzione delle questioni tecniche aprirebbe, infatti, la strada a sviluppi futuri che, pur non prevedendo necessariamente l’adesione della Turchia all’Ue, potrebbero avere conseguenze positive nel rapporto tra Ankara, l’Unione e i suoi Stati membri, facilitando il riavvicinamento.

Alla base del divario tra la Turchia e l’Ue, vi sono “forti problemi formali” e la “aspra retorica” del presidente Erdogan, che da tali questioni trae alimento. Si tratta, essenzialmente, di questioni tecniche che bloccano il processo di adesione della Turchia all’Ue. Dalla presentazione della domanda di adesione nel 2005, sottolinea Giannotta, soltanto uno dei 35 capitoli negoziali si è concluso con successo. Nel negoziato per l’ingresso di Ankara nell’Ue e nel più ampio campo delle relazioni bilaterali, le questioni tecniche sono inestricabilmente legate a quelle politiche. Pertanto, afferma Giannotta, l’apertura da parte dell’Unione dei capitoli negoziali ancora fermi. In tal modo, Ankara verrebbe “forzata ad avanzare” lungo il cammino delle riforme auspicate dall’Unione europea. Diversamente, avverte la docente dell’Università di Ankara”, le critiche dell’Europa alla Turchia sarebbero “giuste, ma fini a se stesse”.

Un esempio della saldatura tra questioni tecniche e politiche nel difficile percorso dell’adesione turca all’Ue, e più in generale della complessità dei rapporti tra Europa e Turchia, è offerto dalla questione di Cipro. La parte greca dell’isola è entrata ufficialmente nell’Unione nel 2004. Nell’anno successivo, è iniziato l’iter di adesione della Turchia. Tuttavia, Cipro si è costantemente opposta a un ingresso di Ankara nell’Ue, esercitando il proprio diritto di veto. Alle origini dell’opposizione di Nicosia, l’annosa questione della riunificazione di Cipro, sorta nel 1974 a seguito dell’occupazione da parte della Turchia della parte settentrionale dell’isola, dove è stata istituita la Repubblica turca di Cipro del Nord (Trnc), riconosciuta esclusivamente da Ankara. Nel 2004, prima dell’adesione di Cipro all’Ue, si è tenuto un referendum sul piano per la riunificazione elaborato dall’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan. Approvato con il 65 per cento dei voti nella Trnc, il progetto è stato ampiamente respinto dai cittadini ciprioti.

Da allora, spiega Giannotta, si è sviluppato un “effetto a valanga” nei rapporti tra la Turchia e Cipro e, di conseguenza, con l’Unione europea. Ankara si è, infatti, erta a garante di quelli che ritiene i diritti della Trnc. A tale posizione, Nicosia risponde ponendo il veto sull’adesione di Ankara all’Ue. In una “logica di rappresaglia”, la politica di Ankara nei confronti di Cipro e nel Mediterraneo orientale per affermare i propri interessi giunge a iniziative come il blocco della nave italiana Saipem 12000 da parte della Marina militare turca il 9 febbraio scorso. Noleggiata da Eni per condurre prospezioni al largo di Cipro, Saipem 12000 è stata fermata mentre era in rotta verso il blocco 3 della zona economica esclusiva cipriota, trovandosi costretta a intervenire la rotta. Ankara ritiene, infatti, che il tratto di mare e le risorse energetiche nel suo sottosuolo siano sotto la sovranità della Trnc. Inoltre, il governo turco afferma che ogni attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi al largo delle coste cipriote debba essere oggetto di un negoziato che veda la partecipazione sia di Cipro sia della Trnc.

La politica turca nel Mediterraneo orientale, che pare contrastare gli interessi degli Stati membri dell’Ue nella regione, può essere considerata un esempio della logica di opposizione che distingue le relazioni tra Turchia e Europa. A fronte di quelle che percepisce come l’ostilità dell’Ue nei confronti della Turchia, Erdogan si sente “in diritto di battere i pugni”, ha affermato Giannotta, alimentando l’acceso nazionalismo che contraddistingue la sua presidenza. Alla base di questa retorica, secondo la docente, vi sono i sentimenti di “frustrazione e incomprensione” diffusi nell’opinione pubblica turca a causa della mancata adesione all’Ue.

A inasprire ulteriormente i rapporti tra Ankara e Bruxelles e la percezione che di questi ha la popolazione turca, è giunta nel 2005 la proposta del cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dell’allora presidente francese, Nicolas Sarkozy, di offrire alla Turchia non una piena adesione, come richiesto da Ankara, ma un partenariato rafforzato. La proposta è stata rifiutata dalla Turchia, pur venendo presentata nuovamente dall’attuale capo dello Stato francese, Emmanuel Macron, a Erdogan durante la sua visita a Parigi del 5 febbraio scorso. Il presidente turco ha ribadito la propria contrarietà a tale soluzione. Secondo Ankara, ha sottolineato Giannotta, “i patti vanno rispettati”: avendo chiesto una piena adesione all’Ue, per il governo turco questa l’unica soluzione possibile.

In tale situazione, la retorica nazionalista di Erdogan e dei suoi sostenitori, criticata dalla stessa Ue, non può non trovare terreno fertile. In tal modo, avverte Giannotta, il rischio è quello di un ulteriore allontanamento tra l’Unione e la Turchia. In una sorta di rovesciamento, spiega la docente dell’università di Ankara, per il presidente turco “non è più la Turchia ad aver bisogno dell’Europa, ma l’Europa ad aver bisogno della Turchia”. In tale prospettiva, assumono particolare rilevanza i ripetuti richiami di Erdogan al ruolo svolto dalla Turchia per la sicurezza dell’Europa, nella lotta al terrorismo e nella gestione della crisi dei migranti e dei profughi. Ripetendo quasi ossessivamente come Ankara garantisca le frontiere meridionali dell’Ue, il presidente turco pare alludere a un possibile ritiro di tale sostegno, se l’Ue non ascolterà le richieste della Turchia, che continua a perseguire l’obiettivo dell’adesione.

All’Europa si rivolge anche l’opposizione turca che, ha affermato Giannotta, “chiede all’Ue di svegliarsi e far avanzare i negoziati” per l’adesione. Secondo quanti si oppongono a Erdogan, soltanto l’Unione europea è in grado di fungere da motore delle riforme in Turchia. Tuttavia, le richieste avanzate dal presidente turco a Varna (sostegno europeo ad Ankara nell’accoglienza ai rifugiati siriani, liberalizzazione dei visti d’ingresso nell’Ue, completamento dell’unione doganale) non hanno portato ad alcun risultato concreto. A ogni modo, ha sottolineato Giannotta, a Varna Turchia e Ue “sono tornate a sedersi intorno a un tavolo e parlarsi”. In tal modo, si confermano le storiche relazioni tra Turchia ed Europa. “Il messaggio è importante”, ha sostenuto la docente, soprattutto alla luce dei problemi che attraversa attualmente l’economia turca, con la disoccupazione stabile intorno al 10 per cento, l’inflazione al 15 per cento e la lira in continuo deprezzamento contro l’euro.

In tale contesto, l’Ue rimane il primo partner commerciale della Turchia, con un interscambio che, negli ultimi 20 anni, è aumentato del 400 per cento. Da ciò risulta evidente il carattere strategico delle relazioni tra Ue e Turchia, ribadito sia da Erdogan sia dalle autorità europee durante il vertice di Varna. A tal proposito, ha affermato Giannotta, si deve ricordare come l’adesione della Turchia all’Ue sia “un processo storico, iniziato prima di Erdogan”, la cui presidenza è stata accompagnata da un netto peggioramento dei rapporti tra Ankara e Bruxelles. Lo sguardo della Turchia, ha proseguito Giannotta, “è sempre rivolto all’Occidente”. Tuttavia, ha sottolineato la docente, alle ambizioni europee della Turchia corrispondono “grandi falle da parte dell’Ue”.

Nei rapporti reciproci, pare esservi della “incomunicabilità tra le parti”, ha affermato Giannotta. Secondo la Turchia, dal suo presidente alla popolazione, l’Ue “non capisce né il tentativo di colpo di Stato” del luglio 2016 né “le minacce di organizzazioni terroristiche come il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) e le Unità di protezione del popolo (Ypg)”. Impegnato da anni in una lotta separatista contro Ankara, il Pkk è classificato come gruppo terroristico da Turchia, Stati Uniti e Unione europea. Le Ypg sono milizie curde siriane che, con l’appoggio degli Stati Uniti, combattono contro lo Stato islamico in Siria. Tuttavia, il governo turco considera anche le Ypg e il loro partito, l’Unione democratica (Pyd), dei gruppi terroristici per i loro legami con il Pkk. Contro le Ypg, il 20 gennaio scorso, le Forze armate turche hanno avviato l’operazione “Ramo d’ulivo” nella regione di Afrin in Siria settentrionale. L’iniziativa militare turca è stata oggetto di critiche da parte dell’Ue e dei suoi Stati membri, inasprendo ulteriormente i rapporti tra Ankara, Bruxelles e le capitali dei 28.

L’atteggiamento dell’Europa e gli ostacoli che questa pone all’adesione della Turchia genera, dunque, incomprensione e frustrazione nel paese. Di tali sentimenti si alimenta la retorica nazionalista di Erdogan, che va a stimolare la frustrazione del popolo turco per rafforzare il proprio consenso. Per il medesimo scopo, in vista delle elezioni che si terranno in Turchia nel 2019, Erdogan ha avviato “Ramo d’ulivo”. Tuttavia, ha sottolineato Giannotta, l’iniziativa militare turca in Siria settentrionale non va separata dai mancati progressi sul fronte dell’adesione all’Ue. Secondo la docente, a fronte della lenta avanzata della Turchia verso l’Europa, Erdogan intende affermare con rapidità e decisione l’interesse nazionale in Medio Oriente, anche partecipando al conflitto siriano.

Rafforzare la posizione della Turchia in Medio Oriente, gestendo i flussi migratori e combattendo il terrorismo, pare, dunque, essenziale per negoziare da una posizione di forza l’adesione di Ankara all’Ue. A Varna, le parti hanno confermato la volontà di continuare a discutere. Durante l’ultimo vertice, Erdogan ha presentato le tre richieste principali della Turchia: liberalizzazione dei visti di ingresso per i cittadini turchi che intendono recarsi sul territorio dell’Ue, sostegno europeo nella crisi dei profughi siriani e completamento dell’unione doganale. Ora, ha sostenuto Giannotta, l’iniziativa spetta all’Ue. Secondo la docente, la liberalizzazione dei visti avrebbe un effetto particolarmente positivo sulla rivitalizzazione dei rapporti tra Turchia e Ue. Completando la reciprocità (in base alla legislazione turca, i cittadini europei non necessitano del visto per entrare in Turchia) e aprendo finalmente i negoziati sullo stato di diritto, conclude Giannotta, si potrebbe avviare un dialogo effettivo ed efficace per rivitalizzare i rapporti tra Turchia e Ue. (Tua)
 
 
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