SIRIA
 
Siria: Afrin, milizie curde annunciano resistenza a oltranza e accusano Erdogan di genocidio
Damasco, 18 mar 17:27 - (Agenzia Nova) - Il presidente turco Rece Tayyip Erdogan sta compiendo una “pulizia etnica” e un “genocidio” ad Afrin, città della Siria nord-occidentale conquistata oggi dalle forze turche e dai ribelli dell’Esercito siriano libero (Fsa, gruppo che si oppone al governo di Damasco col sostegno di Ankara). Lo ha detto oggi Othman Sheikh Issa, funzionario delle milizie curde dell’Unità di protezione dei popoli (Ypg) della città di Afrin, citato dall’agenzia di stampa curda “Rudaw”. “Il nostro popolo negli ultimi 58 giorni ha mostrato una tenace resistenza contro il secondo esercito più potente della Nato. Abbiamo lavorato duramente per aiutare a trasferire i civili dalla città di Afrin ed evitare una catastrofe umanitaria”, ha detto Sheikh Issa. “Da ora in poi utilizzeremo una nuova tattica per proteggere i civili. Le nostre forze sono ovunque nelle aree di Afrin e prenderanno di mira le postazioni del nemico", ha detto l’esponente curdo.

L’annuncio di Erdogan della presa del centro di Afrin, secondo Sheikh Issa, non significa necessariamente che la Turchia abbia vinto. "Le nostre forze dappertutto ad Afrin e diventeranno il loro incubo. La resistenza continuerà finché non avremo liberato ogni area e il popolo sarà tornato nelle loro case", ha aggiunto Sheikh Issa. “Chiediamo all'Onu e al Consiglio di sicurezza di rompere il loro silenzio e di esercitare pressioni sulla Turchia per fermare questo genocidio e aiutare a riportare il popolo di Afrin nelle loro case. Molti civili che erano tornati nei loro villaggi sono stati uccisi dalle forze turche e dai loro alleati siriani", ha affermato l’esponente delle Ypg. "Fino ad ora, 500 civili tra cui donne e bambini, anziani e giovani sono stati uccisi dal fuoco d'artiglieria e dai raid aerei; i feriti sono più di 1.000. Il loro sangue sarà versato invano. La resistenza è la nostra unica strada”.

Il ritiro curdo da Afrin non significa che la guerra sia finita. Lo ha detto oggi Salih Muslim, l'ex co-presidente del Partito dell'Unione Democratica (Pyd), il principale partito al governo nella regione curda siriana del Rojava. "La lotta continuerà e il popolo curdo continuerà a difendersi", ha scritto oggi Muslim su Twtter. L’esponente curdo era stato arrestato a Praga, in Repubblica Ceca, nel mese di febbraio su richiesta della Turchia, per poi essere rilasciato con la condizione di collaborare con possibili procedimenti di estradizione. Il politico, accusato in Turchia di sostegno al terrorismo, ha promesso di collaborare e di rimanere all'interno dell'Unione europea. Le autorità turche sostengono che il Pyd sia legato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), considerato un’organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti, e Unione Europea. Il Pyd, da parte sua, nega queste accuse.

Le forze turche e i ribelli dell’Esercito siriano libero hanno danneggiato e abbattuto una statua legata alla cultura curda nel centro della città siriana di Afrin, conquistata oggi dai militari della Turchia e dai loro alleati. Sui social media circolano le immagini della statua del fabbro Kawa, una figura centrale della cultura curda in vista delle celebrazioni del nuovo anno persiano (Nawroz) il prossimo 20 marzo, che viene sradicata con delle funi legate a un bulldozer. Il monumento, sfregiato e in seguito fatto a pezzi, era stato inaugurato ad Afrin nel marzo del 2016. E’ durata circa un’ora l’avanzata finale dell’Esercito siriano libero verso il centro della roccaforte curda nella Siria nord-occidentale. Lo riferisce il corrispondente dell’agenzia di stampa turca “Anadolu” al seguito dell’operazione militare “Ramo d’ulivo”. “Nell’arco di un’ora, le truppe sono entrate nel centro della città da est, da ovest a da nord. Durante l’ingresso, alcune mine piazzate dai terroristi nei punti d’ingresso dei distretti sono esplose mentre i combattenti dell’Fsa stavano avanzando. Senza incontrare resistenza, hanno assunto il completo controllo del centro della città”, riferisce “Anadolu”, precisando che “la massima cura è stata presa per non danneggiare alcun civile” anche se “alcuni terroristi hanno cercato di nascondersi tra la popolazione civile”.

Più di 1.500 combattenti curdi sono stati uccisi nell’operazione militare “Ramo d’ulivo” lanciata da Ankara il 20 gennaio scorso per liberare l’area di Afrin dalle milizie curde Ypg. Lo ha annunciato l’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione non governativa con sede a Londra. "La maggior parte di loro è stata uccisa in attacchi aerei e fuoco d'artiglieria", aggiunge l'Osservatorio. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato oggi che l’Esercito siriano libero ha assunto il controllo "totale" della roccaforte curda nel nord-ovest della Siria. Attualmente, ha aggiunto il capo dello Stato turco, sono in corso le operazioni per disinnescare gli ordigni esplosivi improvvisate e le mine. “Ora la bandiera turca sventola laggiù. Ora la bandiera dell’Esercito siriano libero sventola laggiù”, ha detto Erdogan, intervenendo a una cerimonia per commemorare la battaglia dei Dardanelli della Prima guerra mondiale.Le unità dell’Esercito siriano libero, con l’appoggio delle Forze armate turche, “hanno preso il pieno controllo del centro di Afrin questa mattina alle 08:30 (le 06:30 italiane)”, ha detto Erdogan, citato dall’agenzia di stampa “Anadolu”. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, oltre 150 mila civili hanno lasciato Afrin usando un “corridoio umanitario” lasciato dalle forze turche verso sud. (Res)
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