TURCHIA
 
Turchia: co-presidente partito filo-curdo Hdp Buldan a "Nova", ci prepariamo ad elezioni anticipate
Ankara, 09 mar 17:36 - (Agenzia Nova) - Il Partito democratico dei popoli (Hdp), formazione filo-curda all’opposizione in Turchia, si sta preparando ad elezioni anticipate “a luglio o nel prossimo autunno”. Lo ha dichiarato ad “Agenzia Nova” Pervin Buldan, eletta co-presidente dell’Hdp l’11 febbraio scorso. Nonostante l'ondata di arresti che hanno colpito l’opposizione dopo il tentato golpe in Turchia del luglio 2016 e i numerosi elettori disillusi, l’Hdp ritiene di poter ottenere voti sufficienti a superare la soglia del 10 per cento ed entrare in parlamento anche in caso di elezioni anticipate. Espressione di gran parte della comunità curda in Turchia e dei movimenti della sinistra radicale, l’Hdp è oggetto di una dura repressione da parte delle autorità turche. La formazione filo-curda è, infatti, accusata di sostegno al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). Impegnato da anni in una lotta separatista contro Ankara, il Pkk è considerato un’organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione europea. Quasi tutti i 102 sindaci eletti tra le fila dell’Hdp alle elezioni amministrative del 2014 sono stati estromessi dall’incarico. Inoltre, numerosi deputati dell’Hdp sono stati destituiti e numerosi membri del partito sono stato arrestati con l'accusa di sostegno al Pkk. Tra i detenuti vi è anche Selahattin Demirtas, già leader dell’Hdp, in carcere da 16 mesi.

A seguito del tentativo di colpo di Stato avvenuto in Turchia nel luglio del 2016 e della successiva istituzione dello stato di emergenza, le misure repressive attuate dal governo turco hanno colpito, tra gli altri, anche organizzazioni e media della comunità curda, tra cui l’Hdp. Da allora, il partito filo-curdo ha subito una progressiva diminuzione dei suoi sostenitori. Nonostante la repressione e il declino del consenso e sebbene “le elezioni anticipate non siano all’ordine del giorno” in Turchia, per la co-presidente Buldan l’Hdp “si sta preparando” a un’anticipazione del voto “a luglio o nel prossimo autunno”. Mentre la Turchia attende le elezioni amministrative, politiche e presidenziali del 2019, “alcuni sondaggi mostrano che l'Hdp non è sceso al di sotto del 10 per cento”, la soglia di sbarramento per l’ingresso al parlamento di Ankara, ha proseguito Buldan. Pertanto, secondo la leader dell’Hdp, la formazione filo-curda “non sta perdendo consenso” ed è ancora in grado di sedere nell’assemblea legislativa turca.

Sebbene non sia all’ordine del giorno, per diversi analisti un voto anticipato in Turchia non è escludibile alla luce degli ultimi sviluppi. Il partito di maggioranza del presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, Giustizia e sviluppo (Akp), ha infatti stipulato recentemente un’alleanza con la formazione di opposizione del Movimento nazionalista (Mhp), gruppo di estrema destra. Inoltre, il parlamento di Ankara sta per approvare una modifica alla legge elettorale al fine di autorizzare la formazione di coalizioni prima delle elezioni, esclusa dalla normativa vigente. Emendata la legge elettorale, Akp e Mhp vedrebbero formalizzata la loro alleanza e potrebbero presentarsi uniti alle elezioni, che potrebbero venire anticipate per favorire la vittoria della recente intesa. Tale sviluppo è ritenuto possibile anche da Meral Aksener, già leader dell’Mhp recentemente fuoriuscita dal gruppo di estrema per fondare il Partito buono, formazione conservatrice che si oppone alle politiche di islamizzazione portate avanti dall’Akp e da Erdogan.

Per Aksener, le elezioni potrebbero tenersi il prossimo 15 luglio, secondo anniversario del tentativo di golpe. Erdogan intenderebbe, infatti, sfruttare l’ondata nazionalista che si è prodotta in seguito al fallimento del colpo di Stato di due anni e all’operazione “Ramo d’ulivo”, avviata il 20 gennaio scorso dalle Forze armate turche ad Afrin, nel nord-ovest della Siria, contro le milizie curde siriane Unità di protezione del popolo (Ypg). Ankara ritiene le Ypg e il loro partito, l’Unione democratica (Pyd), delle organizzazioni terroristiche in quanto ramificazione siriana del Pkk.

Il Partito dei lavoratori del Kurdistan ha avviato la lotta armata contro la Turchia nel 1984, conducendo operazioni militari e attacchi terroristici che ha causato vittime sia tra le Forze armate sia tra la popolazione turche. Il governo turco ha reagito sul piano sia giudiziario e politico, mettendo al bando il Pkk, sia militare, intervenendo nelle provincie della Turchia sud-orientale e in Iraq settentrionale, dove si concentrano le basi del Pkk. Tra il 2013 e il 2014, Erdogan aveva dato inizio a un processo di pace con il Pkk, ma i negoziati sono naufragati. Nel 2015, il Pkk è tornato ad azioni terroristiche. Approssimandosi le elezioni del 2019, Erdogan ha più volte ribadito la sua intenzione di annientare militarmente “la ribellione curda”. Gli attentati del Pkk hanno rafforzato i sentimenti nazionalisti diffusi in Turchia, che Erdogan intende sfruttare per essere confermato alla presidenza del paese. A tale scopo è stata, dunque, conclusa l’alleanza tra Akp ed Mhp, storicamente su posizioni ultra-nazionaliste.

Dal 20 gennaio scorso, la Turchia ha aperto un nuovo fronte nella campagna militare contro il Pkk. Attualmente, la lotta contro la formazione curda comprende sia la Turchia sud-orientale sia la Siria nord-occidentale, ove è in corso l’operazione “Ramo d’ulivo” nel cantone di Afrin. L’iniziativa militare turca mira a sottrarre il controllo della regione ai curdi del Pyd e delle Ypg, che Ankara sostiene essere la ramificazione siriana del Pkk. Per la Turchia, la presenza di forze curde legate al Pkk al suo confine sud-occidentale rappresenta un’effettiva minaccia per la sicurezza nazionale. Pertanto, “Ramo d’ulivo” ha ottenuto ampio consenso da parte di vasti strati della popolazione turca e da tutti i partiti, tranne che dalla formazione filo-curda Hdp. In particolare, la co-presidente del partito Buldan accusa l'Akp e l’Mhp di formare una “sporca alleanza basata sull'ostilità verso i curdi”. In tal modo, sostiene la leader dell’Hdp, il partito di Erdogan potrebbe perdere i consensi di quei curdi conservatori che avevano visto nel presidente turco una figura in grado di porre fine a decenni di contrasti e violenze, anche ampliando i diritti della minoranza curda, attraverso una soluzione negoziale della lotta con il Pkk.

Tradizionalmente, quasi la metà degli elettori curdi (circa il 20 per cento dell'elettorato turco) sostiene l'Akp. Tuttavia, afferma Buldan, “la campagna in Afrin, così come la bellicosità turca nei confronti dei curdi nel nord dell'Iraq”, che il 25 settembre 2017 hanno indetto un referendum per l’indipendenza della loro regione, “hanno spinto i curdi in Turchia verso l’Hdp”. Dopo “Ramo d’ulivo” e a causa del crescente nazionalismo turco, “quei curdi che hanno votato per l'Akp, riconsidereranno tale sostegno alle prossime elezioni”, prevede la copresidente dell’Hdp. Secondo Buldan “vi sono curdi che ci dicono di essersi pentiti di aver votato per l'Akp perché si aspettavano che questo partito avrebbe risolto la loro questione e invece assistono alla criminalizzazione e alla repressione dei loro esponenti e di ogni loro istanza”.

In funzione delle prossime elezioni, prosegue Buldan, l'Hdp non ha escluso di allearsi con tutti "quegli ambienti che sostengono la democrazia, la pace e la libertà in Turchia". Tuttavia, la copresidente dell’Hdp ha criticato il suo più probabile partner elettorale, il Partito repubblicano del popolo (Chp, formazione socialdemocratica e maggior gruppo all’opposizione in Turchia) per avere appoggiato l'operazione “Ramo d’ulivo”. Inoltre, secondo Buldan, il Chp è responsabile di aver votato, nel 2016, a favore dell’abrogazione dell’immunità parlamentare, consentendo così l’arresto dei deputati dell’Hdp. Tra questi vi è Selahattin Demirtas, già co-presidente dell'Hdp, detenuto da 16 mesi con l’accusa di legami con il Pkk.

Avvocato per i diritti umani e leader carismatico, Demirtas ha tentato di traghettare il movimento politico curdo dalla lotta violenta verso il dialogo, inserendo le istanze della minoranza curda nel più ampio contesto dei diritti civili al fine di condurre un efficace dibattito nel parlamento di Ankara. A tal fine, nel 2012, Demirtas ha contribuito a fondare l’Hdp, partito filocurdo, ma aperto ai movimenti della sinistra radicale con le loro istanze sociali. Nelle intenzioni di Demirtas, l’Hdp combatte per diritti civili di tutte le minoranze, da quelle etniche e religiose alla comunità omosessuale, senza trascurare le istanze ecologiste. L’Hdp non è più una formazione esclusivamente curda, ma diviene il partito delle minoranze, degli esclusi, degli emarginati. Un partito che intende rappresentare, secondo la visioni dei suoi fondatori, tutta la Turchia e non solo una parte del paese. La svolta di Demirtas, prima della repressione, è stata efficace.

Alle elezioni di giugno 2015, l’Hdp aveva, infatti, ottenuto 5,2 milioni di voti. Per la prima volta, un partito filo-curdo aveva superato la soglia del 10 per cento entrando nel parlamento di Ankara. Tuttavia, il successo dell’Hdp è stato presto limitato dalla repressione seguita al tentato golpe in Turchia del luglio 2016. In attuazione delle misure predisposte dalle autorità turche, sette dei 59 deputati dell’Hdp, tra cui lo stesso Demirtas, sono stati destituiti e posti agli arresti. Per l’Unione europea, l'arresto di Demirtas ha indebolito gli sforzi per trovare una soluzione politica al conflitto tra Turchia e Pkk. È alta, dunque, l’attesa per le prossime elezioni in Turchia, che potrebbero essere determinanti per l’Hdp e per l’intera situazione politica nel paese. (Tua)
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