COREA DEL NORD
 
Corea del Nord: il presidente Usa Trump incontrerà il leader nordcoreano Kim Jong-un entro maggio
Washington, 09 mar 04:27 - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato ieri a un inviato speciale del presidente sudcoreano Moon Jae-in in visita a Washington di essere pronto a incontrare il leader nordcoreano Kim Jong-un entro maggio, con l’obiettivo di negoziare la “denuclearizzazione permanente” della Penisola coreana. L’incontro, senza precedenti nei settant’anni seguiti alla conclusione della Guerra di Corea (1953), segna una importantissima svolta nella crisi del nucleare nordcoreano. A dare l’annuncio è stato il direttore dell’Ufficio di sicurezza nazionale della Corea del Sud, Chung Eui-yong, durante una conferenza stampa a margine dell’incontro con Trump alla Casa Bianca. L’apertura di Trump è giunta in risposta alla consegna, da parte della delegazione sudcoreana, di un messaggio del leader nordcoreano in persona, che conterrebbe la richiesta di Kim di incontrare il presidente Usa “il prima possibile”.

Chung, che si è recato a Washington per per fornire un resoconto del suo incontro con Kim Jong-un, nella serata di lunedì, ha dichiarato che il leader nordcoreano è pronto a negoziare la denuclearizzazione, e si impegna a interrompere i test balistici e nucleari che hanno fatto precipitare la crisi nella Penisola coreana alla fine dello scorso anno. Stando a Chung, inoltre, Kim avrebbe dichiarato di “comprendere” l’esigenza per Seul e Washington di proseguire le esercitazioni militari congiunte interrotte in occasione delle Olimpiadi invernali di PyeongChang, che riprenderanno il mese prossimo. “Siamo ottimisti come il presidente Trump in merito alla prosecuzione del processo diplomatico per verificare la possibilità di una soluzione pacifica” della crisi, ha detto l’inviato sudcoreano.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva reagito mercoledì con un misto di aspettativa e scetticismo all’apparente apertura del regime nordcoreano, ricordando che la potenziale svolta diplomatica andrà misurata al netto dei tatticismi storicamente impiegati dal regime nordcoreano per garantirsi la sopravvivenza. “Io credo che siano davvero sinceri”, aveva detto Trump durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, suonando più ottimista del suo capo dell’intelligence, Dan Coats; quest’ultimo aveva dichiarato al Senato che le autorità Usa hanno “una scarsissima fiducia” in merito alle reali intenzioni del dittatore nordcoreano Kim Jong-un. “Forse questa è una svolta, ma io lo dubito fortemente”, aveva detto Coats. Trump, che lo scorso autunno accusò il segretario di Stato Usa Rex Tillerson di “sprecare il suo tempo” nei tentativi di dialogo con Pyongyang, ha scritto mercoledì su Twitter che l’esito della visita a Pyongyang della delegazione sudcoreana “potrebbe rappresentare un progresso”. “Forse si tratta di una speranza vana, ma gli Usa sono pronti a spingersi con decisione in entrambe le direzioni”, ha avvertito il presidente Usa.

Più tardi, durante un incontro nell’Ufficio Ovale con il premier svedese Stefan Lofven, Trump ha dichiarato che il quadro della situazione nella Penisola coreana sarà più chiaro quando la diplomazia avrà compiuto il prossimo passo. “Abbiamo certamente fatto molta strada, almeno sul piano retorico”, ha detto il presidente Usa. “Sarebbe una gran cosa per il mondo, e anche per la Corea del Nord. Sarebbe una gran cosa per la Penisola coreana. Staremo a vedere cosa accadrà”, ha concluso Trump in merito alle prospettive di una soluzione diplomatica alla crisi. Nella serata di mercoledì, la Casa Bianca ha pubblicato una nota del vicepresidente Mike Pence, in cui si ribadisce che “tutte le opzioni sono sul tavolo, e la nostra postura nei confronti del regime (nordcoreano) non cambierà sino a quando avremo assistito a passi concreti, credibili e affidabili verso la denuclearizzazione”.

Il leader nordcoreano, Kim Jong-un, sarebbe pronto a inviare la sorella Kim Yo-jong negli Stati Uniti, nel tentativo di avviare un dialogo diretto tra i due paesi. Lo ha dichiarato oggi una fonte diplomatica sudcoreana citata dal quotidiano “South China Morning Post”, secondo cui sarebbe proprio questa la natura del messaggio del leader nordcoreano che un inviato si Seul, Chung Eui-yong, ha consegnato al consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Herbert Raymond McMaster, nel corso della sua visita a Washington. “Kim Jong-un ha un certo messaggio da consegnare in via privata direttamente all’amministrazione Trump. Si tratta di qualcosa di assolutamente inusuale e non convenzionale. Non so se gli Usa decideranno di rivelarne pubblicamente i contenuti”, ha spiegato la fonte anonima citata dal “Post”.

Stando alla fonte, il messaggio include le condizioni di Pyongyang per l’avvio dei colloqui bilaterali con gli Usa. “Kim Jong-un potrebbe essere intenzionato a inviare la sorella a Washington, così come l’ha inviata in Corea del Sud. Al momento rappresenta l’arma più potente a disposizione della Corea del Nord”. Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong-un, ha calamitato l’attenzione della comunità internazionale quando ha guidato la delegazione nordcoreana di alto livello all’apertura delle Olimpiadi invernali di PyeongChang, all’inizio del mese scorso. Durante l’importante evento sportivo ospitato dalla Corea del Sud, Pyongyang ha esibito un volto lontanissimo dall’usuale militarismo aggressivo, e questa linea è culminata questa settimana nell’apertura del Nord al dialogo con gli Usa tramite il congelamento dei programmi balistico e nucleare.

La delegazione di alto livello sudcoreana che si è recata negli Usa ieri, dopo aver concluso una importantissima visita in Corea del Nord questa settimana, ha recato con sé un messaggio del leader nordcoreano Kim Jong-un all’amministrazione presidenziale degli Stati Uniti. Lo ha annunciato oggi la presidenza sudcoreana. A visitare gli Usa sono due dei funzionari sudcoreani che hanno incontrato Kim a Pyongyang nella serata di lunedì: il direttore dell’Ufficio di sicurezza nazionale, Chung Eui-yong, e il direttore del Servizio di intelligence nazionale, Suh Hoon. Il dipartimento di Stato Usa ha annunciato mercoledì che i governi di Stati Uniti e Corea del Sud stanno pianificando un incontro entro il prossimo fine settimana per discutere le prospettive di un colloquio per la denuclearizzazione con la Corea del Nord.

Pyongyang è pronta a sospendere i propri programmi balistico e nucleare nell’eventualità di colloqui diretti con gli Usa, ma avrebbe anche riconosciuto, durante la visita della delegazione sudcoreana di alto livello, che non esiste ragione di possedere un arsenale atomico nel caso le siano fornite solide garanzie sul fronte della sicurezza e nell’assenza di minacce alla propria sovranità. E’ quanto dichiarato da funzionari sudcoreani al termine della visita, nella serata di ieri. Il capo dell’Ufficio di sicurezza nazionale sudcoreano, Chung Eui-yong, che ha guidato la delegazione a Pyongyang, ha affermato ieri che le condizioni per il riavvio del dialogo tra il Nord e gli Stati Uniti “sono state pienamente raggiunte”. Per il momento, però, Pyongyang non ha confermato ufficialmente queste aperture annunciate da Seul. Stando alla presidenza sudcoreana, durante l’incontro nella serata di lunedì la delegazioni sudcoreana e il leader nordcoreano hanno concordato l’apertura di una linea di comunicazione emergenziale diretta tra i leader delle due Coree prima del vertice che si terrà il mese prossimo.

Le due Coree hanno concordato l’organizzazione di un vertice tra i rispettivi capi di Stato nel villaggio di Panmunjeom, lungo il confine demilitarizzato tra le due Coree, alla fine del mese di aprile. Lo ha annunciato la presidenza sudcoreana, interrompendo il riserbo mantenuto da ieri in merito alla visita della propria delegazione di alto livello a Pyongyang. L’ufficio del presidente sudcoreano ha aggiunto che la Corea del Nord si è impegnata a non ricorrere ad armi nucleari o convenzionali contro la Corea del Sud. Pyongyang, infine, si sarebbe impegnato a congelare i propri programmi nucleare e balistico per la durata di eventuali colloqui diretti con gli Stati Uniti. (Res)
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