TERRORISMO
 
Terrorismo: Coalizione internazionale, uniti nella determinazione per sconfiggere lo Stato islamico
Kuwait City, 13 feb 19:36 - (Agenzia Nova) - La Coalizione internazionale antiterrorismo è unita nella determinazione di sconfiggere lo Stato islamico (Is) con un “impegno mirato, sostenuto, poliedrico”. È quanto si legge nella dichiarazione finale della conferenza dei ministri degli Esteri degli Stati membri della Coalizione internazionale e dei rappresentanti delle organizzazioni internazionali che vi partecipano, tenuta oggi a Kuwait City. Le parti hanno convenuto che l’Is è “indubbiamente indebolito”, avendo perso il controllo del territorio in Iraq e mantenendo soltanto poche sacche di resistenza in Siria. La leadership dell’autoproclamato califfato, la sua presenza on line e le sue reti globali sono sotto pressione, aggiunge la dichiarazione finale. Tuttavia, precisano i ministri degli Esteri della Coalizione, “il nostro lavoro non è ancora compiuto”. Lo Stato islamico “rimane una seria minaccia alla stabilità della regione e alla nostra sicurezza comune”. La sconfitta definitiva dell’organizzazione terroristica si avrà quando questa “non avrà più rifugi da cui operare, quando non porrà più una minaccia alle nostre nazioni, e quando non potrà più diffondere la sua ideologia dell’odio su scala globale”. I ministri degli Esteri riconoscono, quindi, che la lotta contro l’Is si trova a un “punto di svolta”. Pertanto, è necessario mantenere l’attenzione sull’Iraq e sulla Siria al fine di assicurare i “risultati significativi” della Coalizione. Simultaneamente, deve essere adattata l’azione volta a eliminare le ambizioni globali dello Stato islamico. A tal riguardo, i ministri degli Esteri offrono dei “principi guida” come “nostra visione del futuro di questa Coalizione”.

Per sconfiggere in maniera duratura lo Stato islamico, la Coalizione eliminerà l’Is come “minaccia territoriale in Iraq e Siria e stabilizzerà le comunità liberate” secondo un’approccio inclusivo. A tal fine, verranno mobilitati i membri della Coalizione e i partner esterni per “distruggere le reti dell’Is, le sue branche e le organizzazioni affiliate, incluse le possibili nuove manifestazioni e varianti”. Inoltre, alle organizzazioni terroristiche verranno negati “libertà di circolazione, rifugi e accesso alle risorse” in conformità alla risoluzione 2396 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L’ideologia dello Stato islamico verrà combattuta per impedire la riemersione del gruppo terroristico, così come la sua attività di reclutamento e la sua espansione. A tale scopo, la Coalizione sosterrà le “voci locali che forniscono una visione alternativa alla propaganda” dell’Is. I membri della Coalizione raddoppieranno, quindi gli sforzi per negare allo Stato islamico “lo spazio per sfruttare i social media e internet”. Per consolidare I risultati ottenuti nella lotta al terrorismo e impedire un ritorno dell’Is, la Coalizione sosterrà le riforme avviate dall’Iraq in materia politica e di sicurezza. Al contempo, la Coalizione si impegna a raggiungere una soluzione politica in Siria secondo la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, così da contribuire ad affrontare “le cause profonde della comparsa” dello Stato islamico.

La strategia della Coalizione si basa su più pilastri. In primo luogo, la Coalizione deve essere intesa come un meccanismo per la mobilitazione e il coordinamento “inserito in un più ampio ecosistema diplomatico, militare e antiterrorismo” nel rispetto del diritto internazionale, compresa la Carta dell’Onu e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza rilevanti. Secondariamente, la Coalizione riconosce che spetta agli stati la responsabilità primaria di “difendere le loro nazioni” dallo Stato islamico. In tale ambito, la Coalizione “deve lavorare accanto, con e per mezzo” dei suoi partner. A tal proposito, i ministri degli Esteri ribadiscono che la partecipazione alla Coalizione è volontaria e che tali sono i contributi di ciascun membro. La dichiarazione finale della conferenza di Kuwait City afferma poi che “non esiste un singolo approccio” alla sconfitta dell’Is. Infatti, ogni membro della Coalizione è adatto ad affrontare la “natura unica della minaccia in un dato paese o regione”. In particolare, “la maggior parte” delle strategie contro lo Stato islamico “non rispecchieranno il nostro impegno in Iraq e Siria, dove l’azione militare guidata dalla Coalizione è stata centrale”. Ciò detto, proseguono i ministri degli Esteri, “conveniamo che vi è grande utilità nel continuare la collaborazione e l’unità di intenti nella Coalizione” contro l’Is e le minacce ad esso correlate su scala globale. Al centro di questa collaborazione vi sono i Gruppi di lavoro della Coalizione, ciascuno con i relativi sviluppi.

Il Gruppo di lavoro sul contrasto al finanziamento dello Stato islamico (Cifg), copresieduto da Italia, Stati Uniti e Arabia Saudita, si concentra sull’identificazione e l’eliminazione della capacità dell’Is di generare entrate e accedere ai sistemi finanziari regionali e internazionali. Come l’Is è mutato dopo le sconfitte territoriali in Iraq e Siria, si legge nella dichiarazione, così il Cifg adatterà la sua azione. A tale scopo, il Gruppo di lavoro sfrutterà la collaborazione con organizzazioni multinazionali simili e incoraggerà i suoi membri ad agire in maniera più concreta contro i sistemi di finanziamento dello Stato islamico. Al Cifg si affianca il Gruppo di lavoro sui combattenti terroristi stranieri (Ftf Wg), che si concentra sul sostegno e la promozione dello scambio preventivo di informazioni antiterrorismo. La condivisione dei dati verrà effettuata attraverso canali bilaterali e multilaterali (come l’Interpol). Inoltre, l’attività del Ftf Wg riguarda azioni di riabilitazione-reintegrazione, applicazione della legge e giustizia civile-penale per ridurre la minaccia posta dal ritorno dei combattenti stranieri e delle loro famiglie nei luoghi di origine. Il Ftf Wg continuerà, dunque, a servire da piattaforma intergovernativa per lo sviluppo della collaborazione interdisciplinare, mirando a “strette connessioni e, dove possibile, all'integrazione” con strutture antiterrorismo globali.

Oltre a Cifg e Ftf Wg, vi sono il Gruppo di lavoro sulle comunicazioni e il Gruppo di lavoro sulla stabilizzazione. Il primo agisce nello “spazio dell’informazione” in cui opera lo Stato islamico affinché la perdita di controllo sul territorio dell’organizzazione terroristica sia seguita dalla sua “sconfitta ideologica”. Il Gruppo di lavoro coordina la strategia di comunicazione dei membri della Coalizione e dei partner esterni. Inoltre, vengono volte attività per amplificare l’impatto dell’impegno della comunità internazionale per sconfiggere lo Stato islamico e per contrastarne la propaganda. All’interno di questo gruppo di lavoro, affermano i ministri degli Esteri riuniti a Kuwait City, verranno condivise competenze per affrontare le future minacce di natura propagandistica poste da “altre organizzazioni estremistiche violente”. Per quanto riguarda il Gruppo di lavoro sulla stabilizzazione, la dichiarazione finale della conferenza odierna ne afferma il “ruolo centrale nel coordinamento e nella promozione dell’impegno internazionale per la stabilizzazione dell’Iraq e, dove possibile, della Siria”. In Iraq, avviandosi nel 2018 la fase conclusiva della stabilizzazione, il Gruppo di lavoro assisterà il governo di Baghdad per assicurare le vittorie militari contro lo Stato islamico e impedire nuove violenze nelle aree liberate. Tale obiettivo verrà perseguito “appoggiando la transizione della stabilizzazione alla ricostruzione sostenibile”. Allo stesso tempo, il Sottogruppo di lavoro per l’addestramento delle forze di polizia incrementerà il proprio impegno nella ristrutturazione della polizia federale e nella “creazione di una polizia che rappresenti e abbia la fiducia di tutti i cittadini dell’Iraq”. In Siria, il Gruppo di lavoro sulla stabilizzazione mirerà a rafforzare un’amministrazione “credibile, inclusiva e non settaria” in conformità con la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Per quanto riguarda gli aspetti della difesa, i ministri degli Esteri affermano che questa continuerà a evolversi in base ai mutamenti delle minacce e che la Coalizione si concentra “sempre più sulle reti e sulle branche” dello Stato islamico. Come i titolari degli Esteri, così i ministri della Difesa della Coalizione “continueranno a coordinarsi regolarmente su come meglio affrontare la minaccia”. La Coalizione continuerà, dunque, il suo impegno militare in Iraq e Siria, guidata dal Comando di Tampa negli Stati Uniti. In ogni ambito operativo, sottolineano i ministri degli Esteri, la Coalizione si impegnerà per garantire che “le donne e le loro organizzazioni vengano pienamente e attivamente impiegate e incluse negli sforzi di costruzione della pace e di stabilizzazione” secondo la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. A conclusione della dichiarazione, i ministri degli Esteri ribadiscono che, dalla sua istituzione a settembre del 2014, la Coalizione antiterrorismo ha compiuto “enormi progressi” nella lotta contro lo Stato islamico. Tuttavia, “il nostro lavoro non è ancora compiuto”. I ministri degli Esteri riconoscono, infatti, “la necessità di rimanere all’erta per l’inevitabile evoluzione della minaccia” dell’Is e di “adattare la nostra risposta in maniera flessibile”. Pertanto, i principi guida della dichiarazione finale di Kuwait City verranno “rivisti come opportuno”. Infine, la Coalizione afferma l’intenzione di condividere le proprie competenze nell’impegno internazionale contro il terrorismo ogni volt anche sia possibile, guardando “a un tempo in future quando la comunità internazionale è sicura di possedere gli strumenti per affrontare e neutralizzare” le minacce dello Stato islamico e quelle ad esso relative. (Res)
ARTICOLI CORRELATI