SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Israele-Libano, nuove tensioni sui confini marittimi e territoriali
Roma, 09 feb 15:00 - (Agenzia Nova) - La tensione diplomatica fra Israele e Libano sta vivendo una nuova fase di crisi che si articola su due fronti: una è la demarcazione territoriale dei due paesi, l’altra riguarda la sovranità marittima delle rispettive zone economiche esclusive e lo sfruttamento delle risorse energetiche. Fonti contattate da "Agenzia Nova" evidenziano come le due questioni non siano connesse: la prima riguarda la sicurezza di Israele; la seconda è datata nel tempo. Lo Stato ebraico da alcune settimane, infatti, ha iniziato la costruzione di un muro con scopi difensivi che si estende dal Mar Mediterraneo al Monte Hermon, al confine fra Libano e Siria. Se da Gerusalemme fanno sapere che l’infrastruttura difensiva sarà costruita sul versante meridionale della “blue line” (la linea di demarcazione tracciata dall'Onu), Beirut sostiene che in alcuni punti il muro sarà eretto in territorio libanese. La seconda questione riguarda il confine delle acque territoriali tra Israele e Libano, paesi che non hanno relazioni diplomatiche ufficiali perché quest’ultimo non riconosce lo Stato ebraico. A fungere da supervisore gli uomini impegnati nella missione di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) che monitorano costantemente la linea di demarcazione fra i due paesi.

Fonti contattate da “Agenzia Nova” spiegano che le questioni della sovranità territoriale e marittima non sono interconnesse. La costruzione del muro, infatti, mira a garantire la sicurezza delle comunità ebraiche che vivono nel nord di Israele a ridosso del sud del Libano. A provocare la contestazione di Beirut è il luogo dove sono iniziati i lavori di costruzione del muro, ovvero a sud della “blue line” la linea di demarcazione tra Israele e Libano dettata dalle Nazioni Unite il 7 giugno del 2000, per determinare l’area da dove i militari israeliani dovevano ritirarsi. Lo scorso 16 gennaio il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, aveva contestato l’iniziativa affermando che “il muro che gli israeliani intendono erigere include delle zone contese che si trovano a Naqura, Alma el-Chaab e Odeissé".

L’intenzione di Israele è minimizzare il rischio per tutta l’area a ridosso della linea di demarcazione e di evitare una escalation di tensione, evidenziano le fonti contattate da “Nova”. L’obiettivo dichiarato di Gerusalemme per giustificare la costruzione del muro è evitare che vengano uccisi dei civili che vivono a ridosso della linea di demarcazione. In tal caso, chiarisce la fonte, ci sarebbe una risposta da parte dei militari israeliani. Il timore dello Stato ebraico è che il movimento sciita Hezbollah possa concretizzare l’idea di conquistare la regione della Galilea. Ieri la stampa israeliana ha reso noto che le milizie del movimento sciita filo-iraniano potrebbero incaricare le loro “unità speciali”, la forza Radwan, di attaccare villaggi israeliani. A sostegno dello scopo difensivo dell’infrastruttura, aggiunge la fonte, il muro verrà costruito soltanto in alcuni punti, proprio quelli dove si concentrano comunità ebraiche lungo la linea di demarcazione. Il periodo è comunque difficile e c’è il rischio di calcolare male il rischio di alcune iniziative. Gerusalemme afferma, inoltre, che l’obiettivo è mantenere la stabilità e che la decisione di erigere un muro è stata espressa anche nel corso degli incontri tripartiti che dal 2006 avvengono fra ufficiali libanesi ed israeliani sotto la supervisione di Unifil.

La questione della sovranità delle acque territoriali, invece, è datata nel tempo e Gerusalemme si è detta ripetutamente disponibile alla mediazione diplomatica. La tensione sullo sfruttamento delle risorse energetiche è scoppiata dopo che sono state attribuite al ministro della Difesa israeliana, Avigdor Lieberman, dichiarazioni in merito alla sovranità del blocco esplorativo numero 9 per il quale Beirut oggi firmerà il contratto di assegnazione della licenza al consorzio vincitore della gara (formato da Total, Eni e Novatek). Secondo quanto riportato dalla stampa locale, Lieberman avrebbe rivendicato la sovranità israeliana del blocco esplorativo numero 9 ed avrebbe definito “un’aggressione” l’assegnazione delle licenze da parte di Beirut.

Sulla questione è intervenuto il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, dichiarando che lo Stato ebraico sta cercando una soluzione diplomatica alla disputa con il Libano sui confini territoriali e marittimi, ma qualsiasi aggressione vedrà l’uso della forza. Gerusalemme è aperta anche alla mediazione statunitense, ha aggiunto. "Penso che sia Israele che il Libano siano interessati a una soluzione diplomatica, ma (Beirut) non dovrebbe fare alcuna minaccia, e sicuramente non infiltrarsi nelle nostre acque economiche", ha detto Steinitz. Nel caso di attacco, ha proseguito Steinitz, ”la risposta sarebbe molto più severa, rapida e inequivocabile rispetto al passato". Steinitz ha affermato che Israele è disposto ad accettare la mediazione statunitense per risolvere la questione a livello diplomatico. "In passato c'era una mediazione internazionale sulla questione: eravamo vicini a raggiungere un compromesso nel 2013, ma l'intera faccenda è andata in fumo nella fase finale”, ha aggiunto. Il ministro dell'Energia ha sottolineato che "non ci sono dubbi: lo Stato di Israele è la nazione più forte della regione e difenderemo le nostre acque economiche e le nostre piattaforme e i nostri impianti di gas".

Al termine della riunione avvenuta due giorni fa, il Consiglio superiore della Difesa libanese ha garantito il sostegno politico a “tutte le forze militari affinché possano affrontare tutte le aggressioni militari sulla frontiera marittima e terrestre”. Nel comunicato finale, il Consiglio evidenzia che “se il muro israeliano verrà costruito sulla frontiera libanese rappresenta una violazione della sovranità (nazionale) e della risoluzione 1701”. Inoltre, il Consiglio ha deciso di “proseguire le iniziative a livello regionale ed internazionale per impedire ad Israele di costruire un muro di separazione” e ha “denunciato la violazione della Zona economica esclusiva” del Libano che si estende su circa 860 chilometri quadrati. Il governo di Beirut nelle ultime settimane ha espresso preoccupazione per l'intenzione di Israele di costruire un muro parallelo alla "blue line".

Oltre al ruolo di supervisione di Unifil, soltanto gli Stati Uniti, forti del loro legame con Israele e del loro sostegno alle Forze armate libanesi, potrebbero avere una voce in capitolo per dirimere la questione. Ieri un esponente del governo libanese citato dalla stampa locale ha detto che il segretario di Stato aggiunto statunitense, David Satterfield, avrebbe rassicurato il governo di Beirut sul fatto che Israele non vuole una escalation di tensione con il Libano. Satterfield ha incontrato, infatti, nei giorni scorsi le massime cariche dello Stato libanese e tra gli argomenti affrontati vi è stato proprio quello della sovranità marittima e territoriale fra Israele e Libano. “A proposito della visita dell’inviato statunitense, ha avuto colloqui sulla costruzione del muro con Israele ed ha affermato che non vi è ragione di preoccuparsi e non c’è intenzione di una escalation”, ha affermato il funzionario libanese. Secondo la stampa internazionale, la visita del segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, in Libano nelle prossime settimane potrebbe allentare la tensione e consentire di trovare una soluzione. (Res)
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