SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Siria, alta tensione dopo raid Usa contro le forze di Assad
Damasco, 09 feb 15:15 - (Agenzia Nova) - Il bombardamento della Coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro l'esercito e le milizie sciite fedeli al presidente Bashar al Assad nella provincia di Deir ez Zor rappresenta un cambiamento nella strategia di Washington in Siria dopo la sconfitta parziale dello Stato islamico. Il raid, costato almeno 100 morti tra militari e milizie filo-governative, è avvenuto in reazione ad uno scontro con le Forze democratiche siriana (Sdf), sostenute dagli Usa, nei pressi della raffineria di al Isba, situata a 17 chilometri a sud est della località di Salhiyah, sulla riva occidentale del fiume Eufrate. Il raid contro le forze governative giunge a pochi giorni dalla visita ad Ankara del segretario di Stato e del consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, rispettivamente Rex Tillerson e Herbert Mc Master, in programma per la prossima settimana, che dovrebbe vedere al centro dei colloquio proprio la situazione in Siria, dove Ankara ha avviato lo scorso 20 gennaio l’operazione “Ramo d’ulivo” ad Afrin nei confronti delle milizie curde Unità di protezione dei popoli (Ypg), spina dorsale delle Sdf sostenute da Washington.

In questo scenario, il raid statunitense si presenta come una ferma risposta contro qualsiasi attacco nei confronti delle Sdf, che ufficialmente non combattono ad Afrin, ma che hanno più volte subito minacce da parte di Ankara, che vuole espellere le forze filo-Usa che attualmente controllano la città di Manbij, nella provincia di Aleppo. In un comunicato stampa la Coalizione internazionale ha sottolineato che “le forze filo governative siriane hanno avviato un attacco non provocato contro il quartier generale delle forze democratiche siriane il 7 febbraio”. Nella nota la Coalizione sottolinea che nell’attacco sono rimasti coinvolti anche alcuni consiglieri militari occidentali che assistono le Sdf. “In difesa della Coalizione e dei propri partner, la Coalizione ha condotto attacchi contro le forze attaccanti per respingere l'atto di aggressione nei confronti dei partner impegnati nella missione contro Daesh (acronimo in arabo per Stato islamico dell'Iraq e del Levante)”. Nel comunicato la Coalizione internazionale ha ribadito che resta “impegnata a concentrarsi” nella missione contro lo Stato islamico nella valle del fiume Eufrate centrale e ha affermato “il suo diritto non negoziabile di agire per legittima difesa”.

L’attacco della Coalizione internazionale ha suscitato la reazione di Mosca, principale alleato del governo Assad. In un comunicato stampa, il ministero della Difesa russo ha sottolineato che quanto accaduto è una dimostrazione che gli Stati Uniti non stanno combattendo lo Stato islamico, ma vogliono impadronirsi delle “risorse economiche” del paese. "L'incidente ha dimostrato ancora una volta che il vero scopo della permanenza illegale degli Stati Uniti in Siria non è più quello di combattere lo Stato islamico, ma la conquista e il controllo delle risorse economiche appartenenti alla Siria”, si legge in un comunicato stampa del ministero della Difesa di Mosca. (Res)
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