SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Iraq, Stati Uniti chiedono al Kurdistan di annullare il referendum sull'indipendenza
Washington, 18 set 2017 15:30 - (Agenzia Nova) - Gli Stati Uniti non sostengono il referendum convocato dalla regione autonoma del Kurdistan iracheno e più volte hanno manifestato la loro contrarietà ai leader della regione. E' quanto si afferma in un comunicato della Casa Bianca in cui si chiede al governo di Erbil di cancellare il referendum e aprire un dialogo "serio" con Baghdad. "Più volte abbiamo sottolineato come questo referendum rappresenti un allontanamento dagli sforzi per sconfiggere lo Stato islamico e stabilizzare le aree liberate - si legge nella nota -. Tenere un referendum nelle aree contese è particolarmente provocatorio e destabilizzante. Pertanto chiediamo che venga cancellato e si apra un dialogo serio con Baghdad che gli Usa hanno più volte segnalato di essere pronti a facilitare".

Ieri invece il parlamento della regione autonoma del Kurdistan iracheno ha votato a favore dell’organizzazione del referendum per l’indipendenza il 25 settembre. Alla sessione parlamentare, la prima dall’ottobre 2015, hanno preso parte 71 deputati su 111 ed è stata boicottata dai partiti Gorran e Komal. Secondo i media curdi 61 deputati hanno votato a favore dell’organizzazione del referendum nella regione e nelle aree contese, tra cui la provincia di Kirkuk. La votazione è avvenuta malgrado il parlamento federale di Baghdad abbia appoggiato la decisione di ritenere incostituzionale il referendum sull’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan iracheno e rimosso dal suo incarico il governatore della provincia di Kirkuk, Najmaldin Karim.

Il presidente curdo Masoud Barzani, da parte sua, ha ribadito ieri che il referendum per l'indipendenza non sarà rimandato, precisando che non è stata offerta alcuna alternativa che possa sostituire il voto. Il leader curdo è intervenuto ad una manifestazione in favore del referendum ad Amadiya, nella regione autonoma del Kurdistan. “Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna alternativa che possa sostituire il referendum”, ha detto Barzani il giorno dopo aver ricevuto delegazioni di Stati Uniti, Regno Unito e Onu, le quali avrebbero presentato una serie di proposte per convincere Erbil a posticipare il voto. Barzani ha inoltre risposto a coloro che contestano la legittimità del referendum: “La legittimità del referendum arriva dalla popolazione del Kurdistan, non dall'esterno". Il giorno precedente Brett McGurk, inviato del presidente degli Stati Uniti nella coalizione internazionale contro lo Stato Islamico, aveva dichiarato che il referendum dovrebbe essere legittimato a livello internazionale, precisando che Washington al pari degli altri paesi della coalizione considera il voto non legittimo e convocato nel periodo sbagliato. L'inviato degli Stati Uniti aveva affermato durante una conferenza stampa ad Erbil che l’alternativa proposta sarebbe stata accettata da tutte le parti, senza tuttavia entrare nei dettagli.

La Turchia, che è sempre stata contraria al referendum, ha minacciato possibili sanzioni contro il governo della regione autonoma del Kurdistan se non farà marcia indietro. “Mancano dieci giorni al referendum. Per questo voglio ribadire il nostro appello amichevole a Massoud Barzani a correggere questo errore finché c’è ancora tempo”, ha dichiarato ieri il premier turco, Binali Yildirim, parlando ai giornalisti ad Ankara, aggiungendo che il governo turco considera la decisione della regione autonoma del Kurdistan iracheno un “grave errore”. “Noi – ha aggiunto – non vogliamo imporre sanzioni. Ma se arriveremo a prendere questa decisione, la Turchia ha già pianificato i passi da intraprendere”.

Nella conferenza stampa, il premier turco non ha precisato quali sanzioni o passi verranno adottati dalla Turchia in caso di una conferma del referendum. Il quotidiano turco “Hurriyet” fa notare che il valico di frontiera Habur tra Iraq e Turchia è uno dei principali snodi commerciali che consentono al Kurdistan di comunicare con il resto della regione e molte aziende turche sono presenti nella regione curda. La Turchia è ancora uno dei principali acquirenti del petrolio e del gas prodotto dai giacimenti curdi e sul suo territorio arriva l’oleodotto Kirkuk-Ceyhan, grazie al quale Erbil esporta il proprio petrolio sui mercati internazionali. Nel suo discorso il premier turco ha inoltre suggerito alle Nazioni Unite di intervenire direttamente nella questione del referendum curdo per risolvere il problema. (Res)
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