SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: nasce a Parigi la Coalizione Sahel, paesi del Golfo stanziano 130 milioni di dollari
Parigi, 14 dic 2017 15:00 - (Agenzia Nova) - Un’organizzazione operativa “effettiva e reale”, con un comando unico a livello regionale, per sostenere sul campo la forza G5 Sahel e l’Alleanza per il Sahel. In questo consisterà la nuova Coalizione Sahel, la cui creazione è stata decisa nel corso del vertice G5 Sahel che si è tenuto ieri nel castello della Celle Saint-Cloud, alla periferia di Parigi, alla presenza, fra gli altri, del presidente francese Emmanuel Macron, del cancelliere tedesco Angela Merkel, del presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, del primo ministro belga Charles Michel, del presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki, e dei capi di Stato dei cinque paesi dell’area Sahel (Mali, Burkina Faso, Mauritania, Niger e Ciad). Presenti anche i rappresentanti di Spagna, Paesi Bassi, e Stati Uniti, Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti. Questi ultimi hanno annunciato stanziamenti complessivi per 130 milioni di dollari.

Nel corso del vertice, come spiegato da Macron nella conferenza stampa conclusiva, i partecipanti hanno trovato una convergenza su alcuni punti, tra cui la necessità di rafforzare gli sforzi soprattutto nella zona centrale del Sahel, “sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo”, attraverso un aumento dei contingenti e delle operazioni accelerate. Quanto ai fondi stanziati, oltre ai 50 milioni di euro già annunciati dall’Unione europea e ai 60 milioni di dollari promessi dagli Stati Uniti, gli Emirati arabi si sono impegnati a stanziare 30 milioni di dollari, che andranno a sommarsi ai 100 che verranno messi a disposizione dall’Arabia Saudita. I leader riuniti ieri, ha proseguito il presidente francese, hanno inoltre concordato sulla necessità di vincere la guerra contro il terrorismo nella regione del Sahel. A tal proposito, Macron ha ricordato che nella regione “ci sono attacchi ogni giorno” e che alcuni “stati sono oggi minacciati”.

Le truppe del G5 Sahel, ha poi aggiunto il capo dell’Eliseo, rafforzeranno il loro impegno dando priorità alla zona centrale della regione del Sahel, compresa tra Mali, Burkina Faso e Niger. “Questo sforzo consisterà in un aumento degli effettivi impegnati, nel rafforzamento dei posti di comando e in una pianificazione accelerata delle operazioni”, ha concluso Macron, annunciando che una conferenza di sostegno e pianificazione si terrà a Bruxelles il prossimo 23 febbraio. La nascita della Coalizione Sahel, ha osservato dal canto suo Gentiloni, è una decisione “importante”. Annunciando che nelle prossime settimane l’Italia comincerà ad addestrare le truppe nigerine impegnate nell’ambito della missione, il premier italiano ha quindi evidenziato che la stabilita della regione è il presupposto indispensabile per rispondere alle minacce come il terrorismo e il traffico di esseri umani.

“La definizione di Coalizione Sahel ci aiuta a capire che ogni paese deve coordinare i propri impegni bilaterali e deve dare impulso all’Unione europea affinché renda sempre più rapida ed efficace la sua iniziativa”, ha poi aggiunto il presidente del Consiglio, precisando che l’impegno italiano “sarà collegato all’andamento di diverse campagne internazionali” di successo. "Abbiamo impegnato mille militari in Iraq – ha aggiunto Gentiloni – ed è possibile che una parte di queste forze non sia più indispensabile”. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ribadito, da parte sua, che i paesi che compongono la forza militare congiunta del G5 Sahel “meritano pienamente il nostro sostegno”. Secondo la Merkel, è importante “rendere operativo quello che corrisponde alle aspettative sul terreno”.

In questo quadro, la leader tedesca ha affermato che “l’Unione europea avrà un ruolo di sostegno molto attivo” nello sviluppo dell’iniziativa. Merkel ha infine sottolineato l'importanza delle elezioni presidenziali in Mali in programma nel prossimo anno. Della necessità di “risultati rapidi e concreti nella lotta contro il terrorismo” nel Sahel ha parlato presidente maliano Ibrahim Boubacar Keita, sottolineando il fatto che con la sconfitta militare dello Stato islamico in Siria esiste il rischio di un afflusso di terroristi nella regione. Nel vertice di ieri gli aiuti all’operazione G5 Sahel sono stati “rinnovati”, ha aggiunto Keita, accogliendo con favore i 130 milioni di dollari di contributi stanziati dagli “amici del Golfo”, che rappresentano una “somma consistente”.

Il presidente maliano si è poi soffermato sull’attuazione degli accordi di Algeri firmati nel 2015 a Bamako tra il governo centrale e il Coordinamento dei movimenti dell’Azawad (Cma), l’alleanza tra gruppi ribelli tuareg. “Ci sono in questo accordo molti elementi ancora da finalizzare”, ha detto Keita, riconoscendo tuttavia che non esiste alcuna “alternativa” a questa soluzione. La forza G5 Sahel, concepita inizialmente nel novembre 2015 dai capi di Stato di Mali, Burkina Faso, Mauritania, Niger e Ciad, è stata ufficialmente lanciata nel luglio scorso per contrastare il terrorismo nella regione e ha avviato le sue prime operazioni il mese scorso. L'obiettivo prefissato dai governi regionali è quello di arrivare a completare il bilancio operativo della missione, pari a 423 milioni di euro, ma secondo il ministro degli Affari esteri maliano Abdoulaye Diop servirà un budget complessivo di 450 milioni di dollari.

Finora l’Unione europea ha promesso di sostenere l’iniziativa con 50 milioni di euro, mentre alla fine di ottobre il governo degli Stati Uniti ha annunciato lo stanziamento di 60 milioni di dollari a sostegno della forza militare congiunta. La Francia, per parte sua, ha annunciato un aiuto in termini di mezzi e logistica del valore di 8 milioni di euro. Lo stanziamento di 100 milioni di dollari da parte dell’Arabia Saudita, formalizzato ieri, era stato invece anticipato all’inizio di dicembre dal ministero degli Esteri maliano al termine della sua visita a Riad. La creazione di una forza militare congiunta regionale si è resa necessaria a seguito dell’intensificarsi degli attacchi terroristici negli ultimi mesi, in particolare nel centro del Mali e nella zona di confine fra il Burkina Faso e il Niger. (Res)
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