SPECIALE ENERGIA
 
Speciale energia: Cina, gli investimenti di Pechino sulle rinnovabili
Berlino, 07 dic 14:30 - (Agenzia Nova) - Nella vicina provincia di Shanghai, ai margini della città di Huainan, da due milioni di abitanti, si trova la più grande centrale solare galleggiante del mondo. La Cina ha più di 100 città con almeno un milione di abitanti, Huainan fino a poco tempo fa era poco conosciuta. Sull’acqua 165 mila pannelli solari brillano sotto i raggi del sole, montati su pontoni di plastica che ondeggiano dolcemente sulle onde. La capacità totale di 40 megawatt è sufficiente per il fabbisogno di elettricità di 15 mila famiglie. Il parco solare cinese è sei volte la dimensione del più grande progetto di questo tipo europeo e quest’anno ne sarà finito uno grande quasi quattro volte, non molto lontano, da quasi 150 megawatt di potenza. Mentre gli Stati Uniti vogliono snobbare la comunità internazionale e costruire di nuovo centrali elettriche a carbone, la Cina, che ha prodotto il doppio delle emissioni globali di CO2 nel 2015, come l’America, richiede di unirsi nella protezione del clima e erigere impianti solari in tempo record sulle miniere abbandonate. Infatti Pechino prevede di investire in tre anni i 2,5 trilioni di yuan per la produzione di energia proveniente dal vento, dal sole e dall’acqua. L’equivalente di 317 miliardi di euro. Durante il 19 esimo congresso del partito, il presidente cinese Xi Jinping ha menzionato 89 volte il termine “ambiente”, e sole 70 volte ha parlato di “economia”. La Cina in questa regione vorrebbe uscire dal carbone, ma non ha abbastanza gas e la popolazione non ha di che scaldarsi. Secondo le previsioni, quest’anno le emissioni di anidride carbonica potrebbero salire a causa del Paese asiatico del 3,5 per cento. Nei primi dieci mesi dell’anno infatti il consumo di carbone in Cina è aumentato dell’1,6 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. All’estero, le aziende statali cinesi continuano a costruire centrali elettriche a carbone.

I cinesi sostengono di voler ridurre la quota di carbone nel consumo di energia di quattro punti percentuali entro il 2020, ma è ancora troppo poco dal momento che da soli producono circa la stessa quantità di carbone dei 35 stati membri dell’Ocse messi insieme. Con quasi 170 gigawatt, le turbine eoliche cinesi installate alla fine dello scorso anno avevano prodotto il doppio dell’energia elettrica di quelle americane, grazie agli elevati sussidi. Entro la fine di quest’anno, la sua capacità solare potrebbe persino essere tre volte superiore a quella di qualsiasi altro Paese. Ma nelle principali province della Cina fino al 40 per cento di questi impianti non è collegato alla rete elettrica centralizzata, motivo per cui il carbone, più economico, è considerato più affidabile dai governi locali che sono ancora preoccupati per la crescita economica. Un futuro cinese come a Huiaan è ancora lontano. (Res)
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