SPECIALE INFRASTRUTTURE
 
Speciale infrastrutture: Egitto-Etiopia, su Diga della rinascita Il Cairo si mobilita a livello diplomatico dopo fallimento trattative tecniche
Il Cairo, 15 nov 18:00 - (Agenzia Nova) - L'Egitto ha iniziato a mobilitarsi a livello internazionale e regionale per difendere i suoi diritti sulle acque del Nilo, in concomitanza con il riempimento della Diga della rinascita da parte dell’Etiopia. E’ quanto si evince dalle parole del portavoce del ministero degli Esteri del Cairo, Ahmed Abu Zeid. "L'Egitto ha affrontato sin dall'inizio la crisi a due livelli, uno tecnico e l'altro politico", ha detto Abu Zeid nel corso di un programma trasmesso dell’emittente televisiva “Cbc Channel”. Le dichiarazioni del portavoce della diplomazia giungono in concomitanza con l’interruzione da parte dell’Etiopia di un nuovo ciclo di colloqui tecnici. "L'Egitto ha un piano chiaro per affrontare il dossier della Diga della rinascita. Le ambasciate egiziane all'estero sono incaricate di spiegare i risultati dei colloqui e la resilienza che l'Egitto ha mostrato in questi colloqui", ha dichiarato Abu Zeid. Il portavoce della diplomazia del Cairo ha sottolineato la necessità di rispettare la "Carta del Nilo" che assicura che non vi sarà alcun danno. A settembre scorso, sono stati pubblicati degli estratti della relazione preliminare, redatta dalle società francesi Brl e Artelia. La relazione avverte dell'impatto negativo della diga etiope sul flusso dell'acqua del Nilo in Egitto e la produttività della diga di Assuan. Il rapporto evidenzia dei dubbi anche sulla capacità della Diga della rinascita di generare 6 mila Megawatt (Mw) come sostengono le autorità etiopi.

Il mese scorso il presidente del Consiglio nazionale per il coordinamento della partecipazione pubblica nella costruzione della diga Gerd, Debretsion Gebremichael, aveva dichiarato che l'opera sarebbe entrata in funzione entro la fine dell’attuale anno finanziario. L’annuncio è giunto nel giorno in cui i ministri delle Risorse idriche di Sudan ed Egitto erano in visita ad Addis Abeba per riprendere i colloqui con la controparte etiope circa gli studi tecnici di impatto ambientale della diga. Secondo quanto riferito dal portavoce del ministero degli Esteri etiope, i colloqui vedono la partecipazione degli esperti dei tre paesi che discuteranno la relazione preliminare consegnata dalle società di consulenza francesi Brl e Artelia all'inizio di settembre. Le preoccupazioni principali sollevate dall'Egitto riguardano il fatto che il riempimento della diga interesserà notevolmente la quota d’acqua egiziana a valle del fiume Nilo, dal momento che la relazione tecnica preliminare avverte sull'impatto negativo della diga sul flusso d'acqua che spetta all’Egitto e sulla produttività della diga di Aswan. Per questo motivo dal 2010 l’Egitto boicotta l'Iniziativa del bacino del Nilo, istituita con l’accordo di Entebbe firmato da sei paesi: Etiopia, Kenya, Ruanda, Tanzania, Uganda e Burundi.

All’accordo non hanno tuttavia aderito l’Egitto e il Sudan, a causa della riassegnazione delle quote d'acqua del Nilo che sfavorirebbe questi due paesi. Anche la Repubblica democratica del Congo (Rdc) ha rifiutato di firmare l'accordo, mentre l’Uganda rivendica quote maggiori per favorire lo sviluppo economica e distribuire energia elettrica in zone in cui questa è garantita solo da generatori a diesel. Per rientrare nell'Iniziativa del bacino del Nilo dopo 7 anni, l'Egitto chiede di mantenere la sua quota storica d'acqua sancita da un precedente accordo del 1959, pari a 55,5 miliardi di metri cubi all'anno. Sudan ed Egitto, paesi a valle del Nilo, chiedono inoltre che le decisioni siano prese all'unanimità e non a maggioranza, dal momento che i paesi a monte del corso d'acqua sono più numerosi. In particolare, il Cairo e Khartum contestano l'articolo 14 dell’intesa, che impone ai paesi aderenti di “non pregiudicare in modo significativo la sicurezza dell’approvvigionamento idrico di qualsiasi altro paese del bacino del Nilo”. Ad oggi l’accordo di Entebbe è stato firmato da sei paesi, numero minimo affinché il trattato possa entrare in vigore. Contemporaneamente, dovrà essere costituita la Commissione del bacino del Nilo, la quale prenderebbe il posto della Nbi, per affrontare il tema della sicurezza idrica dei paesi litoranei. Una volta ultimata, la diga avrà una capacità di 6.450 megawatt (Mw) per un volume totale di 74 mila metri cubi. (Cae)
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