IMMIGRAZIONE
 
Immigrazione: portavoce Guardia costiera libica, ridurremo il personale sulle coste per mancanza fondi
Tripoli, 14 nov 13:46 - (Agenzia Nova) - Il portavoce della Guardia costiera libica, Ayoub Qasem, ha dichiarato che a causa della mancanza di aiuti economici, il personale impegnato sulle coste sarà diminuito il prossimo anno. Qasem ha sottolineato anche che i mezzi attuali a disposizione della Guardia costiera libica non sono sufficienti ad affrontare le operazioni di salvataggio necessarie, ancor meno se i flussi migratori aumenteranno. Inoltre, il portavoce si è detto preoccupato per le Ong che, a suo dire, continuerebbero ad intervenire nelle operazioni della Guardia costiera, ostacolandole e provocando la morte dei migranti stessi. A tal riguardo, Qasem non ha escluso eventuali mandati d’arresto per gli esponenti delle Ong coinvolte in operazioni sospette riguardo il contrabbando di esseri umani o l’ingresso in acque vietate.

Secondo i dati diffusi oggi dal Viminale, circa 2.500 migranti sono sbarcati in Italia dall’inizio di novembre, a fronte di 8.428 migranti giunti in tutto il mese dello scorso anno. In particolare, negli ultimi tre giorni si segnalano solo 50 sbarchi, tutti avvenuti peraltro nella giornata di ieri, 13 novembre. I dati del ministero dell'Interno, tuttavia, non registrano i cosiddetti “sbarchi fantasma”, ovvero i migranti che sbarcano e si dileguano facendo perdere le loro tracce, per cui il numero degli ingressi illegali potrebbe essere ancora più alto. Non è chiaro, se questa recente tendenza sia riconducibile ad un incremento dei flussi derivanti dalla riattivazione delle rotte “alternative” a quella libica, in particolare da Tunisia, Algeria e Turchia verso l'Italia.

La Guardia costiera libica ha respinto nei giorni scorsi le accuse rivolte dall'organizzazione non governativa tedesca Sea-Watch di aver provocato l'annegamento di alcuni migranti nel Mediterraneo per i “suoi comportamenti violenti”. Interpellato da “Agenzia Nova”, il colonnello Abu Ajila Abdel Bari, capo della prima squadra della Guardia costiera, sostiene invece che i migranti siano annegati "a causa della Ong che ha ostacolato le attività di soccorso”. Secondo l’ufficiale, lo scorso 6 novembre la nave umanitaria Sea-Watch 3 avrebbe "ostacolato le attività di soccorso che hanno permesso alla Guardia costiera di salvare dai 115 ai 145 migranti”.

Secondo la ricostruzione dei libici, una motovedetta in servizio si sarebbe avvicinata ad un gommone con a bordo un folto numero di migranti quando sarebbe intervenuta la nave umanitaria, avvicinandosi fino quasi speronare la motovedetta della Guardia costiera, cosa che avrebbe provocato il caos e la caduta in mare di alcuni migranti. Questa, almeno, è la versione della Guardia costiera libica e del suo ufficiale secondo il quale “con l’avvicinarsi della Sea-Watch 3 molti migranti hanno cercato di buttarsi sulla nave tedesca e questo ha provocato l’annegamento di molti di loro nel Mediterraneo”. Il colonnello ha quindi negato l’uso della forza o di aver sparato in aria o verso la Ong durante le operazioni di soccorso, ed ha accusato la Sea-Watch di cercare di operare “senza il coordinamento con le autorità libiche, mettendo a rischio la vita dei migranti durante le loro operazioni”. A provocare la morte di questi migranti “è stata l’insistenza con cui la Ong ha tentato di intromettersi per impedire alla Guardia costiera di salvare i migranti e riportarli in Libia”, ha aggiunto Abdel Bari.

Secondo quanto denunciato dall’organizzazione non governativa tedesca Sea-Watch, almeno cinque migranti, tra cui un neonato, sono morti la mattina del 6 novembre "nelle acque internazionali del Mediterraneo" a causa del “comportamento violento e sconsiderato” della Guardia costiera libica. “Nonostante gli sforzi il nostro team medico non è riuscito a rianimare un neonato”, afferma “Sea-Watch”, sottolineando che “la Guardia costiera libica ha costretto alcuni passeggeri a salire sulla loro imbarcazione per riportarli in Libia”. La Ong tedesca riferisce di essere arrivata su chiamata di Roma sul luogo in cui vi era un gommone carico di migranti che stava affondando. I libici giunti “approssimativamente insieme” alla nave della Ong si sarebbero avvicinati a “velocità inappropriata” alla Sea-Watch 3, “minacciando i migranti” e causando “il panico” a bordo del barcone, riferisce ancora Sea-Watch. Alcuni migranti sarebbero caduti in mare e solo l’intervento dell’elicottero italiano avrebbe evitato “ulteriori manovre mortali” da parte della motovedetta libica. La Ong accusa la Guardia costiera libica di aver “chiaramente violato le leggi internazionali” dal momento che l’incidente avrebbe avuto luogo in "acque internazionali" a 30 miglia nautiche dalla costa, “ben al di fuori delle acque territoriali libiche”. Almeno cinque persone “sono state uccise durante l'affondamento della barca, tra cui un bambino che l'equipaggio medico a bordo Sea-Watch 3 non è riuscito a rianimare”. (Lit)
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