IMMIGRAZIONE

 
 
 

Immigrazione: Lampedusa, tunisini in sciopero della fame contro rimpatri forzati

Tunisi, 28 ott 2017 17:54 - (Agenzia Nova) - Un gruppo di giovani migranti tunisini provenienti da Redeyef (Tunisia sud-occidentale, dove nel 2008 è scoppiata una la rivolta delle miniere) ha annunciato di aver iniziato uno sciopero della fame nel centro di accoglienza di Lampedusa per opporsi al rimpatrio forzato. Lo riferisce il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes), che pubblica sul suo sito web “L’appello all’opinione pubblica internazionale” dei giovani tunisini. Questi denunciano di essere alloggiati in “condizioni umanitarie difficili” nel campo di Lampedusa sotto la minaccia dell’espulsione dall'Italia. "Questa disposizione è in contraddizione con le convenzioni internazionali che garantiscono la libertà di movimento", afferma il gruppo di migranti tunisini, aggiungendo che “accordi bilaterali sleali” tra Italia e Tunisia privilegiano la sicurezza delle frontiere a scapito dei diritti universali dell’uomo. I migranti tunisini si dicono “orgogliosi del nostro paese e del nostro popolo”, ma ambiscono “alla libertà di movimento come i nostri coetanei europei”. Il fallimento delle politiche economiche e sociali, la mancanza di prospettive e di meccanismi di migrazione regolare “ci hanno spinto a scegliere la pericolosa rotta del Mediterraneo”.

E’ fermo a 5.827 il numero dei migranti sbarcati in Italia dal primo ottobre a venerdì mattina, in netto calo rispetto ai numeri dello stesso periodo dello scorso anno. Secondo i dati del Viminale, negli ultimi due giorni non è stato registrato alcuno sbarco, a fronte dei 1.547 e 1.935 arrivi nelle sole giornate del 26 e del 27 ottobre 2016. In tutto il mese di settembre 2017 il numero delle persone sbarcate in Italia era stato pari a 6.288, con una media di circa 201 sbarchi al giorno, a fronte di una media di 224 sbarchi quotidiani registrata finora ad ottobre, pari ad un aumento del 11,4 per cento. I dati del Viminale, tuttavia, non registrano i cosiddetti “sbarchi fantasma”, ovvero i migranti che arrivano dalla Tunisia e si dileguano facendo perdere le loro tracce, per cui gli ingressi illegali potrebbero essere ancora più alti. Non è chiaro, tuttavia, se questa recente tendenza (ovvero l'aumento della media giornaliera degli sbarchi) sia riconducibile ad un incremento dei flussi derivanti dalla riattivazione delle rotte “alternative” a quella libica, in particolare da Tunisia, Algeria e Turchia verso l'Italia.

Almeno 4.500 i migranti, la stragrande maggioranza dei quali tunisini, hanno attraversato il tratto di mare che divide Tunisia e Italia da inizio anno: numeri bassi se paragonati agli 111.240 arrivi registrati finora lungo la rotta del Mediterraneo centrale, ma quadruplicati rispetto a una media di circa 1.000 sbarchi all'anno dalla Tunisia. Lo scorso 10 ottobre, il ministro dell’Interno Marco Minniti aveva ammesso una crescita degli ingressi illegali da Tunisia, Algeria e Turchia, precisando tuttavia che si non si tratta di “rotte alternative”, quanto piuttosto di percorsi "già esistenti che si sono rafforzati".

Secondo il ministro degli Esteri della Tunisia, Khemaies Jhinaoui, i migranti irregolari che dalla Tunisia arrivano in Italia sono ancora "marginali" rispetto agli ingressi totali, ma i due paesi stanno lavorando ad un accordo bilaterale che possa "regolarizzare" questi flussi. "Gli immigrati che vengono in Italia dalla Tunisia non rappresentano che l'1 per cento di tutti i migranti stranieri che giungono nel paese. Un numero quindi molto marginale rispetto al totale", aveva detto lunedì 23 ottobre il capo della diplomazia tunisina parlando ai giornalisti a margine di una conferenza sul Mediterraneo a Palermo. "Dal 2011 abbiamo una cooperazione molto buona tra i due governi. La Tunisia sta controllando i propri confini, sta ricevendo sostegno dai suoi amici in Italia per avere forze meglio equipaggiate, in particolare la nostra Marina", aveva aggiunto il ministro. "Sappiamo che c'è, qui in Italia, la necessità di lavoratori stranieri, dobbiamo regolarizzare questi flussi dalla Tunisia verso l'Italia. Entrambi i paesi sono impegnati per aumentare la cooperazione al fine di controllare le migrazioni illegali. Le migrazioni illegali non sono buone né per la Tunisia né per l'Italia”. (Tut)
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