SPECIALE INFRASTRUTTURE
 
Speciale infrastrutture: prima giornata Forum di Verona, sanzioni ostacolano investimenti ma rapporti restano solidi
Verona, 20 ott 18:00 - (Agenzia Nova) - Rivedere il sistema delle sanzioni internazionali, uno strumento che limita i rapporti ma non impedisce alle imprese italiane di investire nel mercato eurasiatico, in particolare quello russo. È questo il messaggio che emerge dalla prima giornata del Forum eurasiatico di Verona, giunto alla decima edizione, che si è svolta presso il Palazzo della Gran Guardia. Alla prima giornata di lavori hanno partecipato personalità importanti del mondo istituzionale e imprenditoriale – italiano ed eurasiatico – e tutte si sono dette concordi sul fatto che ci sono delle ampie opportunità per dare un nuovo slancio a delle relazioni che sono rimaste solide nonostante il regime sanzionatorio. Entrata in vigore il primo gennaio 2015, l’Unione economica eurasiatica comprende Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan per una quota complessiva di circa 180 milioni di abitanti. L’insieme delle sue economie, stando ai dati della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, esprime un valore pari al 3,73 per cento del Pil mondiale, il 2 per cento del commercio e oltre il 2 per cento dello stock di investimenti diretti esteri in entrata.

Lo stesso presidente russo Vladimir Putin ha espresso la speranza che “le proposte messe in atto durante il Forum eurasiatico di Verona permettano di scoprire il potenziale unico dell’integrazione eurasiatica e favoriscano la creazione di uno spazio economico comune da Lisbona a Vladivostok”. Nel suo saluto all’apertura dell’evento, letto dal presidente e amministratore delegato della compagnia russa Rosneft, Igor Sechin, Putin ha ricordato che “durante i dieci anni della sua esistenza il Forum ha guadagnato prestigio”. La sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi, in apertura dei lavori ha sottolinetao che l’Italia ha svolto tradizionalmente negli anni un ruolo di grande facilitatore di dialogo con i paesi dell’Unione eurasiatica, in particolare con la Russia, ma anche con la Cina. L’Italia ha agito “in una fase di grande difficoltà dei rapporti, tenendo sempre aperto questo canale di dialogo” e una particolare “attenzione del nostro paese verso il mondo eurasiatico e la Russia in particolare”. Questo forum, secondo la Boschi, “in questi anni ha contribuito a tenere un canale di confronto e di dialogo fra i nostri paesi”, e “lo è ancora di più oggi anche perché il contesto geopolitico in tanti versi inaspettato”.

C’è chi tuttavia si è detto “non soddisfatto” dei rapporti attualmente in corso: l’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, infatti, ha sottolineato nel suo intervento che “nonostante i rapporti profondi e la storia comune con il mondo eurasiatico, oggi la politica ci divide troppo”. “Siamo qui per rilanciare il dialogo dell’Unione economica eurasiatico con il dialogo europeo”, prosegue l’ex premier, sottolineando che “si sono perfino rotti i rapporti regolari fra l’Ue e il mondo eurasiatico, il cui confronto continuo che caratterizzava i rapporti anche nei momenti politici peggiori, dimenticando la complementarietà”. Secondo il presidente di Banca Intesa Russia Antonio Fallico, d’altronde, la diplomazia e “l’influenza del business costringono l’Unione europea e l’Unione economia eurasiatica a passare dalla competizione alla cooperazione”, presupposto indispensabile perché “il nostro pianeta possa avere solida prospettiva, di crescita economica, stabilità politica e pace”.

Di parere simile Emma Marcegaglia, presidente di Eni, secondo cui la politica è latitante nel creare cooperazione, soprattutto se guardiamo al rapporto tra Unione Europea e Russia, “dove possiamo fare molto di più” ed è evidente “che le sanzioni hanno creato un danno forte”. Secondo la Marcegaglia il ruolo delle imprese è “fondamentale” per “capire e ragionare su come rafforzare la cooperazione anche in presenza di sanzioni, ad esempio nel rapporto tra Ue e Unione economica eurasiatica”. Che le opportunità non manchino lo ha confermato l’Ad di Rosneft, Igor Sechin, che ha annunciato ieri mattina che a fine dicembre la compagnia russa Rosneft inizierà insieme alle società italiane Eni e Saipem le attività di perforazione nel Mar Nero. Il presidente del colosso energetico russo ha dichiarato che Rosneft ha sottoscritto con “l’italiana Eni accordi globali che prevedono la cooperazione in tutti i settori, dalla trasformazione al segmento tecnologico”.

Anche diversi alti esponenti dell’imprenditoria italiana confermano che la Russia non è un problema, ma solo una fonte di opportunità. “Tutte le iniziative che cercano di parlare di Russia, soprattutto un evento di altissimo livello come il Forum eurasiatico, sono utili: la comprensione della Russia in Occidente è molto diversa dalla realtà”, ha detto ad “Agenzia Nova”, Vittorio Torrembini, vicepresidente dell’associazione Gim Unimpresa, associazione che riunisce diverse imprese italiane attive in Russia. Secondo Alessandro Decio, amministratore delegato e direttore generale di Sace, d’altronde le sanzioni sono un fattore di complessità per gli investimenti ma non li rendono impossibili. “Un conto è la politica, un conto sono le tensioni internazionali, un altro conto è il business”, afferma Decio, secondo cui al momento in Russia si assiste a “un ritorno degli investimenti e questo rappresenta un’opportunità importante per le imprese italiane”.

L’annuncio di Sechin di ieri mattina e i dati confermano che le opportunità si concentrano nel comparto energetico. Come affermato dal dichiarato dal direttore generale di Gazprom, Elena Burmistrova, "la Russia si trova nel centro dell’Eurasia, il cuore del sistema energetico e grazie alla sua posizione geografica e le sue riserve naturali ha un ruolo di garante per il rifornimento di energia all’Europa e anche per l’Asia”. Nel panel della Burmistrova è intervenuto anche l’Ad di Snam, Marco Alverà, secondo cui l’Europa ha “sempre più bisogno di infrastrutture per il gas, sia per il mercato interno che per trasportarlo verso l’esterno”, in particolare in un contesto di aumento della domanda e calo della produzione. A questo divario importante, nonostante alcune indicazioni statunitensi sulla possibilità di fare arrivare queste forniture da oltre oceano, secondo l’Ad di Snam non si può non tenere conto del fatto che “il gas proveniente dai gasdotti è più economico rispetto a quello da liquefare e rigassificare”.

La presenza di materie prime, in particolare energetiche, assieme all’ingente fabbisogno di beni capitali e di beni di consumo ad alta qualità rendono l’Unione economica eurasiatica un’area di interesse strategico non solo per l’Europa, ma anche per l’Italia, come riferisce il focus economico di Intesa Sanpaolo. Dopo un 2015 in contrazione, anche lo scorso anno si è confermato il trend negativo delle relazioni commerciali tra Italia e i cinque paesi dell’Unione, con l’interscambio fermo a 20 miliardi di euro (-20 per cento), in perdita sia sul fronte export (8 miliardi di euro, -5 per cento) che sul fronte import (12,2 miliardi di euro, -27,8 per cento). In linea con l’andamento generale, il rialzo dei prezzi delle materie prime e la ripresa economica dell’area eurasiatica hanno determinato un recupero degli scambi nella prima metà del 2017, che dopo 3 anni di crescita negativa ha chiuso il semestre con un aumento del 15 per cento delle vendite di Made in Italy e del 16,4 per cento in termini di acquisti dall’area. (Les)
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