SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Giappone, Tokyo delude l’Onu con una blanda bozza di risoluzione sul disarmo nucleare
Tokyo, 13 ott 15:15 - (Agenzia Nova) - La bozza di risoluzione per il disarmo nucleare globale presentata dal Giappone alle Nazioni Unite quest’anno ha deluso l’Onu per l’insipidezza dei contenuti, la mancata enunciazione di obiettivi precisi e i reiterati atti d’accusa alla Corea del Nord. Lo riferisce il quotidiano giapponese “Asahi”, che ha ottenuto una copia della bozza e riporta la delusione di funzionari anonimi delle Nazioni Unite. L’aspetto del documento che balza subito all’occhio, riferisce il quotidiano, è l’assenza di qualunque riferimento alla Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (Ican), la Ong che ha promosso il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari approvato dall’Onu il 7 luglio di quest’anno, con il voto favorevoli di 122 paesi. E questo nonostante l’impegno dell’Ican sia appena valso a quell’organizzazione il Premio Nobel per la Pace.

Stando al quotidiano “Asahi”, la bozza di risoluzione giapponese, circolata tra i paesi membri dell’Onu dallo scorso 8 ottobre, ha confuso più di un rappresentante per l’indeterminatezza delle sue finalità. Rispetto al testo dello scorso anno, che ha ottenuto il sostegno di 167 paesi membri delle nazioni unite su 193, Tokyo ha aggiunto al preambolo la locuzione “(…) tenuto conto dei diversi approcci possibili per la realizzazione di un mondo libero dalle armi nucleari”. Questa frase, scrive il quotidiano “Asahi”, potrebbe essere un tentativo di Tokyo di giustificare la sua decisione di non aderire al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari; un rifiuto che proprio ieri ha spinto l’Ican a inviare un nuovo appello all’indirizzo del governo giapponese.

La bozza di risoluzione consultata da “Asahi”, inoltre, è caratterizzata da un generico “annacquamento” dei passaggi che chiedono in maniera decisa e inequivoca la necessità di mettere al bando gli ordigni atomici. Il documento presenta invece numerosi riferimenti all’esigenza di garantire la sicurezza degli Stati, e cita la Corea del Nord e il suo programma nucleare ben 13 volte, definendo i test balistici e atomici di Pyongyang “una minaccia senza precedenti, grave e imminente alla pace e alla sicurezza della regione e del mondo”. Secondo “Asahi”, il Giappone, ha promosso per decenni la denuclearizzazione globale, ma ha sempre dovuto scontare la contraddizione della dipendenza dall’ombrello nucleare Usa, è stato colto alla sprovvista dalla decisione del Comitato per il Nobel norvegese di assegnare il Premio per la Pace all’Ican. Tokyo potrebbe ancora apportare modifiche formali al documento, prima di sottoporlo formalmente al parere dell’Assemblea generale.

Il Giappone sottopone una bozza di risoluzione per l’eliminazione delle armi nucleari all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ogni anno dal 1994: un atto simbolico significativo nell’ambito della campagna globale per l’abolizione delle armi atomiche, dal momento che il paese asiatico è l’unico ad aver sperimentato gli effetti di quelle armi di distruzione di massa, al termine della Seconda guerra mondiale. Sotto la guida del primo ministro conservatore Abe Shinzo, e di fronte alle sfide regionali dell’espansionismo marittimo cinese e del programma nucleare nordcoreano, Tokyo pare aver però progressivamente abbandonato il suo tradizionale antinuclearismo, e più in generale quel pacifismo sancito all’Art.9 dalla sua Costituzione post-bellica.

Secondo un sondaggio pubblicato mercoledì dal quotidiano giapponese “Yomiuri”, il 35 per cento degli elettori giapponesi è favorevole alla proposta del premier uscente, Abe Shinzo, di emendare l’Articolo 9 della Costituzione – quello che sancisce il pacifismo nazionale e la rinuncia alla guerra – per chiarire lo status legale delle Forze di autodifesa e il diritto del paese all’impiego della forza a fini difensivi. Il sondaggio rileva uno scarto insolitamente ridotto rispetto agli elettori categoricamente contrari alla proposta, che sarebbero il 45 per cento del totale, ed evidenzia anche posizioni drasticamente differenti a seconda dell’età, del sesso e dell’orientamento politico degli elettori. La maggioranza degli elettori giapponesi di età inferiore ai 40 anni sembra aver definitivamente abbandonato il tradizionale orientamento pacifista dell’opinione pubblica giapponese, e si esprime a maggioranza a favore della riforma costituzionale; gli equilibri appaiono invece invertiti per l’elettorato di età superiore ai 40 anni.

Il 44 per cento degli uomini si dice favorevole al superamento del pacifismo costituzionale, contro il 42 per cento dei contrari; la percentuale dei contrari è analoga tra le donne (42 per cento), ma le favorevoli alla riforma dell’Art.9 sono appena il 28 per cento del totale. Il 60 per cento degli elettori del Partito liberaldemocratico di Abe sostiene la proposta del premier uscente di elevare al rango costituzionale il ruolo delle Forze armate, contro il 25 per cento degli elettori del nuovo Partito della speranza del governatore di Tokyo, Yuriko Koike, e l’11 per cento degli elettori del Partito comunista e del Partito costituzionale democratico (Git)
ARTICOLI CORRELATI