SPECIALE ENERGIA
 
Speciale energia: Mongolia, al via progetti per la “super-grid asiatica” di SoftBank
Tokyo, 13 ott 14:45 - (Agenzia Nova) - La compagnia giapponese delle telecomunicazioni SoftBank ha inaugurato in Mongolia i lavori dell’ambizioso progetto per una vasta rete di trasmissione energetica asiatica estesa a sei paesi. Lo stesso Son Masayoshi, l’ad del conglomerato delle telecomunicazioni e di Internet noto per i suoi progetti visionari, ha definito il progetto dell’Asia Super Grid, parla del progetto come di un “castello sulle nuvole”, ma questo non ha impedito all’azienda di perseguirlo in maniera del tutto completa: la scorsa settimana Softbank ha inaugurato un parco eolico in Mongolia che a detta della compagnia è uno dei più grandi del paese: 25 grandi turbine su una distesa d’erba nel mezzo del deserto del Gobi, a sette ore d’auto dalla capitale Ulaanbaatar. Il parco eolico, dalla capacità di 50 megawatt, copre da solo il 5 per cento dei consumi di energia elettrica del paese. L’obiettivo a breve termine di Softbank è di espandere ulteriormente l’impianto per esportare energia nei paesi vicini.

L’ambiziosissimo obiettivo di Son è una enorme rete elettrica multinazionale che trasmetta l’energia prodotta nei vasti territori della Mongolia sino a India, Cina, Giappone, Russia e Corea del Sud, utilizzando elettrodotti aerei e sottomarini. In tutto, includendo 600 chilometri di cavi sottomarini tra Cina, Corea del Sud, Giappone e Cina, la rete potrebbe arrivare a includere addirittura 36 mila chilometri di linee di trasmissione. Ci saranno inevitabilmente dispersioni, riconosce Son, ma l’ad di SoftBank scommette sul basso costo dell’energia prodotta in Mongolia per garantire la profittabilità delle operazioni. “Dal momento che si tratta di un progetto così grandioso, la gente mi da del pazzo”, ha detto l’ad in una intervista, durante una visita alle nuove infrastrutture in Mongolia.

“Dicono sia impossibile, sia economicamente che politicamente”. La sua azienda, però, sta gettando metodicamente le basi per la realizzazione del progetto. Lo scorso dicembre, il presidente russo Vladimir Putin ha visitato la sede di Tokyo del Keidanren, la Federazione giapponese delle organizzazioni economiche, la più grande lobby industriale del paese. Son, che raramente si fa vivo agli eventi dell’organizzazione, è stato il primo a stringere la mano al presidente russo, e la sua mossa non ha mancato di suscitare critiche e malumori da parte degli altri industriali giapponesi. L’ad di Softbank aveva già incontrato Putin sei mesi prima, a San Pietroburgo. In quell’occasione aveva illustrato un piano di fattibilità per l’invio in Giappone dell’energia generata da una centrale idroelettrica nell’Estremo oriente russo, tramite una linea di trasmissione e Vladivostok o Sakhalin.

Nel marzo dello scorso anno, Son ha forgiato una partnership con utility energetiche in Cina, Corea del Sud e Russia che dovrebbe costituire la base del suo vasto progetto. SoftBank ha firmato un memorandum d’intesa con la compagnia di Stato cinese State Grid Corporation of China (Sgcc), la sudcoreana Korea Electric Power Corp. (Kepco) e l’operatore di rete russo Pjsc Rosseti. Son è appassionato dal business dell’approvvigionamento energetico da anni, ma a spingerlo all'azione è stato il disastro di Fukushima del 2011. E’ stato allora che l’ad ha deciso di dedicare una parte del portafoglio del gruppo a quel settore, affidandone la guida a Shigeki Miwa, che gli aveva illustrato proprio nel giugno 2011 un piano convincente per l’espansione nel settore energetico. Nell’estate 2013, Miwa ha effettuato la sua prima visita nel deserto del Gobi. Per aggiudicarsi il sostegno delle comunità locali, il manager giapponese non ha esitato a bere airag, il latte di capra fermentato degli allevatori locali. Quattro anni più tardi, il progetto di SoftBank ha finalmente mosso i primi passi concreti. (Git)
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