SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: premier iracheno Abadi, non abbiamo alcuna intenzione di utilizzare esercito contro curdi
Baghdad, 12 ott 16:15 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro iracheno, Haider al Abadi, ha annunciato che il governo non ha alcuna intenzione di utilizzare l’esercito contro il popolo iracheno, contro i curdi o gli altri cittadini. Parlando ai giornalisti a Baghdad dopo le voci su un possibile attacco delle forze di sicurezza irachene contro la regione autonoma del Kurdistan iracheno, il premier ha dichiarato: “Non utilizzeremo l’esercito contro la nostra gente e non combatteremo una guerra contro i nostri curdi e gli altri cittadini”. Abadi ha inoltre sottolineato che la chiusura dei campi per gli sfollati e il ritorno di ogni cittadino nella propria abitazione avverrà nel più breve tempo possibile.

Ribadendo che il governo non sta combattendo una guerra contro i curdi, il premier iracheno ha sottolineato la necessità di preservare l’unità dell’Iraq. "Stiamo lavorando sodo per accelerare il ripristino della stabilità nella regione dell’Anbar. Dobbiamo chiudere i campi per gli sfollati e consentire al più presto il loro ritorno nelle proprie abitazioni”, ha dichiarato il premier iracheno. Abadi ha sottolineato la necessità di ripetere i successi nella lotta contro il terrorismo nella provincia occidentale a maggioranza sunnita dell’Anbar, evidenziando che il governo non permetterà una divisione settaria del paese. “È nostro dovere preservare l'unità del paese, attuare la costituzione, proteggere i cittadini e la ricchezza nazionale", ha detto il premier iracheno.

In un comunicato stampa, intanto, il Consiglio politico supremo del Kurdistan ha ribadito che il risultato del referendum sull'indipendenza del 25 settembre scorso sarà attuato attraverso i negoziati con il governo federale. Il Consiglio supremo del Kurdistan si è riunito ieri sotto la presidenza di Masoud Barzani. "Misure punitive collettive contro il popolo curdo sono illegali e irresponsabili - aggiunge il comunicato -. Fare provocazioni non serve all'interesse di nessuno". Il Consiglio ha invitato quindi la comunità internazionale a reagire alle misure adottate da Baghdad che hanno un impatto sulle condizioni di vita dei civili, inclusi milioni di sfollati e rifugiati accolti nella regione autonoma.

Il Consiglio di sicurezza della regione autonoma del Kurdistan ha annunciato ieri di aver ricevuto “messaggi pericolosi” da parte delle forze sicurezza irachene, tra cui le unità della Mobilitazione popolare sciita, che starebbero preparando “grandi attacchi” contro la regione curda. In un messaggio diffuso sul profilo ufficiale Twitter, il Consiglio ha precisato che le forze irachene potrebbero compiere attacchi dalla parte meridionale e occidentale della provincia di Kirkuk e anche dalla zona settentrionale di Mosul. In un comunicato stampa, il governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno ha sottolineato che il premier e comandante delle Forze armate irachene, Haider al Abadi, sarà ritenuto responsabile di qualsiasi controversia o atti di violenza che esploderanno nelle aree contese tra Erbil e Baghdad. Nella nota, il governo curdo ha sottolineato che Abadi ha minacciato diverse le milizie curde Peshmerga sulle conseguenze di eventuali contrasti con le forze federali nelle aree contese. Secondo Erbil, gli appelli di Abadi sono “incostituzionali”.

La Corte di al Rusafa, ramo della Corte suprema dell’Iraq, ha emesso invece un mandato di arresto per i membri dell’Alto comitato per il referendum della regione autonoma del Kurdistan accusati di aver condotto la consultazione per l’indipendenza curda nonostante la contrarietà della Corte suprema federale. In un comunicato stampa, il portavoce dell’Alto consiglio giudiziario, Abdul Sattar Birqdar, ha dichiarato: "La Corte di al Rusafa ha emesso un mandato di arresto per il responsabile e i componenti della commissione che ha monitorato il referendum nella regione di Kurdistan". Nella nota Birqdar ha dichiarato che "il verdetto è stato emanato dopo che il Consiglio di sicurezza nazionale ha presentato una denuncia sostenendo che il referendum era contrario alla decisione della Corte suprema federale". La decisione del tribunale è stata contestata dalle autorità di Erbil. In una dichiarazione rilasciata all’emittente curda “Kurdistan 24”, il presidente dell’Alto comitato per il referendum, Mohammed Salih, ha dichiarato che il mandato di arresto è “una decisione politica”. Secondo Salih, le misure intraprese dal governo federale ricordano quelle del passato regime di Saddam Hussein.

Lo scorso 9 ottobre, il Consiglio di sicurezza nazionale dell'Iraq, presieduto dal primo ministro Haider al Abadi, ha stilato una lista di nomi di dipendenti statali della regione autonoma del Kurdistan direttamente implicati nell’organizzazione del referendum per l’indipendenza giudicato illegale da Baghdad. Martedì 10 ottobre durante una conferenza stampa, il premier Abadi ha risposto in modo evasivo ad una domanda circa l’emissione di un mandato di arresto contro il presidente del Kurdistan, Masoud Barzani: “Alcuni sono stati inseriti nella lista. Stiamo predisponendo relative procedure legali in proposito”. (Irb)
ARTICOLI CORRELATI