SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: vertice allargato a Budapest fra ministri degli Esteri Visegrad, focus su integrazione europea dei paesi Balcani occidentali
Budapest, 12 ott 15:00 - (Agenzia Nova) - L’importanza di portare avanti il processo di integrazione europea dei paesi della regione dei Balcani occidentali e i benefici reciproci che tale percorso potrebbe portare per le nazioni dell’area e per le istituzioni di Bruxelles. Questo il punto fondamentale emerso dalla riunione avvenuta ieri a Budapest fra i ministri degli Esteri del Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria - V4), allargata anche ai rappresentanti dei paesi dei Balcani occidentali. L'incontro, organizzato sotto la presidenza ungherese del gruppo di Visegrad, ha visto la presenza dei ministri degli Esteri e di alti funzionari diplomatici di Bulgaria, Bosnia Erzegovina, ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom), Romania, Estonia e Slovenia. Il ministro ungherese Peter Szijjarto, facendo gli onori di casa, ha sottolineato come accelerare il processo di integrazione euro-atlantica dei paesi dei Balcani occidentale costituisca un interesse per l’intera Europa, sia dal punto di vista economico che di sicurezza. “Sosteniamo l’integrazione delle nazioni dei Balcani occidentali perché sono i nostri vicini, e abbiamo intense relazioni commerciali con loro”, ha spiegato Szijjarto durante la conferenza stampa che ha fatto seguito all’incontro.

Il ministro ungherese ha sottolineato l’importanza dell’integrazione dell’area anche dal punto di vista della sicurezza. “Una regione dei Balcani occidentali instabile, dominata dalle tensioni, pone una minaccia rilevante all’Europa centrale e a tutto il resto del continente”, ha affermato Szijjarto, rilevando come una nuova ondata migratoria proveniente dal Mediterraneo potrebbe essere fermata solo da paesi forti e determinati nei Balcani occidentali. Intervenendo alla riunione, il ministro polacco Witold Waszczykowski ha usato parole simili a quelle di Szijjarto, sottolineando come Varsavia “sostiene gli sforzi dei paesi dei Balcani occidentali per l'adesione all'Unione europea e li ritiene un contributo fondamentale al rafforzamento della sicurezza e lo sviluppo in tutto il continente.

In conferenza stampa, Waszczykowski ha sottolineato che i colloqui si sono concentrati sulle prospettive dei paesi dei Balcani occidentali e sulle sfide legate alla sicurezza regionale in relazione al terrorismo, alla criminalità organizzata, alla radicalizzazione della società e alla migrazione illegale. "Tali sfide non hanno confini", ha rilevato Waszczykowski, aggiungendo però che l'Europa centrale e sudorientale dovrebbero cooperare anche in materia economica, soprattutto nel settore dell'energia e nella costruzione di infrastrutture di trasporto comuni. "Al momento dell'adesione all'Unione europea, gli Stati balcanici non dovrebbero presentare un grande divario di sviluppo con gli altri Stati membri", ha spiegato il capo della diplomazia polacca.

Il ministro ha poi espresso la sua speranza che il vertice Ue-Balcani occidentali previsto per il prossimo anno in Bulgaria possa accelerare il processo di integrazione europea. La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell'Ue nella prima metà del prossimo anno, ha indicato i Balcani occidentali come una delle sue priorità. Waszczykowski ha infine richiamato l'attenzione sul sostegno di Varsavia nel processo di riconciliazione nella regione. "La Polonia è accomunata ai paesi dei Balcani nella sua esperienza di riconciliazione con la Germania, in questo possiamo fornire il nostro sostegno nelle divergenze tra i paesi dell'area", ha concluso il ministro polacco.

Ivan Korcok, segretario di Stato agli affari Esteri slovacco, ha aggiunto che Visegrad può proporsi come una guida per i paesi dei Balcani occidentali durante il processo di integrazione. "Il tema dell'allargamento non può restare ai margini del dibattito europeo; gli Stati del V4 si propongono per il ruolo di garante per l'integrazione dei Balcani occidentali nell'Ue", ha sottolineato Korcok. Jaku Durr, omologo ceco di Korcok, ha rilevato che il V4 sottolinea la necessità dell'allargamento dell'Ue ai paesi dei Balcani occidentali, paesi senza i quali né l'Ue né la Nato possono ritenersi complete.

Intervenendo nel corso della riunione, il ministro degli Esteri della ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom) ha affermato che Skopje “farà di tutto per convincere i paesi membri e le istituzioni dell'Ue che merita di passare alla fase successiva del processo di integrazione europea”. Dimitrov ha evidenziato che, "nonostante geograficamente siamo circondati da paesi membri dell'Ue, per diversi anni siamo stati lasciati ai margini dell'attenzione politica dell'Unione". A parere del ministro degli Esteri macedone, anche la crisi migratoria ha contribuito a evidenziare il fatto che "l'Europa è meno sicura senza l'integrazione dei Balcani occidentali". "Faremo tutto il possibile per portare avanti le riforme, in quanto il nostro unico obiettivo è rendere la Macedonia una democrazia europea", ha spiegato Dimitriov.

Maggiormente improntato sulle limitazioni incontrate nel processo di integrazione l’intervento del ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic, secondo cui legare le valutazioni dei progressi fatti da Belgrado rispetto al percorso di adesione all'Ue ai rapporti con Pristina “è una prassi dannosa”. Dacic ha affermato che "questa prassi è peculiare per il solo caso dei negoziati con la Serbia, ovvero è del tutto nuova e singolare". L'imperativo, a detta del ministro serbo, "è quello di accettare che i progressi nel dialogo non dipendono esclusivamente dall'apertura di Belgrado". Per questo motivo, "la distensione dei rapporti con Pristina deve essere valutata esclusivamente all'interno del capitolo 35 dei negoziati, senza rappresentare la condizione per l'apertura degli altri capitoli". Insistere su questo punto, ha affermato Dacic, "porterà a numerosi danni politici".

Il ministro serbo ha inoltre ribadito che "non esistono dilemmi sul fatto che il processo di adesione all'Ue rappresenta la priorità principale della politica estera ed economica di Belgrado" e che per questo motivo "i tentativi di dipingere la nostra politica estera come un modo di tenere il piede in due scarpe non sono corretti: noi affermiamo chiaramente a tutti i nostri partner la nostra direzione e nessuno dovrebbe valutare in continuazione i nostri rapporti con i partner dell'est, dato che si tratta di rapporti tradizionali e amichevoli che hanno una forte componente economica". Dacic ha ricordato che "da qualche tempo a questa parte si parla della fatica da allargamento nell'Ue e noi troviamo incoraggiante la recente uscita del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, il quale ha invitato a creare una strategia di adesione della Serbia e del Montenegro per il periodo fino al 2025". Dacic ha concluso affermando che "si tratta di un obiettivo raggiungibile". (Res)
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