SPECIALE ICT
 
Speciale Ict: Pmi 4.0, big data e internet delle cose in un quinto delle aziende italiane nel 2018
 
 
Roma, 09 ott 2017 16:30 - (Agenzia Nova/Key4biz) - Il 66 per cento degli imprenditori giudica positivamente o discretamente gli effetti sul settore, seppur esprimendo la necessità di un piano pluriennale e di una minore attenzione rivolta alle grandi imprese. È quanto affermato dalle piccole e medie imprese (Pmi) della manifattura italiana rispetto al Piano nazionale impresa 4.0 nel nuovo Osservatorio Mecspe, in occasione della quarta tappa dei “Laboratori Mecspe fabbrica digitale, La via italiana per l’industria 4.0” In particolare, tra le iniziative previste si attribuisce grande rilevanza all’iper-ammortamento per i macchinari funzionali alla digitalizzazione (69,7 per cento), al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo (57,4 per cento), al miglioramento delle infrastrutture digitali abilitanti (54,6 per cento) e alla de-fiscalizzazione dei premi di produzione (51,1 per cento). I dati ci dicono che nel primo semestre 2017 l’aumento del fatturato delle Pmi 4.0 è stato del 48,8 per cento, mentre le previsioni di crescita crescono del 57,9 per cento. “Quasi 9 aziende su 10 si dicano disposte a investire nei prossimi anni nella trasformazione della loro impresa in una Fabbrica Intelligente – ha commentato Maruska Sabato, Project Manager di MECSPE -. Questo trend indica grande attenzione e forte interesse nei confronti delle tecnologie abilitanti, percepite oramai in maniera diffusa come un utile strumento per migliorare sistemi e processi produttivi. La sfida che bisogna affrontare adesso è quella della formazione: occorre aumentare il livello di competenze digitali di tutti gli operatori del manifatturiero, affinché si possano cogliere, nel più efficace dei modi, le opportunità offerte dalla tecnologia”.

Le Pmi della meccanica, che a oggi hanno introdotto nuove tecnologie abilitanti, hanno privilegiato soluzioni per la sicurezza informatica (59,5 per cento) e la connettività (53,4 per cento) – settori in cui si registra anche il livello di conoscenza maggiore da parte delle aziende - la simulazione (28,2 per cento), la produzione additiva (26,7 per cento), il cloud computing (24,4 per cento) e l’Internet of Things (22,1per cento), che saranno oggetto di ulteriori investimenti da qui al 2018. Entro la fine del prossimo anno, dunque, l’Internet of Things sarà presente nel 22,1 per cento delle aziende, la sicurezza informatica e il cloud computing nel 20,6 per cento, la realtà aumentata nel 15,3 per cento. Tra gli obiettivi, però, saranno i big data a godere degli investimenti maggiori, arrivando a essere così presenti in oltre un quinto delle imprese italiane (22,9 per cento). Tra i i principali fattori di rallentamento della digitalizzazione, infine, troviamo il rapporto incerto tra investimenti e benefici (per il 46,2 per cento delle aziende), l’arretratezza delle imprese con cui si collabora (43,1 per cento), la mancanza di competenze interne (29,2 per cento) l’assenza di un’infrastruttura tecnologica di base adeguata, gli investimenti richiesti troppo alti (26,2 per cento), la mancanza di una chiara visione del top management (24,6 per cento), i dubbi sulla sicurezza dei dati e il cyber crimine (17,7 per cento). (K4b)
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